...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

energiavitale

vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

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Utente: giuli1
amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it

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domenica, 08 novembre 2009

giuli_Baricco 
Si voltò e lentamente tornò sui suoi passi. Non c’era più vento, non c’ era più notte, non c’ era più mare, per lei. Andava e sapeva dove andare. Questo era tutto. Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’ avvicinamento. Quell’ accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’ emozione. Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino. Camminava, ed era la cosa più bella che avesse mai fatto.

da: “Oceanomare” di Alessandro Baricco
 


mercoledì, 17 giugno 2009

Tutto l'universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni_Paulo Coelho

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"La felicità della vita è fatta di frazioni infinitesimali: di piccole elemosine presto dimenticate, di un bacio, di un sorriso, di uno sguardo gentile, di un complimento fatto col cuore."
S. T. Coleridge

"Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore, il nutrimento, la fortuna l'oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra, il paradiso cui aspiro."
William Shakespeare

Tra I Miei Segreti - Sergio Cammariere

Ed è possibile che il tempo stringe
Ed è possibile che scorre lento
E puoi sentirti solo ed invisibile
Sotto le stelle del firmamento
E guardo il cielo o è il cielo che mi guarda
E resto solo con la mia coscienza
Ma non c’è un modo per tornare indietro
E di dividere questa esperienza
Sarebbe così facile cercarti poi
Dietro a questi sogni e dentro ai miei pensieri
Però sarebbe ancora molto meglio se
Tutto fosse proprio come ieri
Quando non sapevo e non immaginavo
Tra i miei segreti e me
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blù
E di notte poi seguire
Ispirazioni e percezioni dall’ignoto
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E ho camminato lungo strade vuote
Nei labirinti dell’indifferenza
Ed ho pensato a tutte questee cose
Senza trovare una vera ragione
E ho visto gente piangere di fame
Ed altra che rideva per il vino
E ovunque c’era sempre lì qualcuno
Che giudicava e gridava sentenze
Ma vedi in tutto questo se io c’entro o no
Non dipende dal tuo modo di pensare
Quello che ci unisce in questo divenire
Ritroverò con te
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blu
E mi chiedo se son’ liberi
Gli uccelli da catene del cielo
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E dentro me tu sei già qua


sabato, 16 maggio 2009

...un solare sabato!!!

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Sono come la pianta che cresce sulla nuda roccia: quanto più mi sferza il vento tanto più affondo le mie radici.

Proverbio Indiano

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martedì, 05 maggio 2009

In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...
Osho Rajneesh

L’amore è attenzione.
Susanna Tamaro

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Camminante - Vinicio Capossela

Ahi, t' ho visto sporta alla ventana
seguir lontano il volo del gabbiano
hai masticato muta un benvenuto
e t'ho incontrata strana
non cerco più la festa del tuo sguardo
né tantomeno il volto che mi è amico
ti guardo, ti saluto e mi ridico
che è fatica averti
i capelli neri e unti come il corvo
le labbra strette al nodo dell'orgoglio
odiami per non cadere pronto
nell'amore che non voglio
così m'incontro solo, solo e perduto
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido
però resto contento
per quello che è passato
mi porto appesa al cuore una promessa
e qualche bacio rubato
e voglio restar quieto
e sognar disperso
sognar che stiamo noi due soli
e nel mare aperto
sognar che stiamo noi due soli
e nel mare aperto
toglietemi passioni, amici,
il riso del saluto,
ma non si può perdere quello che
mai in fondo si è tenuto
non si può perder niente se
niente in fondo si è mai avuto
le seppie han le ossa bianche e l'ippogrifo
ha il becco scuro e forte è il suo nitrito
distante come il cielo in Patagonia
m'avvio abbracciando i sogni che ho patito
distante come il cielo in Patagonia
m'allungo ai sogni che ho patito
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido
come quando gli uccelli se ne migrano
lasciando il loro nido


lunedì, 04 maggio 2009

Resta come sei!!!!

