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lunedì, 02 novembre 2009

 La festa dei defunti... Il Festival delle lanterne...Tourou nagashi... Urabon... O-bon

Tourou nagashi (o shoro nagashi) è una cerimonia buddhista per la commemorazione degli antenati, durante la quale delle lanterne di carta vengono poste sulle acque di un fiume o lungo le rive dell'oceano. Si tratta di lanterne votive, ognuna delle quali reca il nome di un defunto, con all'interno delle piccole candele appoggiate su una base di legno o bambù, utili ad indicare la strada agli spiriti per un sicuro ritorno nel loro mondo. La cerimonia segna la fine dello O-bon, versione giapponese della festività Buddhista Ullambana (termine sanscrito con cui si indicavano le "Cerimonie per gli antenati"). Alcuni fanno risalire l’origine di questa parola all’antico detto indiano “Ullabana” che vuol dire ” essere appeso o stare a testa in giù“; secondo altri è una variante persiana che alluderebbe a qualcosa che “sta tra la vita e la morte”. La festività dello O-bon deve le sue origini al "sutra Urabon". Tale sutra (in giapponese Urabonkyou) si sosteneva fosse stato scritto da uno dei 10 discepoli di Saakyamuni – il Buddha storico e precisamente da Mahamaudgalyaayana, in giapponese Mokuren. Si tramandava infatti che Mokuren fosse riuscito a vedere, nonostante egli fosse ancora in vita, le indicibili sofferenze cui era sottoposta l'anima defunta della propria madre nel gakidou, uno dei tre 'luogi malvagi' della tradizione buddhista. Nel gakidou le anime dei morti non potevano né bere né mangiare ed erano sottoposti ad una condizione di fame eterna. Ai livelli più bassi del regno dei morti, dunque di più atroce sofferenza vi era il jigokudou, un vero e proprio inferno simile alla tradizione occidentale dell'Averno greco; l'ultimo dei tre luoghi malvagi, in una scala che dal basso saliva verso l'alto e dunque da atroci sofferenze a sofferenze più lievi, era il chikushoudou, il regno in cui chi si era macchiato di colpe non molto gravi, rinasceva nel corpo e nelle sembianze di umili animali e la sofferenza era legata al tipo di vita che l'anima reincarnata doveva condurre.
 

 
Dopo aver visto le sofferenze della madre defunta, Mokuren insegnò ai monaci l'arte di celebrare degli uffizi funebri per i morti, offrendo loro anche cose da mangiare; da questo suo racconto e dalla tradizione di aneddotica religiosa (setsuwa) incentrata sulla figura e la vita del discepolo Mokuren sarebbe nato lo Urabon-kyou. La cerimonia delle lanterne era originariamente celebrata, secondo il calendario lunare, il 16 Luglio; ora, in base al nuovo calendario solare, dal 13 al 15 o 16 Agosto (dipende dalle province).
  
Giorno 13/14 agosto: Mukaebi
In questo giorno vengono accese candele, fili di canapa e fiaccole chiamate Kadobi (Fuochi di Benvenuto). Queste luci fungono da guida per aiutare gli spiriti a trovare la strada di casa e ricongiungersi sulla terra. In preparazione di questo ricongiungimento con i cari ci si appresta a pulire casa poichè si aspetta un ospite, una persona che non si vede da tempo. Per decorazione si usano piante sacre, frutta e incenso e si danza attorno al fuoco. In attesa delle anime si offrono e si mangiano spaghetti.
 

 
Giorno 15 agosto: Obon
Nel giorno dell’Obon vero e proprio i parenti si radunano insieme per visitare il cimitero. Dopo aver pregato per i propri cari e per se stessi, si mangia insieme offrendo cibo e bevande anche ai defunti: secondo l’antica tradizione ciò dovrebbe aiutare i defunti a sopportare le sofferenze (esattamente come fece il giovane monaco Shaka con sua madre). Piatti tipici sono dolci di riso ricoperti di marmellata di fagioli rossi (azuki) e spaghetti cinesi. Per le offerte invece viene usato del riso crudo, melanzane e altre verdure tagliate e posizionate su foglie di loto.
 

