...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.
vivo consapevolmente ogni attimo

Roberto è un uomo non ancora quarantenne che vive due storie d’amore diverse, in due momenti differenti nel tempo. Con Sara, vicedirettrice di un albergo del centro, e con Alba, che si occupa di allestimenti in una galleria d’arte contemporanea. Il gioco dell’amore lo porta a ricoprire nelle due storie ruoli opposti, a sperimentare sia la dolcezza sia la crudeltà dell’amore, e sopra ogni altra cosa la forza prepotente di un sentimento a cui nessuno riesce a resistere. Roberto cerca risposte nelle vite e nelle esperienze degli altri, nelle parole di suo fratello, nelle vicende della dottoressa con cui lavora, nei racconti dei suoi genitori. Ma la verità sull’amore, se davvero esiste, è lì, negli occhi delle sue due donne che lo guardano, nelle parole che si ripetono, nei momenti d’amore, negli inevitabili addii. La risposta che Roberto cerca è nel rischio della vita, nell’imprevedibilità degli eventi, nel sapere che tutto può finire, senza per questo rinunciare ad amare. Passione tra un uomo ed una donna vista con gli occhi maschili. Roberto è innamorato di Sara e farebbe qualsiasi cosa per lei. Ha voglia di convivere, di condividere a pieno la vita con la sua donna. Dopo la proposta di convivenza e poi di matrimonio arriva la crisi. Roberto si ritrova da solo con il desiderio di cominciare una vita nuova ed un amore nuovo. Sara invece riesce a mantenere una certa freddezza sentimentale, non lasciandosi mai coinvolgere fino in fondo fino a sparire in un week end in cui il suo cellulare rimarrà sempre spento. Roberto incuriosito indaga e scopre il tradimento della donna con un altro uomo. Roberto la respinge, ma soffre come mai ha sofferto prima. Amore e odio convivono in lui e lo inseguono nell’insonnia che diventa compagna di notti passate a passeggiare da solo, nel buio, senza luna. Questa è la fase in cui Roberto rinasce, cominciando una nuova vita priva di eccessi ma ricca di grande equilibrio, soprattutto interiore. Roberto attraversa la città di Torino nella sua solitudine e nel suo dolore così visibile seppur silenzioso quando arriva una nuova donna, Alba. Roberto ha paura di vivere una nuova storia. Ci prova, ma con molta fatica. Si sente addosso il rimpianto di un amore cessato e la paura di un nuovo sentimento.
Maria Sole Tognazzi firma la regia, parlandoci dell’amore con gli occhi di un uomo. Il suo modo di amare la carne, di sentirsi attratto, il suo modo di pensare ad un futuro in due, il suo modo di soffrire un dolore della separazione forzata da chi si ama, un amore che esiste ma che non ha più senso di esistere.
da: http://www.universytv.it/cinema/uomoama1.php

IL TAO DELL'AMORE
Amore e sesso sono sempre stati considerati dalla filosofia taoista come fondamentali per il raggiungimento della serenità interiore e dell'armonia cosmica. Furono i Cinesi a compilare i più antichi e minuziosi manuali sessuali del mondo dove vengono soprattutto elencate le tecniche in grado di ritardare l'eiaculazione. Nell’antica concezione cinese del mondo, l’esistenza appariva come il risultato di un processo dinamico che contemplava l’alternarsi di forze passive e attive, di positività e negatività, il tutto in un perfetto equilibrio. Le forze attive prendono il nome di yang, quelle passive di yin. Insieme, yang e yin, si fondono per sospingere l’energia vitale, che esprime ciò che vi è di più radicale nell’uomo come l’istinto di conservazione, la fame e il desiderio sessuale, lungo il Sentiero Supremo. L’interazione e alternanza di questi due elementi è chiamata TAO e il costante processo generativo che ne risulta, è chiamato mutazione. Conseguenza di questa filosofia è la ricerca di una perfetta armonia con la natura, cercando di raggiungere la stessa armonia e fusione di yin e yang, attraverso il contatto e la fusione l’uno dell’altro. Lo yin è identificato con un principio oscuro, passivo, umido, femminile, lo yang con qualcosa di solare, caldo, attivo, maschile. Secondo questa filosofia, il rapporto sessuale è considerato come l’equivalente umano delle forze cosmiche di yang e yin. Non era comunque istituito un parallelismo diretto tra pene e vagina, ma piuttosto tra essenza yin, le secrezioni degli organi sessuali femminili, e l’essenza yang, lo sperma maschile. L’essenza femminile è considerata più forte di quella maschile: l’uomo infatti può presentare limiti che riguardano la capacità di ottenere l’erezione mentre la donna può accogliere l’uomo tutte le volte che vuole. Le maggiori energie femminili, derivano anche dal fatto che la donna affronta anche la gravidanza e l’allattamento. Il raggiungimento dell’armonia yin –yang tra uomo e donna era la preoccupazione principale dei più antichi manuali sessuali cinesi. Poiché l’essenza yang maschile è in quantità limitata è considerata più preziosa. Lo yang si rafforza unendosi allo yin femminile durante il rapporto sessuale: è quindi importante per l’uomo prolungare il coito più a lungo possibile in quanto così può assorbire yin. Per raggiungere la perfetta armonia tra yin e yang bisogna che anche la donna sia soddisfatta: è infatti nell’ultimo stadio dell’atto sessuale, in cui avviene lo scambio tra essenza yin e yang. I taoisti credevano che l'armonia sessuale ponesse in comunione con la forza infinita della natura, la quale, a loro avviso, aveva anch'essa soprannomi sessuali. Così per esempio, la Terra era la femmina, o elemento Yin, e il Cielo era il maschio, o elemento Yang. Dalla loro interazione derivava la totalità. Per estensione, anche l'unione di un uomo e di una donna creava un'unità. E un'unità non meno importante dell'altra.