giuli_5elementi

L’UOMO: MICROCOSMO NEL MACROCOSMO

Il pensiero medico cinese è basato sulla premessa che la vita accade all’interno dell’universo: in esso tutte le cose sono collegate e reciprocamente dipendenti.
All’interno dell’universo la Natura è un unico sistema unificato, è in costante movimento e segue schemi ciclici che descrivono il processo di trasformazione.
La filosofia che sottende la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha riunito in un semplice codice simbolico 5 sistemi omogenei di riferimento: è la teoria dei Cinque Elementi, detta anche dei cinque Movimenti o delle cinque Nature.
Questa teoria amplia le possibilità di analisi e di interpretazione dei fenomeni reali al di là delle categorizzazioni possibili con la teoria dello yin-yang.
Il numero 5 secondo la tradizione numerologica esoterica può essere correlato con tutti i fenomeni della dinamica dell’universo; nel pensiero cinese ritroviamo la concezione dei cinque elementi come descrizione della composizione di base del mondo materiale, fatto appunto di Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua.
La filosofia della MTC è una metafora, una favola per farci comprendere che l’uomo è parte della Natura, microcosmo nel macrocosmo; l’obiettivo principale è aiutare la persona a riconoscere il proprio ruolo in quanto parte integrante di una struttura universale e a mantenere e favorire l’integrazione di tutti i vari aspetti di tale struttura.
La Natura e il Cosmo sono regolati dalle stesse leggi che regolano la vita di ogni individuo; l’osservazione della Natura permette quindi di estrapolare leggi valide anche per l’uomo.
La conoscenza del codice simbolico manifesto nella teoria dei Cinque Elementi, che includono organi, visceri, organi di senso, funzioni metaboliche, emozioni, spiritualità ecc., permette di comprendere ogni singola persona e i suoi squilibri.
Digitopressione, Tuina, Riflessologia e Shiatsu rappresentano l’aspetto manuale della MTC: l’obiettivo è sempre comprendere la persona a livello fisico, emozionale, psicologico e spirituale.
L’uso delle mani consente di percepire attraverso il contatto le sottili qualità delle vibrazioni che definiscono i vari livelli di consapevolezza; la teoria aiuta a tradurre tali esperienze vibratorie in informazioni che integrano la comprensione del ricevente.
Il “tocco” in questo modo produce un permanente collegamento empatico tra praticante e ricevente, che costituisce una base fondamentale delle discipline.
L’intuito e la manualità sono componenti essenziali per l’operatore, tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza della conoscenza: la componente teorica coinvolge attivamente l’intelletto conscio e impegna la parte razionale della mente in un’attività all’interno di una struttura teorica volta a confermare e sostenere l’intuitivo senso terapeutico. È necessario che la teoria, la pratica e l’intuizione si fondano assieme affinché mente, corpo e spirito possano lavorare assieme per creare il potenziale per il benessere.


L’uomo, in quanto parte della Natura, è composto anch’esso degli stessi elementi e quindi, studiando la natura si studia l’uomo.
Nel mondo e nell’uomo i cinque elementi sono collegati alle cinque stagioni, e cinque sono i climi, i colori, i sapori, gli odori, ecc.
Come nelle stagioni ci sono i climi che influenzano l’ambiente naturale, nell’uomo ci sono le emozioni, forze originarie all’interno della psiche umana che influenzano l’ambiente interiore.
Le emozioni sono immateriali eppure palpabili; sono difficili da definire in categorie, ma hanno effetti profondi e tangibili.
Le emozioni sono spesso appropriate, ma quando sono in eccesso oppure in deficit dominano l’esperienza interiore e il comportamento esteriore: questo scombussola il fluire armonioso del ki (energia) generando squilibrio.
In MTC le cinque emozioni sono considerate una delle maggiori influenze sullo stato di salute e malattia.