 
Giorno 16 agosto: Okuribi
“Trascorsa la giornata” con i propri antenati, il 16 agosto vengono riaccese di nuovo le fiaccole, i fili di canapa, i fuochi e le lanterne per mostrare ancora una volta ai propri cari la strada per far ritorno nell’aldilà. Vengono inoltre preparate delle imbarcazioni con dentro delle piccole offerte da dare all’anima da portare con sè durante il viaggio di ritorno e si lasciano galleggiare nell’acqua di un fiume o anche in mare.
 

 
Secondo un'antica credenza il primo giorno dell'ottavo mese lunare le porte dell'Oltre-tomba (Yomi no kuni) si aprono e viene consentito alle anime dei defunti di tornare sulla terra per 15 giorni, per far visita ai propri congiunti ancora in vita. È quindi una festa di bentornato che i vivi fanno ai loro parenti, recitando i sutra (le letture buddiste), facendo offerte, anche alimentari, per alleviare le loro sofferenze e ballando la danza Bon-Odori, in cui giovani vestiti con lo yukata (kimono estivo in cotone), si muovono in circolo attorno al taiko, il suonatore di tamburo.
 

 
Lo O-bon è una festività molto antica: veniva celebrata già dalla prima imperatrice del Giappone nel quattordicesimo anno del suo regno (intorno al 606). Tuttavia, soltanto nel periodo Edo (1600-1867) diventò un festival per tutta la popolazione, a causa dei costi fino ad allora elevati delle candele e delle lanterne. Durante lo O-bon, il legame molto stretto tra i vivi e i morti è vissuto collettivamente, non privatamente come avviene nel resto dell'anno. Per capire quanto questo legame sia forte, basta pensare che i defunti vengono cremati, dopodiché le loro ceneri vengono custodite in casa per 49 giorni, passati i quali l'urna (kotsutsubo) viene deposta nella tomba (o-haka). In quei giorni è consuetudine l'ohaka mairi, la visita alle tombe degli antenati, lavandole, mettendovi fiori freschi, offrendo incenso (senko), candele (warosoko), cibi e preghiere.
 

 
Dopo la visita al cimitero, vengono esplosi i fuochi d'artificio (hana-bi) per dare agli spiriti il bentornato nel loro mondo. Alla fine della festa, insieme ai fuochi per accompagnarli nel viaggio di ritorno (okuribi), si fanno le tourou nagashi, "lanterne galleggianti", per poi lasciarle navigare e guidarli. Centinaia di lanterne colorate, più o meno elaborate e preziose, si muovono dolcemente sull'acqua; tra di esse spiccano quelle bianche, riservate alla commemorazione dei defunti morti nell'anno in corso. 
 
 
 
Nella città di Hiroshima, la cerimonia del tourou nagashi assume anche il valore di commemorazione per tutte le vittime della bomba atomica del 6 agosto 1945, durante la Seconda Guerra Mondiale. Era infatti proprio il periodo in cui si commemorano i morti, il lontano Agosto 1945, quando le bombe atomiche su Nagasaki e Hiroshima uccisero 215.000 persone, lasciando dietro di sé un enorme numero di feriti, ustionati e persone che negli anni seguenti sarebbero morti per malattie legate alle radiazioni. Per questa ragione, l'antica cerimonia del tourou nagashi ha assunto nel Giappone moderno e post-moderno un forte significato di commemorazione nazionale per tutte le vittime delle guerre, meno religioso, forse, rispetto ai significati originari, ma profondamente radicato nella celebrazione della pace, come valore universale.
 