ricerca da web

I generi musicali. I generi in genere. I generi, insomma, sono indice di molte cose. A seconda di come una persona divide, classifica e categorizza il mondo, si può capire cosa gli interessi, quali siano le sue prospettive. Alla fine degli anni sessanta il sesso cominciò a diventare veramente un tema caro alla società occidentale. Non è un caso quindi che si siano moltiplicate le canzoni che avevano un comune denominatore sessuale. I mugolii, i gemiti, i rantoli dell’amore...
Chissà se Serge Gainsbourg avrebbe mai immaginato che la sua “Je t’aime moi non plus” avrebbe dato vita a un vero e proprio filone musicale. Inizialmente inciso nel 1967 con la partecipazione di Brigitte Bardot, che all’ultimo momento si oppose alla pubblicazione, il brano venne nuovamente registrato due anni più tardi con Jane Birkin, compagna di Gainsbourg e attrice conosciuta ai più per una parte in Blow Up di Antonioni.
Je t’aime moi non plus ottenne subito un incredibile successo, grazie anche all’esplicito testo che scandalizzò la pubblica opinione. Nacque così il filone delle orgasmo song, pruriginose canzoni a contenuto più o meno erotico. In Italia si cominciò con “Ti amo… ed io di più”, cover interpretata da Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer che si rivelò un trionfo di eufemismi, visto che la famosa frase “io vado e vengo tra le tue reni” diventò nella traduzione “tu vieni e tu vai dentro gli occhi miei”. Sempre interpretato da Albertazzi, in compagnia di tale Penny Brown, fu invece “Miraggio d’estate”, delirio pseudoattoriale di stampo voyeuristico datato 1970.
Ma fu soprattutto a partire dalla metà degli anni settanta che le orgasmo song iniziarono a fioccare. In quel periodo uscì infatti il film, “Je t’aime moi non plus”, diretto da Serge Gainsbourg e interpretato, oltre che da Jane Birkin, da Joe D’Alessandro, attore icona della Factory warholiana. Vide così la luce “La prima volta” di Andrea e Nicole, brano in cui un irruento “lui” si cimenta con una timida e inviolata “lei”. Il tutto condito da un’abile strategia promozionale, nella quale si insinuava il dubbio che i due potessero aver realmente consumato un rapporto sessuale all’interno dello studio di registrazione.
Seguirono poi le parodie, come “Motel” di Gino Bramieri, brano in cui dopo molti fraintendimenti si scopre che i mugulii provenienti da una stanza altro non erano che un, citiamo testualmente, “disco sexy di quelli birichini”. Benito Urgu invece, comico de l’Altra Domenica riapparso di recente come pastore in una pubblicità di auto, incise addirittura una trilogia parodica, composta da “Sexy Fonni”, “Mon Cheri Fonni” e “Filodiffusione”. Fra le orgasmo song non mancarono inoltre le versioni ampliate – “Tre in amore” storia di un triangolo – e quelle “omo”, come “Due” di Timothy e Luca, o “Viens”, brano nel quale due ragazze rimaste sole dopo una festa si tengono un po’ compagnia: “Il tuo fiore sulle mie labbra, il tuo sapore sulla mia bocca” cantano Barbara e Virginie.