La Gioia: Emozione del Fuoco

L’emozione è la risposta fisiologica e psicologica dell’individuo di fronte a una situazione di interazione ambientale. L’emozione fa dunque parte della vita psichica dell’uomo.
Il termine di origine greca psiche significa respiro, soffio e riconduce all’idea del respiro vitale, dell’anima in quanto originariamente identificata con quel respiro: è l’elemento animatore del corpo.
La Medicina Tradizionale Cinese abbina ad ogni elemento della pentacoordinazione un’emozione; la gioia è l’emozione dell’elemento Fuoco ed è veicolata dallo Shen.
Lo Shen, tradotto a volte come energia mentale a volte come spirito, è la coscienza della propria esistenza; tale coscienza presenta un aspetto Yang (le motivazioni dell’esistenza, la percezione del vivere) ed un aspetto Yin (le condizioni dell’esistenza, l’essenza vitale di ogni persona). La capacità di percezione/risposta dell’organismo, sia automatica che cosciente, garantisce l’esistenza; d’altronde ogni parte del corpo, ogni cellula vive proprio perché stimolata e collegata al tutto.
All’elemento Fuoco è collegato l’organo meridiano Cuore, che alberga lo Shen fungendo da matrice materiale della psiche e che spinge il sangue, comunicando in questo modo con tutte le cellule dell’organismo.
La gioia, emozione del Cuore, è uno stato di tranquillità, una sorta di contentezza di vivere comunicata alle cellule attraverso il sangue e alla psiche attraverso lo Shen: essa contribuisce a realizzare il destino di ogni uomo e a sancire il suo legame con il Cielo e con la Terra.

Il Pensiero Riflessivo: Emozione della Terra

L’Elemento Terra è il fondamento dell’esistenza fisica, poiché rappresenta la stabilità, la sicurezza e il sostegno nella vita dell’essere umano.
La Terra è fertile: da lei provengono le piante che danno nutrimento, le acque che dissetano, i minerali e i metalli che arricchiscono la vita.
La fertilità è il dono dell’elemento Terra: incarna la capacità di ricevere, elaborare e dare nutrimento al corpo e alla mente. L’ideogramma cinese corrispondente pensiero riflessivo contiene le radici del cuore e del cervello; indica la giusta mediazione tra il sentimento e la ragione: pensare prima di agire; ricevere e dare nella stessa misura per mantenere l’equilibrio dell’insieme.

La Tristezza: Emozione del Metallo

L’emozione associata all’Elemento Metallo è la tristezza.
Nel ciclo della vita nascita, crescita, maturità, declino e morte che si manifesta nelle stagioni, il Metallo rappresenta la fase del declino autunnale, in cui è normale provare tristezza.
All’elemento Metallo sono associati il Polmone (che attraverso il respiro svolge il compito di assorbire il più prezioso dei componenti della Natura: il ki dell’universo) e l’Intestino Crasso, che lavora per espellere dal corpo e dalla mente tutto quello che non serve più.
Nell’esistenza umana la tristezza è inevitabile, ma se il Metallo è armonioso ci si adegua ai cambiamenti, perché ad ogni perdita corrisponde una nuova entrata.
L’energia del Metallo non evita l’esperienza della tristezza, ma impedisce che vi si rimanga intrappolati, mantenendo l’apertura a nuove possibilità.

La Paura: Emozione dell’ Acqua

La paura fa parte dell’istinto di sopravvivenza. Per la Medicina Tradizionale Cinese la paura è l’emozione dell’Elemento Acqua, che rappresenta l’origine della vita; all’Acqua appartiene l’organo meridiano “Rene”.
Il Rene conserva l’energia sorgente, il “soffio originario” dell’uomo e del cosmo; tale energia ha il compito del mantenimento della specie (ereditarietà) e contemporaneamente la funzione di programmare lo sviluppo di ogni uomo secondo il suo irripetibile programma genetico.
I reni reggono dunque la nascita, la crescita, lo sviluppo e la riproduzione.
Una paura intensa provoca rilascio dell’energia originaria: una scarica di adrenalina che rende pronti all’azione per salvaguardare la vita; le scorie vengono eliminate, i processi digestivi sospesi e si è pronti all’azione, secondo quella che è una normale reazione in una situazione di pericolo.