 Immagine
 
Curiosità

Grazie a questa festa non solo si consolida il legame con i propri cari defunti ma anche con le varie famiglie. Le donne sposate approfittano di questa occasione per tornare dai parenti e genitori, ci si scambiano visite di cortesia (bonrei) e anche doni. Vengono anche preparati dei banchetti chiamati Ikibon, L’Obon dei Vivi, dove tutte le famiglie al completo consumano l’intero pasto. La visione dei defunti che hanno gli orientali è ben diversa da quella occidentale: nell’antica religione giapponese non c’è l’idea dell’Inferno o Paradiso ma si crede che i defunti siano una sorta di via di mezzo tra anime e divinità che proteggono i propri discendenti vivi. 
 

su ricerca da web

mercoledì, 07 ottobre 2009

SILVIO BERLUSCONI è stato oggetto di numerosi procedimenti penali....


 
La memoria si perde, e la scrittura resta!
(proverbio italiano)

       Se non ricordiamo non possiamo comprendere.
   
Edward Morgan Forster
 

Silvio Berlusconi è stato oggetto di numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna.

Alcuni di questi procedimenti sono stati archiviati in fase di indagine; a seguito di altri è stato instaurato un processo nel quale Berlusconi è stato assolto. In altri processi, infine, sono state pronunciate, in primo grado o in appello, sentenze di condanna per reati quali corruzione giudiziaria, finanziamento illecito a partiti e falso in bilancio. In alcuni di essi Berlusconi si è giovato di leggi approvate dalla maggioranza parlamentare da lui stesso guidata: tali provvedimenti, che hanno suscitato intense polemiche politiche, sono stati definiti leggi ad personam.

In questi casi, dopo un esito del primo grado di giudizio sfavorevole a Berlusconi, i procedimenti non si sono conclusi con una sentenza di condanna: ciò grazie a sentenze di assoluzione in appello, al riconoscimento di circostanze attenuanti – che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione – oppure a nuove norme, approvate definitivamente in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio.

Silvio Berlusconi, in diverse dichiarazioni rilasciate alla stampa, ha avanzato l'ipotesi che i processi penali (tutti legati alla sua attività imprenditoriale) a cui è stato sottoposto a più riprese costituirebbero una manifesta persecuzione giudiziaria orchestrata dalle "toghe rosse", cioè da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra (vedi Magistratura democratica), che utilizzerebbero illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica, nonostante le prime indagini siano di gran lunga precedenti (1979) alla "discesa in campo" di Silvio Berlusconi (1994). Silvio Berlusconi ha però più volte ribadito che le indagini hanno seguito la sua discesa in campo, e ha denunciato i magistrati milanesi, presso la procura di Brescia, per il reato di attentato ad organo costituzionale. La denuncia è stata archiviata.

Altri commentatori affermano invece che la fondazione fulminea di un nuovo partito, Forza Italia, sarebbe stata solo un metodo per evitare la bancarotta o addirittura il carcere grazie alle cosiddette leggi ad personam varate dai governi da egli presieduti. Affermano inoltre che, sebbene sia vero che Berlusconi non abbia mai subito alcuna condanna nei processi che lo riguardano, di fatto in alcuni casi gli sarebbe stata addebitata la responsabilità dei reati contestategli ma che poi unicamente il sopraggiungere della prescrizione, di un'amnistia o di norme più favorevoli approvate ad hoc dalla sua maggioranza lo avrebbe salvato da una sicura condanna. Riguardo all'accusa sulle "toghe rosse", essi sostengono infine che Berlusconi abbia al contrario giovato del riconoscimento, da parte dei giudici, delle attenuanti generiche rispetto ad altri imputati, tra cui Cesare Previti.

Dette norme in taluni casi hanno imposto una valutazione di non rilevanza penale di alcuni dei fatti contestati, poiché il fatto non è più previsto dalla legge come reato; in altri casi la relativa riduzione delle pene previste per le nuove fattispecie di reato ha fatto sì che i termini di prescrizione maturassero prima che fosse pronunciata sentenza definitiva.