L’apoteosi e insieme il declino di questo curioso filone avvennnero nel 1978, quando Toni Santagata si produsse in una parodia in barese dal titolo “Peppi’, io te emo… facciamo come fanno in Isvezia: io ti preparo un energetico zabaione e tu mi dai due o tre frustete”. Che dire? Un titolo del genere l’avrebbe fatto ammosciare pure a Serge Gainsbourg.
da http://www.dispenser.rai.it/showB.php?id=327
JE T'AIME...MOI NON PLUS - Jane Birkin & Serge Gainsbourg
Je t'aime je t'aime
Oh oui je t'aime!
- Moi non plus.
- Oh mon amour...
- Comme la vague irrésolue
Je vais je vais et je viens
Entre tes reins
Je vais et je viens
Entre tes reins
Et je
Me re-
Tiens
- Je t'aime je t'aime
- Oh oui je t'aime!
- Moi non plus.
- Oh mon amour...
Tu es la vague, moi l'île nue
Tu vas tu vas et tu viens
Entre mes reins
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Et je
Te re-
joins
Je t'aime je t'aime
Oh oui je t'aime!
- Moi non plus.
- Oh mon amour...
- Comme la vague irrésolue
Je vais je vais et je viens
Entre tes reins
Je vais et je viens
Entre tes reins
Et je
Me re-
Tiens
Tu vas et tu viens
Entre mes reins
Et je
Te re-
joins
- Je t'aime je t'aime
- Oh oui je t'aime!
- Moi non plus.
- Oh mon amour...
L'amour physique est sans issue
Je vais je vais et je viens
Entre tes reins
Je vais et je viens
Entre tes reins
Je me retiens
- Non! main-
Tenant
Viens!

Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l’amato è accanto a te, tutto, improvvisamente, risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso di argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l’eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro di Lui.
tratto da: “Variazioni sul Cantico dei cantici” di Christos Yannaras
Nel fondo di un amore - Renato Zero
E come viene va
con perfetta ingenuità
come un bambino
è voce chiara in te
e canta così forte che
poi si incrinerà.
È lì nei tuoi pensieri
si fa scudo delle tue incertezze
si fa strada e non lo sai
l'ingegneria genetica di un fiore
il tocco della vita, e tu.
Chiudi gli occhi in pieno sole
che stai cadendo giù
nel fondo di un amore
da toccare
sommare blu con blu.
Dentro un amore sei
è così che ti sveglierai
sta suonando una musica
sta suonando per te
e ti sfiorano l'anima
due mani, le sue.
È un vento così lieve
che muove le tue vene
che dita lunghe ha
è ninna nanna antica
l'infanzia della vita
gioca nei sensi tuoi.
Ma il tempo non ha tempo
la scadenza è un foglio bianco
cerchi il nome e non ci sei.
L'ingegneria genetica di un fiore
non è indolore quasi mai.
Chiudi gli occhi
adesso il sole nasconde tutto il blu
nel fondo di un amore da scordare
rimani solo tu.
Dentro un amore sei
né fanfare né musica
mentre muore una favola
niente principi e re
e resti immobile
sotto la pioggia dei tuoi se
nel finale più logico...che c'è…che c'è...chissà se c'è...
"Se c'è una parola che mi pervade l'animo quando penso a O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli onori, né l'estasi né la nausea. L'Histoire d'O, dall'inizio alla fine, procede come un'azione travolgente. Evoca un discorso più che una mera effusione; una lettera più che un diario intimo. Ma a chi è indirizzata la lettera? E chi vuole persuadere il discorso? A chi domandarlo? Non so neppure chi lei sia." (Jean Paulhan)


------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ IL CASO. L' autrice e' Dominique Aury. Ma tutti dicevano: "Puo' solo essere opera di un uomo" TITOLO: "Histoire d'O", sogni di donna Il classico della letteratura erotica scritto per compiacere un amante - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - NEW YORK. Da 40 anni il suo nome era rimasto nascosto sotto lo pseudonimo di Pauline Reage. Ora il mistero sul vero autore di uno dei piu' celebri libri erotici del secolo, l' "Histoire d'O", e' stato svelato dalla rivista americana "New Yorker", che chiude cosi' decenni di dispute letterarie: l' opera fu scritta da una donna, la scrittrice e traduttrice francese Dominique Aury, tuttora in vita a 86 anni. E venne ideata come prova di devozione nei confronti di un uomo. Quindi per il piu' classico dei motivi dell' amore romantico. Il libro racconta le vicende di una giovane donna tenuta in stato di soggezione, frustata, schiavizzata e torturata perche' fosse in grado di rispondere in qualunque momento ad ogni forma di desiderio sessuale. E "ceduta" dal suo uomo ad amici per rendere il gioco ancora piu' intricato. Scritto nel 1954, il classico della letteratura erotica fu pubblicato con il nome d' arte di Pauline Reage e con una prefazione dell' accademico di Francia Jean Paulhan. Da quel momento, e per anni, i critici hanno cercato il vero autore che, secondo i piu' , non avrebbe potuto essere che un uomo. Nessuna donna, hanno sempre sostenuto, avrebbe potuto ritrarre un' altra donna nelle condizioni di schiavitu' e