La Rabbia: Emozione del Legno

La caratteristica dell’Elemento Legno è l’identità individuale; infatti, pur essendo parte integrante della Natura, ogni singola specie e ogni singolo individuo possiede forma e aspetto propri e unici.
Lo stesso elemento dona la capacità di lavorare per il proprio benessere e per quello delle altre forme di vita che condividono e creano l’ambiente, poiché solo in questo modo si garantisce la sopravvivenza.
Nell’uomo questi aspetti si manifestano con la capacità di armoniosa coesistenza e con l’impulso a esprimere la propria individualità.
L’istinto ad esprimere la propria autonomia può essere represso dalle figure autoritarie che ci circondano, e manifestare apertamente la propria “giusta rabbia” rappresenta un modo per essere ascoltati e considerati.
Quando l’individuo viene riconosciuto e incoraggiato ad essere se stesso la rabbia non costituisce un problema, in quanto le qualità positive del Legno (creatività e coesistenza armoniosa) possono funzionare apportando il massimo beneficio.

Elena Pagliuca



Resta come sei - Stadio

che cos’è che ti manca
cos’è che vorresti e non c’è
che cos’è che ti stanca
che cos’è che vorresti per te
che cos’è quella smania che hai dentro
che ti spinge a inseguire la felicità
e com’è che poi lasci le cose molto spesso a metà

che cos’è quella noia
che cos’è quella malinconia
e com’è che ci pensi
però non sai mai andar via
che cos’è quella cosa che hai dentro
che ti spinge a cercare ancora la verità
che ti porta a volere ogni volta più giustizia e onestà

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei

che cos’è che pretendi da una vita che hai inventato da te
e che cosa ti resta quando hai preso tutto quello che c’è
perché in fondo cammini da solo
inseguendo nient’altro che la libertà
perché in fondo a te stesso ormai dici solo la verità

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei!


giovedì, 30 aprile 2009

...riflessione della notte!!! "Per incanto e per amore"

giuli_per incanto

Chi sa mettere d’accordo la realtà della vita
con il suo mondo interiore pieno di poesia,
riesce a trasformare la vita di tutti i giorni
in una splendida fiaba.
Cerca di diventare ciò che non sei ancora,
rimani quello che sei.
In questo rimanere e in questo divenire
sta tutto il bello su questa terra.

da Incanto di Romano Battaglia

Per incanto e per amore - Claudio Baglioni

Fa' che il tempo di un uomo non sia
un istante e poi via
che non lascia mai niente di sé
nella storia di tutta la povera gente
e che un timido abbraccio non sia
solo un frutto d'inverno
ma un seme d'eterno.
Fa' che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore.
Fa' che il senso di un uomo non sia
la paura di amare o la scia
di una barca legata che non prende il mare
e che questa già vecchia ribelle speranza non sia
più l'assurda distanza tra gli occhi e le stelle.
Fa' che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore.
Fa' che il viaggio di un uomo non sia
la bugia di una meta ma la verità della strada
che è lunga e segreta
e che un pugno di riso non sia solo un altro abbandono
ma almeno la via di un sorriso e un perdono.
Fa' che sia così
per incanto e per amore.
Fa' che il cielo di un uomo non sia
questa notte infinita
ma un'alba di vita su tutta la terra
e che l'ultima guerra è finita
in un mondo con meno ingiustizia
capace di un gesto di pace e amicizia.
Fa' che sia così
come un canto del cuore
come per incanto e per amore.
Fa' che il tuo prossimo sia
non soltanto chi ti è accanto
ma anche il prossimo che verrà qui
per incanto fa' che sia così
per amore fa' che sia così!


domenica, 19 aprile 2009

BUONA DOMENICA!!!....

giuli_danza

L'uomo è cittadino di due mondi: quello condizionato dallo spazio-tempo e accessibile alla ragione e all'approccio tecnico, e quello che costituisce la realtà autentica del suo essere e che è al di là dello spazio e del tempo; quest'ultimo è accessibile soltanto alla nostra coscienza interiore, intima, e non alla ragione legata all'osservazione oggettiva.
La destinazione dell'uomo consiste nel diventare una persona che nella propria esistenza legata allo spazio-tempo può rendere testimonianza al suo essere sganciato da spazio e tempo. Per giungere a tanto, dobbiamo prima di tutto imparare a prendere sul serio le esperienze nelle quali in particolari momenti la divina essenza ci tocca e ci chiama.
La doppia origine dell'uomo è quindi accessibile all'esperienza. Essa è la fonte, la promessa e il compito della vita umana, e può essere vissuta sulla via iniziatica, il cui punto di partenza è l'esperienza dell'essere e il cui strumento è l'esercizio spirituale, l'exerzitium.
La vita, vissuta come cammino iniziatico, è la vita dell'uomo che si è destato alla sua autentica essenza.