Indagine su rapporti con società svizzere. Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell'“Edilnord Cantieri Residenziali”, società intestata a Umberto Previti ma di cui Berlusconi era proprietario unico. Nonostante ciò, agli agenti risponde di essere «un semplice consulente esterno addetto alla progettazione di Milano 2»; i militari, pur avendo riscontrato più di un'anomalia nei rapporti tra lo stesso Berlusconi e misteriosi soci svizzeri, chiudono così l'ispezione. I tre finanzieri fanno carriera: si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo (iscritto alla loggia P2 insieme Berlusconi) e Alberto Corrado. Berruti, il capo-pattuglia, lascia le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare alla Fininvest, come avvocato d'affari. Arrestato nel 1985 per lo scandalo “Icomec” (e poi assolto), torna in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza. In seguito viene eletto deputato di Forza Italia e del PdL, e poi condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Traffico di droga Nel 1983 i telefoni di Berlusconi furono messi sotto controllo nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di stupefacenti. L'indagine fu archiviata nel 1991. Falsa testimonianza Nel corso di un processo penale per diffamazione, avviato da una querela di Berlusconi per via di un articolo comparso sulla rivista Epoca nel 1987, il querelante riferì all'Autorità giudiziaria, sotto giuramento, di non aver corrisposto alcunché a Licio Gelli all'atto di iscriversi alla sua Loggia massonica la P2 nel 1981. Berlusconi aveva detto infatti: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [...] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta». I giornalisti imputati, tutti assolti, a loro volta presentarono un esposto presso la Pretura di Verona contro Berlusconi, affinché nei confronti di quest'ultimo fosse avviato un procedimento penale per falsa testimonianza. Il 22 luglio del 1989 il pretore Gabriele Nigro firmò una sentenza istruttoria di non doversi procedere perché il fatto non costituisce reato. Tale decisione veniva impugnata presso la Sezione istruttoria della Corte d'Appello di Venezia la quale nel 1990, essendo stata varata un'amnistia nei primi mesi di quello stesso anno, dichiarava il reato contestato a Berlusconi estinto a causa del suddetto provvedimento parlamentare. Tale decisione è stata poi confermata dalla Corte di Cassazione nel 1991 Tangenti alla Guardia di finanza Silvio Berlusconi è stato accusato di concorso in corruzione, reato che sarebbe stato perpetrato mediante il versamento di alcune tangenti ad ufficiali della Guardia di Finanza impegnati in verifiche fiscali presso quattro aziende dell'imprenditore milanese. Gli episodi contestati sarebbero risaliti, secondo quanto prospettato dall'accusa, al 1989 (tangente per Videotime), al 1991 (Mondadori), al 1992 (Mediolanum) e al 1994 (Tele+). Il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, che aveva ricevuto un invito a comparire presso la Procura di Milano per il 22 novembre 1994 davanti al PM Antonio Di Pietro è datato 14 ottobre 1995. In primo grado il processo, cominciato il 17 gennaio 1996, si era concluso, il 7 luglio del 1998, con una condanna, per tutti i capi d'accusa, a 2 anni e 9 mesi di reclusione complessivi. Il giudizio di Appello, emesso il 9 maggio del 2000, aveva ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo Berlusconi (con la formula per non aver commesso il fatto) per la vicenda Tele+ e prosciogliendolo con riguardo ai tre residui capi d'imputazione (per intervenuta prescrizione dovuta alla concessione delle attenuanti generiche). Il 19 ottobre 2001 la Corte di Cassazione assolve l'imputato per tutti e quattro i capi d'accusa (con la formula per non aver commesso il fatto).