subalternita' nelle quali viene disegnato il personaggio di O. Le ipotesi si concentrarono di volta in volta su Andre' Malraux, Raymond Que' neau, Henry de Montherlant, Paulhan stesso o l' americano George Plimpton che ha dichiarato al "New Yorker": "Non sono io, ma e' una voce che preferisco non smentire". Nel 1975 un celebre film tratto dal libro fece rinverdire la fama e i successi della bella O. A interpretarla sullo schermo era Corinne Clery e l' opera cinematografica fece quasi piu' scandalo di quella letteraria: a Parigi, davanti ai cinema che la proiettavano, si formarono enormi code lunghe chilometri, a Londra invece venne proibito, in tutto il mondo la storia di questa donna oggetto divenne un fenomeno di costume. I giornali francesi titolavano trionfali "La vittoria di O" e in Italia Alberto Moravia, che scrisse l' introduzione all' edizione italiana del libro, negli anni Settanta spiegava che non si trattava di pornografia o di erotismo: O era il simbolo della schiavitu' eroica delle donne oggetto cosi' come vengono ritratte dalle riviste di moda o dalla societa' dei consumi. Ma di Pauline Reage, presunta autrice dell' "Histoire", nulla. Continuavano a non esserci fotografie, notizie biografiche o commenti. Ora la rivelazione capovolge tutte le ipotesi. Il libro, che molti hanno considerato "oltraggioso" e che fu duramente criticato dal movimento femminista, e' stato scritto dalla Aury come prova d' amore. E' stata la stessa anziana autrice ad ammetterlo al "New Yorker". Fu lei a vergare quel concentrato di fantasie sessuali sado maso, con scene di morbosa violenza, ma tutto in onore del suo amante: proprio quel Jean Paulhan, critico, scrittore, soprattutto accademico di Francia, che ne compilo' l' abile prefazione. La scrittrice ha ricordato di aver avuto, allora, il terrore di perdere Paulhan e di aver cosi' deciso di ravvivare la passione dell' accademico "regalandogli l' opera". "Cosa potevo fare? . si chiede l'Aury . Non sapevo dipingere, ne' scrivere poesie romantiche, ho scelto l' unico modo che conoscevo per tenermelo vicino". Le rivelazioni del "New Yorker" sono destinate comunque a far discutere. L'editore americano che ha pubblicato una delle edizioni piu' vendute del libro, Barney Rosset, ha gia' dichiarato che il periodico ha "scoperto l'acqua calda". "Ho sempre saputo che Aury era l' autrice del libro, ha detto l' editore, ma non gliel' ho mai chiesto. Ma non ho nemmeno mai chiesto a Samuel Beckett se fosse stato lui a scrivere "Aspettando Godot". Resta ora un altro piccolo mistero da dipanare: chi abbia tradotto il libro in inglese.

----------------------------------------------------------------- EROS. Dominique Aury rivela come e perche' ha scritto il celebre romanzo scandalo "Histoire d'O", fine di un mistero "Le raccontero' tutta la storia. Lei mi da' la sua parola che uscira' solo dopo la mia morte...". Con queste parole Dominique Aury, ormai anziana, scioglieva il mistero dell' enigmatico autore che, sotto lo pseudonimo di Pauline Reage, aveva firmato l' "Histoire d'O", il best seller sadomasochista, e lo faceva in un libro, "Vocation clandestine". Un' intervista in cui la Aury, collaboratrice e amante di Jean Paulhan - eminenza grigia di Gallimard e prefatore della scandalosa fiaba erotica - confessa la paternita' dell' opera, nata per amore di Paulhan. "L' ho scritta per lui. Gli mandavo i capitoli uno dopo l' altro... Domandava sempre il seguito!". Discreta fino all' autocancellazione, la donna aveva taciuto "per non irritare la famiglia". Aveva sorriso dentro di se' quando Mauriac aveva definito l' "Histoire" le memorie di una donna galante. "Io non lo sono e non sono delle memorie... Talora i fantasmi delle persone hanno una realta' in contrasto con la loro vita". Secondo lei la fascinosa O, decisa a sottomettersi a ogni capriccio erotico, attua una sorta di "gioiosa distruzione" simile a quella delle monache. "Niente e' piu' impudico della preghiera: significa, come l'amore, mettersi alla merce' di qualcuno". Da Gallimard il testo era stato rifiutato e Camus, interpellato sull'identita' della misteriosa autrice, aveva detto: "Una donna? Mai! Questo non e' stato scritto da una donna!". Paulhan, invece, aveva firmato la prefazione. Poi era esploso il successo che aveva fatto dell' "Histoire d'O" uno degli scandali letterari degli anni Cinquanta, destinato a riaccendersi nel 1975, al momento della versione cinematografica, in cui la seducente Corinne Clery, nuda, bendata e incatenata, si sottometteva alle voglie dei soci di un'esclusiva confraternita erotica. Ogni volta Dominique Aury, interrogata dai giornalisti, si era rifiutata di rispondere. "Sono stata maleducata con un sacco di gente". Giuseppe Scaraffia a * Il libro: "Vocation clandestine" di Dominique Aury, Gallimard, pagg. 120, franchi 75.