Karlfried Graf Dürckheim in "I grandi iniziati del nostro tempo" di  P. Giovetti

…Hara è il centro del corpo umano, ma il corpo, in quanto corpo umano, è qualcosa di più di una mera realtà biologica e fisiologica. Peraltro, il significato complessivo di quella espressione "hara no aru hito" è: «l'uomo che possiede un centro». Corrispondentemente, hara no nai hito vuol dire: l'uomo privo di un centro. L'uomo a cui manca un centro perde facilmente l'equilibrio, mentre chi lo ha lo conserva sempre. In più, in lui vi è qualcosa di calmo e che tutto abbraccia. Ha una «ampiezza umana». L'espressione hara no aru hito significa anche questo. E quando questo aspetto ha un particolare rilievo, si parla di hara no hiroi hito, intendendo, come già con hara no aru hito, l'uomo che ha una grandezza d'animo, che è generoso, che ha ampie vedute, opposto all'hara no nai hito o all'hara nochiisai hito, che è l'uomo dall'animo limitato e meschino. Ma qui non si tratta solo delle relazioni con altri uomini e del modo di sentire ma anche di comportamento di fronte a situazioni che si presentano ad un tratto e del modo di giudicare e di reagire. L'uomo che ha un centro giudica in modo sereno ed equilibrato. Ha il senso di ciò che è importante e di ciò che non lo è. La realtà gli si presenta non deformata ma nella relazione oggettiva dei suoi valori. L'hara no aru hito lascia tranquillamente che la realtà gli si avvicini; nulla lo spaventa, nulla altera la sua calma prontezza a intervenire in modo adeguato. Non si tratta, qui, di insensibilità, ma dell'effetto di una data costituzione interiore da lui realizzata, caratterizzata da una elasticità «in profondità», la quale permette di prender posizione nel modo giusto di fronte ad ogni situazione, con naturalezza e con calma. Così l'epressione hara no aru hito allude anche direttamente a chi in un dato frangente sa quel che deve fare, lasciando che nulla lo sconvolga. Se al divampare di un incendio i più si agitano e corrono in modo disordinato, l'hara no aru hito fa in modo calmo e rapido quel che vi è da fare, constata la direzione del vento, mette in salvo le cose più importanti, porta dell'acqua, agisce senza sosta come la situazione l'esige, con chiarezza di mente. L'hara no nai hito è l'opposto di ciò. (pp. 34-35).

da "Hara. Il centro vitale dell'uomo secondo lo Zen" di Karl Graf Dürckheim


Tradotto letteralmente, Hara significa "ventre", e si riferisce all'intera zona che va dallo stomaco agli organi genitali. In giapponese Hara assume un significato più ampio. Con questo termine si intende il centro della forza fisica e spirituale. Pur essendo il centro del nostro corpo materiale, all'Hara viene data un'anima. Anche secondo la concezione giapponese il ventre è il centro dell'uomo per antonomasia, e l'espressione dell'Hara è un'espressione dell'essere vero di tutta la persona.
L'Hara è l'origine ed il centro della forza fisica e dell'energia vitale; per questo in tutte le arti marziali orientali assume un ruolo significativo. L'esercizio del ventre (Hara wo neru) non interessa solo le arti marziali e lo Zen, ma per ogni giapponese inizia nella fanciullezza ed è parte integrante della sua educazione. Il contegno dell'uomo, il suo modo di rilassarsi e di respirare, come anche l'autocontrollo e lo stato di salute, è tutto originato dall'Hara, il centro del comportamento retto.
Lo sviluppo e il controllo del Ki dipende esclusivamente dall'Hara. Nelle arti marziali l'Hara è l'elemento fondamentale senza il quale ogni esercizio perde significato. I principi basilari per l'esecuzione di un kata (come mostrare la forza, l'equilibrio tra tensione e rilassamento ed il principo della calma e della velocità) si basano sulla filosofia dell'Hara che, sia negli esercizi spirituali che in quelli fisici, si esprime in tre aspetti: Condotta, Tensione/Rilassamento e Respirazione. L'esercizio delle tecniche determina, attraverso questi tre aspetti, un insieme armonico che si manifesta nel movimento del corpo e nell'equilibrio spirituale. Senza il coinvolgimento del corpo non si può fare nessun movimento. Il movimento del corpo è strettamente connesso all'atteggiamento interiore che è dal primo condizionato. Riacquistando la forma fisica si genera un'influenza interiore cui l'uomo ricorre per correggere l'intero suo comportamento.