[ Processo All Iberian Il 12 luglio 1996 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio per i reati di finanziamento illecito a un partito politico e falso in bilancio aggravato. Secondo la prima accusa, Silvio Berlusconi avrebbe versato illecitamente 22 miliardi di lire, tra il gennaio 1991 e il novembre 1992, al Partito Socialista Italiano guidato da Bettino Craxi (coimputato nel processo per il medesimo reato). Il denaro sarebbe partito da fondi occulti della società berlusconiana Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI. Quanto al falso in bilancio Fininvest, Berlusconi avrebbe perpetrato questo reato a partire dal 1989 fino al 1996, mediante il controllo di una serie di operazioni volte a trasferire ingenti somme di denaro (migliaia di miliardi di lire) all’estero attraverso l’utilizzo di numerosissime società offshore, con lo scopo, talvolta, di reimpiegare detto denaro in altre attività illecite. Il processo All Iberian, dal nome della società dietro cui alcuni testimoni d’accusa hanno sostenuto si celasse Fininvest, ebbe inizio il 21 novembre 1996. Tuttavia, per una violazione di legge operata dalla magistratura requirente, che non aveva reso possibile alla società Fininvest di partecipare al processo in qualità di parte offesa, il 17 giugno 1998, circa un mese prima della prevedibile emissione della sentenza di primo grado, il processo fu diviso in due tronconi: da una parte sarebbe proseguito il giudizio sulla presunta violazione della legge sul finanziamento dei partiti politici (cosiddetto processo All Iberian 1); dall’altra, la violazione procedurale ha comportato l’azzeramento del processo per la parte relativa al falso in bilancio, che è pertanto ricominciato nel gennaio 1999 (cosiddetto processo All Iberian 2). All Iberian 1 (finanziamento illecito al PSI) Finché il processo All Iberian è stato trattato unitariamente, il reato asseritamente commesso fino al 1992 era ancorato al falso in bilancio contestato fino al 1996; ciò tuttavia non modificava l'aspetto relativo alla possibile estinzione per prescrizione, in quanto essa decorre autonomamente per ciascun reato, salva la contestazione (secondo la normativa all'epoca in vigore) della continuazione (art. 81 c.p.). Avvenuta la separazione dei processi, il finanziamento illecito fu perseguito da solo, con la conseguenza che il termine prescrizionale di sette anni e mezzo sarebbe decorso dal 1992, mettendo in pericolo la pronuncia di una sentenza definitiva di merito. Nel processo di primo grado, concluso il 13 luglio del 1998 il proscioglimento per prescrizione era stato dichiarato solo per il versamento di 10 dei 22 miliardi di lire contestati; per la restante parte dell’accusa Berlusconi era stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 10 miliardi di lire. Il processo All Iberian si è concluso il 22 novembre 2000, quando la Corte di Cassazione, confermando la sentenza d’Appello emessa il 26 ottobre 1999, ha dichiarato il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato. All Iberian 2 (falso in bilancio aggravato) Oltre a dover ricominciare da zero per un vizio procedurale, come deciso dai giudici nel giugno del 1998, la seconda tranche del processo All Iberian dovette una seconda volta essere azzerato in quanto, il 12 marzo 1999, il tribunale, accogliendo un’eccezione relativa alla «totale indeterminatezza dei fatti» contestati, dichiarò nullo in precedente rinvio a giudizio per una «sostanziale equivocità dell’imputazione», rinviando il procedimento alla fase dell’udienza preliminare. Il nuovo rinvio a giudizio portava la data del 24 novembre 1999, e fissava l’inizio del processo di primo grado al 7 aprile 2000. Ma una pronuncia della Cassazione del 9 febbraio 2001, rilevata l’incompatibilità di un giudice con il processo, riportò nuovamente il giudizio all’apertura del dibattimento. Dibattimento che riprese, davanti ad un nuovo giudice, il 22 febbraio dello stesso anno. Il processo All Iberian 2 si è definitivamente concluso con l’assoluzione di Silvio Berlusconi (con formula perché il fatto non costituisce più reato in seguito alla riforma del diritto societario del Governo Berlusconi) emessa dal Tribunale di Milano il 26 settembre 2005. Il processo All Iberian 2 è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Lo schieramento del centrosinistra (e con esso i suoi sostenitori), infatti, ha accusato il Parlamento di aver approvato delle leggi ad personam, ossia delle norme che sarebbero state emanate al solo