Scaraffia Giuseppe
http://archiviostorico.corriere.it/1994/luglio/25/Histoire_sogni_donna_co_0_9407257407.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/1999/maggio/27/Histoire_fine_mistero_co_0_9905275481.shtml
Manga è un termine generico per indicare i fumetti giapponesi, coniato dal pittore Katsuhisa Hokusai (1760-1849) unendo man (buffa) e ga (immagine) per definire i suoi disegni in bianco e nero. Dai primi del Novecento il termine verrà applicato ai fumetti (il primo ad utilizzarlo in questo campo fu il disegnatore Rakuten Kitazawa).
Shunga significa letteralmente "dipinti di Primavera", ove il termine "primavera" ha il significato recondito di "amore sessuale".
Hentai significa letteralmente "fumetti delle immagini di primavera", con questo termine ci si riferisce agli shunga manga ovvero erotici o pornografici.

Sappiamo bene che i giapponesi sono dei grandi lavoratori e, questo, è dovuto alla loro società che insegna a ciascun cittadino che ogni cosa fatta è per la propria Nazione.
La ditta (Kaisha) una volta che assume un dipendente, si accolla la responsabilità di esso e della sua famiglia per tutta la loro esistenza ed, a meno che l'azienda in questione non fallisca, il dipendente avrà un posto assicurato sino all'età del pensionamento.
Ciò, ovviamente, non impedisce al cittadino di fare anche vita sociale e proprio per questo motivo sono sorti sin dai tempi più remoti luoghi di svago e di divertimento.
La popolazione nipponica ama moltissimo le feste ed ogni genere di alternativa che possa far evadere dalla routine quotidiana.
La storia insegna cone in epoche antiche in Giappone, come nel resto dell'Asia, fossero fiorenti i centri, se non delle vere e proprie città, in cui bordelli e case d'appuntamento erano il centro della vita sociale. Non dimentichiamo inoltre che la vita di corte era, sopratutto per le donne, estremamente noiosa e solo tramite i vari intrattenimenti offerti dai viandanti o con la composizione di romanzi e poesie si poteva far passare la noia del tempo.
Proprio alla vita di corte si può attribuire l'invenzione dei primi fumetti che, all'epoca, servivano come accompagnamento ai racconti, ma via via il loro uso andò oltre e tra i "fumetti" che andavano per la maggiore ritroviamo le illustrazioni Shunga.
La pittura Shunga occupa, per gli studiosi moderni, una parte rilevante della storia artistica nipponica e spesso possiamo vedere delle splendide stampe erotiche, ma mai volgari, all'interno di qualche collezione di meravigliose xilografie policrome dell'arte dell'Ukiyo-e. (articolo di Daisy Bozza)
Storia
Gli antenati delle Shunga sono gli Emakimono del periodo Kamakura (1185-1333), genere di pittura erotica sviluppatasi all'interno del mondo aristocratico. Ricordiamo ad esempio il Yobutsu-Kurobe (La lotta Fallica) o il Fukuro Hoshi Ekotoba (Il Monaco nella Valigia). Erano rotoli dipinti che illustravano storie più o meno licenziose.
Successivamente si passò ai fogli singoli, in genere scene composte da 12 fogli; questa nuova invenzione viene attribuita al pittore Tosa Mitsunobu (1434-1525) e raggiunse la massima diffusione dal periodo Kicho al periodo Genroku (1596-1703).
Erano pitture dai colori vivaci e dalle linee fluide che ispireranno i primi artisti della scuola Ukiyoe.