Energy flow - Ryuichi Sakamoto


giovedì, 16 aprile 2009

...E resta, ncantannese, a penzĂ .

il tuo profumo  

Pianefforte 'e notte

Nu pianefforte 'e notte
sona luntanamente,
e 'a museca se sente
pe ll'aria suspirà.

È ll'una: dorme 'o vico
ncopp' a sta nonna nonna
'e nu mutivo antico
'e tanto tiempo fa.

Dio, quanta stelle 'n cielo!
Che luna! e c'aria doce!
Quanto na bella voce
vurria sentì cantà!

Ma sulitario e lento
more 'o mutivo antico;
se fa cchiù cupo 'o vico
dint'a ll'oscurità..

Ll'anema mia surtanto
rummane a sta fenesta.
Aspetta ancora. E resta,
ncantannese, a penzà.

            
            

L'argomento principe della poesia di Di Giacomo è l'amore: l’amore per la madre, per la donna, amore corrisposto, amore lontano, amore deluso, amore «addurmuto» e poi «scetato». Questo caleidoscopio di intense emozioni percepite alla luce del sole, al chiarore della luna, nel tremolio del mare, fra le eterne stagioni, resero la sua produzione poetica, sia pur così aderente alla realtà geografica di quei tempi, intensamente universale.
Salvatore Di Giacomo, nato a Napoli, è stato autore di notissime poesie in dialetto, molte delle quali sono state musicate. Scrisse tante canzoni di successo. Il suo nome è anche legato alla famosa " Marechiare" in cui scrisse di una finestrella a picco sul mare e di Carolina. L'immagine degli occhi della fanciulla e l'appassionato richiamo "Scetate Carulì ca l'aria è docè", colpì il musicista Francesco Paolo Tosti il quale scrisse una musica elegante e raffinata. Accompagnato da questa melodia il testo divenne subito una delle canzoni più popolari dell'epoca. 


lunedì, 13 aprile 2009

Dormi Amore!!!

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Testo di Mogol - Adriano Celentano

Questo gran silenzio quasi fa rumore
sono ancora sveglio e sto ascoltando il cuore
fuori nell'immenso domina la notte
mentre i miei pensieri fanno ancora a botte
quale strada ha scelto questo mio destino
sapere dove andrò
come un vento con gli alberi vedrai muoverò
sfiorerò le ginestre giù per mille sentieri
dormi amore non ti svegliare
no non temere, con altre mani ti accarezzerò
con l'aiuto dei gabbiani disegnerò
impossibili figure che potrai interpretare
dormi amore non ti svegliare
no non temere, con altre mani ti accarezzerò
io ci sarò ovunque tu sarai il mio respiro sentirai
dietro la finesta mille luci in cielo
io che da bambino ero in cima a un melo
brividi di freddo questo mio pigiama
forse un pò leggero oppure è il cuor che trema
quale strada ha scelto questo mio destino
sapere dove andrò
con il vento sulle fronde per te suonerò
nel silenzio della notte le canzoni che amavi
noi due soli tristi e sereni ma ancora uniti
con altre mani ti accarezzerò
con le braccia spalancate laggiù volerò
scivolando nelle valli tra le verdi colline
dormi amore non ti svegliare
tra poche ore io con un bacio ti risveglierò
ovunque sarai accanto mi ritroverai 
            