scopo di influire sui processi pendenti nei confronti dell’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Le polemiche cominciarono già a seguito dell’emanazione della legge 367 del 2001 sulle rogatorie internazionali, che si diceva avrebbe portato alla conclusione anticipata del processo per sopravvenuta inutilizzabilità di alcuni documenti, ritenuti decisivi dall’accusa, provenienti dalla Svizzera. Tuttavia, la polemica non trovò conferma nei fatti. I documenti, infatti, furono utilizzati dal Tribunale a norma della stessa legge criticata. Successivamente alla riforma del diritto societario, approvata dal Parlamento sotto il governo presieduto da Berlusconi, i critici del centrodestra rinnovarono la loro accusa al Parlamento, reo, a loro dire, di aver legiferato così da venire incontro ai desiderata giudiziari di Silvio Berlusconi. L’applicazione della nuova normativa in materia di falso in bilancio, infatti, ed in particolare dei riformulati articoli 2621 e 2622 del codice civile, ha reso la condotta imputata a Berlusconi non più perseguibile penalmente. La norma infatti prevede la perseguibilità del reato a querela di parte, querela che non era stata presentata a suo tempo e che avrebbe costretto i giudici a prosciogliere l’imputato per difetto di causa di procedibilità. Il Tribunale, invece, ritenne di accogliere le richieste della difesa – l’accusa aveva chiesto che Berlusconi venisse prosciolto per prescrizione del reato– volte ad ottenere la più ampia formula assolutoria (la citata il fatto non costituisce più reato). Con la riforma, infatti, il reato di falso in bilancio, che vedeva ridursi i termini prescrizionali, è diventato perseguibile solo quando l’entità della falsa dichiarazione sia tale da aver creato degli effetti nocivi, non bastando che questi effetti rimangano potenziali. Processo Lentini (falso in bilancio) Nel gennaio del 1995 Silvio Berlusconi è stato indagato per il reato di falso in bilancio, perpetrato attraverso il versamento “in nero” di una decina di miliardi di lire dalle casse della squadra di calcio del Milan a quelle del Torino per l’acquisto del giocatore Gianluigi Lentini. Secondo l’accusa, in particolare, i bilanci della società Milan sarebbero stati «fraudolentemente falsificati» negli anni 1993 e 1994; successivamente, inoltre, la magistratura inquirente ha ritenuto di estendere le accuse di irregolarità dei bilanci al periodo compreso tra il 1991 e il 1997. Il 28 maggio 1998 Berlusconi viene rinviato a giudizio presso il Tribunale di Milano. Il processo sarebbe dovuto iniziare l’8 luglio del 1999, ma uno sciopero degli avvocati iniziato quello stesso giorno e protrattosi per quasi un mese ne fece slittare l’apertura al giugno del 2000. Il 4 luglio 2002 il processo si conclude definitivamente con il proscioglimento di Berlusconi per intervenuta prescrizione del reato. Il proscioglimento di Berlusconi è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Il processo, infatti, si è interrotto quando ancora il dibattimento era in pieno svolgimento ed una sentenza di primo grado dunque era ben lungi dall’essere emanata. Tale conclusione anticipata è dovuta al fatto che nel gennaio 2002 il Consigl dei Ministri del governo presieduto da Berlusconi approvò, rendendole immediatamente operative, le nuove norme in materia di riforma del diritto societario, in ossequio alla legge delega approvata dal Parlamento nell’ottobre 2001 che imponeva al governo di adottare le nuove misure entro il 3 ottobre del 2002. La riforma del diritto societario ha comportato una diversa valutazione del reato di falso in bilancio, con modifiche incidenti anche in materia di prescrizione. Se dunque prima della riforma il reato contestato a Berlusconi si sarebbe prescritto nel 2004 (dopo sette anni e mezzo dalla supposta commissione), adesso i termini erano ridotti di tre anni. Pertanto, il Tribunale non ha potuto che adempiere all'obbligo, contenuto nell'articolo 129 del Codice di procedura penale, di dichiarare la presenza di una causa di estinzione del reato in ogni stato e grado del processo. Per tale ragione, il governo è stato accusato di aver approvato