Lo Shunga venne influenzato dalle stampe erotiche cinesi della dinastia Ming (1368- 1683), ma come accadrà per molte discipline artistiche giapponesi, il genere conquistò in Giappone completa autonomia e raggiunse esiti estetici insuperati. Oltre ai culti Shintoisti, Mistici ed Agrari del Giappone antico, per la nascita degli Ukiyoe, fu decisiva la cultura della borghesia mercantile urbana di Edo, (l'antica Tokyo), Kyoto e Osaka, caratterizzata da una spregiudicata libertà sessuale.
Un chiaro esempio è la rappresentazione dei genitali, spesso sottolineata dalle dimensioni enormi e sproporzionate.
Accanto al carattere edonistico della cultura mercantile, lo spirito artistico era intriso di una volontà intenta a dare uno scopo etico e didattico a queste opere: ricordiamo che la morale puritana cristiana era totalmente assente.
Le Shunga riescono a velare l'osceno non con le immagini, arbitrariamente accusabili di pornografia, ma con il valore più alto: quello dell'arte...

A parte il maestro Kanbun, attivo tra il 1660-1773, autore di c.ca 50 libri e considerato il precursore delle xilografie erotiche, il protagonista assoluto della prima era shunga è senza dubbio Hishikawa Moronobu, (1618 c.ca - 1694).
La sua innovazione è la grande dinamicità impressa nei disegni realizzati, i corpi degli amanti sembrano spesso legati l'uno con l'altro. Illustrò circa 150 opere ed influenzerà i maggiori pittori che gli succedettero.
Un plauso spetta anche a Okumura Masanobu che dominò la scuola Ukiyoe dal 1710 al 1750. Autore versatile, dipinse ukiyoe di tutti i generi. A lui si deve l'evoluzione tecnica delle stampe dipinte a mano fino alle "Benzuri-e", xilografie bicolori (rosa e verde), stampate con legni e non dipinte a mano.
Se l'ukiyoe fu monopolio quasi esclusivo di Edo, (Tokyo) meritano una menzione Nishikawa Sukenobu, (1671-1751) e Tsukioka Settei (1710-1768), entrambi di Kyoto.
Il primo va ricordato per il delicato disegno delle figure femminili: queste appaiono aggraziate ed eleganti; inoltre le sue opere sono pervase da un frizzante tocco ironico che tende a sdrammatizzare la staticità marcata dei primi maestri.
Settei proseguì l'opera shunga acutizzando il senso ironico e disegnò formidabili nudi grazie alla sua linea potente e fluida, un "Matisse ante litteram" come ama definirlo la critica occidentale.
Suzuki Harunobu (1725c.ca-1770), fu raffinato disegnatore, dove delicatezza e grazia sublimano la carica erotica in una dimensione fiabesca.
La sua celebre serie di stampe è la "Furyu Enshoku Maneemon", dove un pollicino orientale si trova immerso in numerose avventure erotiche senza essere visto, grazie alle sue minuscole dimensioni.
Isoda Koryusai (attivo dal 1760 al 1786 c.ca), diede una nuova immagine della femminilità, una figura "olimpica", imponente ed endonistica.
I suoi capolavori nelle due serie intitolate: "Enshoku Ho Ya Ho" (Colori Sensuali, Fenice Libera in un Campo) e "Shikido Torikumi Junji-Ban"(Dodici Incontri sulla Via della Sensualità).
Torii Kiyonaga (1752-1810) è un artista molto apprezzato dalla critica occidentale, secondo Ernest F. Fenollosa, le sue figure femminili sono più armoniose di quelle di Botticelli e più fluenti dei modelli dell'antica Grecia...
Kitao Masanobu alias Santo Kyoden (1761-1816) autore dell'opera "Specchio dei modelli di calligrafia delle nuove bellezze dello Yoshiwara". L'apice della stampa erotica vienne raggiunto con Kitagawa Utamaro (1753-1806). "Uta Makura" (Il poema del cuscino) ne è la celebre prova e viene annoverata come una delle più belle di tutta la produzione ukiyoe: ogni dettaglio non viene lasciato al caso e i movimenti plastici dei corpi, la sinuosità del tratto, sottindendono una concezione psicologica dell'eros assai profonda. Hikugawa Eizan (1787-1867) perseguì l'ideale di bellezza femminile abbandonando la ricerca psicologica che aveva contraddistinto Utamaro, ma trovando un'elegante originalità attraverso l'uso di effetti cromatici raffinati.
Utagawa Kunisada (1786-1864) ha lasciato un capolavoro erotico dal titolo "Shiki no Nagame" (Scene delle quattro stagioni) dove le figure, gli oggetti, ogni particolare, è montato con il paesaggio di sfondo in un insieme di armoniosa qualità.