dietro la finesta mille luci in cielo
io che da bambino ero in cima a un melo
brividi di freddo questo mio pigiama
forse un pò leggero oppure è il cuor che trema
quale strada ha scelto questo mio destino 
questo gran silenzio quasi fa ruomore
sono ancora sveglio e sto ascoltando il cuore
fuori nell'immenso domina la notte
mentre i miei pensieri fanno ancora a botte
quale strada ha scelto questo mio destino 
dietro la finestra mille luci in cielo
io che da bambino ero in cima a un melo
brividi di freddo questo mio pigiama
forse un pò leggero oppure è il cuor che trema
quale strada ha scelto questo mio destino


giovedì, 19 marzo 2009

Zeppola....la gioia del palato!

giuli_19marzo

Nell’antica Roma il 17 marzo si celebravano le Liberalia, feste in onore delle divinità del vino e del grano. Per omaggiare Bacco e Sileno, precettore e compagno di gozzoviglie del dio, il vino scorreva a fiumi e per ingraziarsi le divinità del grano si friggevano frittelle di frumento.
A San Giuseppe, che si festeggia solo due giorni dopo, la fanno da protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: le zeppole di San Giuseppe.
Nella sua versione attuale, la zeppola di San Giuseppe nasce come dolce conventuale; secondo alcuni nel convento di San Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce l’invenzione alle monache della Croce di Lucca o a quelle dello Splendore.
La prima zeppola di San Giuseppe che sia stata messa su carta risale comunque al 1837 ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.
Il 19 marzo si è sempre festeggiato inoltre la fine dell’inverno, la primavera è ormai nell’aria; durante i cosiddetti “riti di purificazione agraria” vengono accesi in molti paesi del meridione dei grandi falò e preparate grosse quantità di frittelle.
Un tempo a San Giuseppe, patrono dei falegnami, si festeggiava la loro festa e venivano messi in vendita tutti i tipi di giocattoli di legno. Tutti i bambini ne riceveva in dono dai genitori qualcuno.
Oggi invece, dal 1968, da quando cioè il giorno di San Giuseppe è stato decretato festa del Papà, il 19 marzo sono i figli a fare regali ai padri.

A TUTTI I PAPA'

La zeppola di San Giuseppe non è una zeppola come le altre. É forse la più conosciuta ma anche l'ultima arrivata. Prima c'erano altri tre tipi di zeppole: la classica “zeppola”, uno dei dolci più antichi che si conoscono, la zeppola "graffa" e la zeppola "pastacrisiuta".

La zeppola classica è la più antica, a forma di ciambella fritta e spolverata con zucchero e/o cannella. Prima dell’avvento dello zucchero, al suo posto si usava il miele.
La graffa si differenzia per il tipo di impasto che prevede anche le patate per una maggiore morbidezza. Deve il suo nome al Krapfen, dolce austriaco di forma tonda ma non a ciambella e diversamente dalla graffa è ripieno di crema. Il nome del Krapfen deriva da Veronica Krapf, fornaia austriaca che l'ha inventato.

La zeppola di San Giuseppe è più recente e di tutt’altra pasta, quella degli choux (a Napoli “sciù”), detti anche bignè e che vengono cotti al forno.
Per motivi dietetici, oggi anche la zeppola di San Giuseppe viene offerta nella variante al forno ma quella vera rimane la fritta.
Nel settecento, il 19 marzo i friggitori, in omaggio a San Giuseppe, loro santo patrono oltre che dei falegnami, allestivano dei banchetti davanti alle loro botteghe, per friggere e servire le zeppole direttamente in strada, in tempo reale.

Nell’imminenza del Santo, la zeppola di San Giuseppe a Napoli la si trova ovunque. Ma è ormai facile trovarla quasi tutto l’anno, specialmente nel formato “mignon”, al quale tanti napoletani sono stati costretti ad assoggettarsi, in nome di un pragmatico e salutistico “di meno, ma per più tempo”. Col tempo allo zucchero e cannella si è sostituito solo lo zucchero a velo, e aggiunta  la crema pasticcera e amarena come guarnizione.

da http://www.zeppola.it

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