Katsushika Hokusai (1760-1849), il genio dei pittori ukiyoe e Ando Hiroshige (1797-1858), altro artista immenso, contribuirono in egual modo al patrimonio erotico con numerose opere ineressanti quali: "Il Sogno della Moglie del Pescatore", il primo, "Hanshi Bon", il secondo.
La stampa erotica giapponese proseguirà il suo corso anche dopo la caduta del regime Tokugawa avvenuta nel 1868, e si spegnerà lentamente nei decenni successivi con alcuni bagliori improvvisi, ma brevi, subendo l'influsso iconografico occidentale e sciogliendosi definitifamente nel magma pornografico intorno agli anni ‘30.
Lentamente, riemergerà dopo la seconda guerra mondiale, liberandosi a fatica da qualsiasi pregiudizio morale e perbenista della nuova morale sociale giapponese moderna, recuperando il "languido" valore perduto dei tempi passati. (http://www.casazen.com)
Manga e shunga: la spontaneità dell’erotismo
I manga, come ognuno sa, sono tra i generi di letteratura popolare più diffusi in Giappone. I manga erotici sono un'articolazione della cultura manga ma sbaglierebbe chi li ritenesse assimilabili tout-court alla stampa pornografica I manga erotici sono infatti.........
In quale stanza in quale film
ci siamo persi in un addio
in quella luna ho scritto ti amo
prosegue il sogno nella mano
nella tua bocca in un angolo è là che mi sveglierò
mi addormento un pò ma un desiderio però c'è
se non mi arrendo se non ti arrendi
voglio fare l'amore vuoi fino a che fa giorno
abbracciati al mondo gira tutto intorno
voglio fare l'amore puoi tutto quanto il giorno
quando muore il giorno ancora ora ancora ora.
A quale piega dei miei jeans
a quale bacio hai detto si
nella tua bocca in un angolo è la che mi spoglierò
ti addormenti un pò più vicino al mio cuore
e non ti arrendi e non mi arrendo
voglio fare l'amore vuoi fino a che fa giorno
abbracciati al mondo gira tutto intorno
voglio fare l'amore puoi tutto quanto il giorno
quando muore il giorno ancora ora ancora ora
Voglio fare l'amore vuoi fino a che fa giorno
abbracciati al mondo gira tutto intorno
voglio fare l'amore puoi tutto quanto il giorno
abbracciati al mondo ancora ora ancora ora
ora ora ora
GIANNA NANNINI
Un ragazzo come te ahi ahi che gli farei
un ragazzo che mi svegli la mattina con due baci caldi più del caffè
un ragazzo come te ahi ahi che gli farei
un ragazzo che mi parli di domani che non lascia sogni
piange per me
con te con te con te io voglio vincere con te
per te per te per te che voglio ridere è per te
ma tu non parli di domani spendi le notti con la tua band
e poi mi lasci appesa a un bacio fino al prossimo week end
mi fai arrabbiare un ragazzo come te ahi ahi che gli farei
un ragazzo che mi sfiora a luci spente e va via di mente
guardando il film
con te con te con te io voglio vincere con te
per te per te per te che voglio ridere è per te
ma tu non parli di domani spendi le notti con la tua band
e poi mi lasci appesa a un bacio fino al prossimo week end
un ragazzo come te ahi ahi un ragazzo come te
non sai che ti farei un ragazzo come te....sprecato!!
Katherine Jenkins
È il primo sorso prelevato dalla coppa cristallina riempita dalle dee con la limpida acqua dell'Eden dell'amore. È la barriera tra un dubbio che dominava il cuore e lo rendeva mesto e una nuova certezza che lo rende palpitante e gioioso. È l'inizio di un poema della vita spirituale e il primo atto teatrale del racconto dell'uomo ideale. È un albero che unisce la stranezza del passato alla bellezza dell'avvenire, che lega la quiete dei sentimenti alle loro melodìe. È una parola pronunciata da quattro labbra che asseriscono che il cuore è divenuto un trono, l'amore un Re e la fedeltà una corona. È l'inizio di vibrazioni magiche che allontanano gli innamorati dal mondo delle misure e della quantità, facendo solcare loro il mondo della rivelazione e dell'ispirazione.
Khalil Gibran
Perchè mi viene voglia adesso di parlare
un pò ci credo un pò tanto per fare
insieme noi due sì, si può provare
cadere come due foglie libere e leggere
come aquiloni pazzi verso il mare
se vuoi di più se lo vuoi fare tu
volare come due uccelli contro l’uragano
come velieri persi da lontano
senza paura dandoci la mano
amami, amami, amami, amami…
Ballare, chiudere gli occhi e non dover sognare
perchè sei vera perchè tu sei qua
non voglio un sogno voglio la realtà
rischiare, proteggerti da me potrei sbagliare
studiarmi un po’ di più per migliorare
morire un po’ poi nascere con te
Amami,
come un film in bianco e nero ma pulito e sincero come tanti anni fa
Amami,
come un seme per terra che sopporta la guerra e che poi fiorirà
Amami.
e come un sacrilegio fare al mondo lo sfregio di tenerti per mano
Amami
e fermare le ore respirando l’amore che respiro mi da
Amami
e fermarti il destino sul mio seno e la bocca addolcirti il cammino
Amami
e decidere io se sei stanco o sei Dio ma comunque sei mio
Amami
e mangiare la mela fare ancora peccato perchè amare si può
Amami
e svegliarti al mattino come fossi un bambino coccolandoti un po’
Amami, amami, amami, amami…
ancor più forte forte amami
Claude Barzotti
Se non so dire cosa sento dentro
come un cieco, come un sordo
se non so fare quel che si deve fare
come una scimmia, come un gatto
se non so amare, come si deve amare
come un bambino, come un cretino
se non so dare come una tasca vuota
come un problema ormai risolto
Averti addosso sì, come una camicia
come un cappotto, come una tasca piena
come un bottone, come una foglia morta
come un rimpianto
averti addosso, come le mie mani
come un colore, come la mia voce
la mia stanchezza, come una gioia nuova
come un regalo
e se il mio cuore vuole essere una bocca
che ti cerca e che t’inghiotte
così, così mi porto dentro la tua vita
questa canzone mai finita
averti addosso sì, come una camicia
come un cappotto, come una tasca piena
come un bottone, come una foglia morta
come un rimpianto
averti addosso, come le mie mani
come un colore, come la mia voce
la mia stanchezza, come una gioia nuova
come un regalo
Averti addosso come la mia estate di San Martino
come una ruga nuova, come un sorriso
come un indizio falso, come una colpa
averti addosso come un giorno di sole a metà di maggio
che scalda la tua pelle, ti scioglie il cuore
e ti da la forza di ricominciare
averti addosso, averti insieme
e stare insieme, volerti bene
averti addosso, averti insieme
restare insieme, volerti bene...
di Gino Paoli
IlFantasma dell'Opera
[CHRISTINE:]
Mi ha cantato nel sonno
Mi è venuto in sogno,
Quella voce che mi chiama,
E chiama il mio nome.
Sto sognando di nuovo?
Poiché ora scopro
Che il Fantasma dell’Opera è lì,
Nella mia mente.
[FANTASMA:]
Canta ancora una volta con me
Il nostro insolito duetto;
Il mio potere su te
Aumenta ancora di più.
E anche se ti volti
Per guardare indietro,
Il Fantasma dell’Opera è lì
Nella tua mente.
[CHRISTINE:]
Quelli che hanno visto il tuo viso,
Indietreggiano impauriti.
Io sono la maschera che indossi,
[FANTASMA:]
E’ me che ascoltano.
[INSIEME:]
Il mio/tuo spirito e la tua/mia voce
Sono un tutt’uno;
Il Fantasma dell’Opera è lì
Nella tua/mia mente.
E’ lì, il Fantasma dell’Opera
Guardatevi dal Fantasma dell’Opera.
[FANTASMA:]
In tutte le tue fantasie
Hai sempre saputo
Che l’uomo e il mistero
[CHRISTINE:]
Erano entrambi in te.
[INSIEME:]
E in questo labirinto
Dove la notte è cieca,
Il Fantasma dell’Opera è qui
Nella tua/mia mente.
[FANTASMA:]
Canta, angelo mio della musica!
Liberami
Liberami, fuori dalla mia tristezza
Liberami, di almeno tutta la pazzia
Liberami, coraggio di guidarmi
Liberami, dritta dentro me
Tutta la mia vita mi sono nascosta
Sperando che ci fosse qualcuno come te
Ora che tu sei qui, ora che ti ho trovato
So che tu sei l’unico che mi rimette in sesto
Liberami, ama e preoccupati
Liberami, dà e condividi
Liberami, attraverso ciò che sto sopportando
Tutta la mia vita mi sono nascosta
Sperando che ci fosse qualcuno come te
Ora che tu sei qui, ora che ti ho trovato
So che tu sei l’unico che mi rimette in sesto
Liberami (liberami)
Liberami (liberami)
Tutta la mia vita mi sono nascosta
Sperando che ci fosse qualcuno come te
Ora che tu sei qui, ora che ti ho trovato
So che tu sei l’unico che mi rimette in sesto
Liberami (liberami)
Oh liberami (liberami)
Non mi libererai