una legge ad personam. Medusa cinematografica Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. Assoluzione nel giudizio di appello, con sentenza confermata dalla Cassazione. Falso in bilancio nell'acquisto dei terreni di Macherio Nel gennaio del 1999 Berlusconi è stato accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate dal PM Francesco Saverio Borrelli è scattata la prescrizione. In appello, in data 29 ottobre1999, è stata confermata l'assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio; per l'altro invece è stata concessa l'amnistia come conseguenza del condono fiscale del 1992 Lodo Mondadori Berlusconi era accusato (assieme a Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora e Vittorio Metta) di concorso in corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter del codice penale), per aver pagato i giudici di Roma in modo da ottenere una decisione a suo favore nel giudizio di impugnazione per nullità del Lodo Mondadori, dal cui esito dipendeva la proprietà della casa editrice. La posizione di Silvio Berlusconi è stata stralciata in seguito alla sua nomina a Presidente del Consiglio, e ad interminabili contrasti tra il Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica presso lo stesso Tribunale e la Presidenza del Consiglio, che hanno portato anche all'intervento della Corte Costituzionale in sede di soluzione di confitti di attribuzione tra poteri dello Stato. Il giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, concludendo che la corruzione pluriaggravata ipotizzata dal Pool per il caso Mondadori «non sussiste». In udienza preliminare il giudice Rosario Lupo ha bocciato la Procura. La Corte d'appello, su ricorso della procura, decide nel giugno 2001 che per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; in primo grado Cesare Previti è stato condannato, mentre per questo stesso episodio Berlusconi, grazie alla concessione delle attenuanti generiche, ha ottenuto la prescrizione del reato di corruzione semplice (poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 7 anni e mezzo) ed ha evitato una eventuale condanna. La sentenza di appello del processo Mondadori a carico di Previti, confermata dalla Cassazione, dice esplicitamente che il Cavaliere aveva “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto la sentenza afferma che “la retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”, cioè di Silvio Berlusconi. I giudici della V sezione della Corte d'Appello hanno infatti ritenuto che nei confronti di Silvio Berlusconi fosse ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello più grave di corruzione in atti giudiziari, in quanto non sono stati provati i provvedimenti giudiziari oggetto della corruzione. Hanno inoltre confermato il riconoscimento delle attenuanti generiche, al quale consegue la prescrizione del reato. La Corte Suprema di Cassazione ha infine confermato la sentenza d'appello. Segue un estratto della sentenza definitiva: «Il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è nel frattempo diventato Presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo». La sentenza a carattere esecutivo del Tribunale di Milano, depositata il 3 ottobre 2009, nella causa civile promossa da Cir contro Fininvest, stabilisce che la Fininvest di Silvio Berlusconi deve risarcire circa 750 milioni di euro (749.955.611,93 euro) alla Cir di Carlo De Benedetti per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del lodo Mondadori.

 

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi


martedì, 21 luglio 2009

... serenata dedicata agli innamorati * * *

Napoli è, per definizione, la città del sole e dell’amore, quindi anche la città del canto, ispirato da elementi come la luce, il calore, e l’amore, di cui la città è bandiera. L’origine mediterranea ha nelle sue pieghe cadenze di provenienza dall’oriente e dall’occidente, dalla Grecia e dalla Spagna. Questi elementi si sono fusi, nel passaggio attraverso il golfo di Napoli, dando vita ad un canto inconfondibile, con caratteristiche di dolcezza e allegria tendente alla malinconia.
La prima vera grande espressione musicale della canzone napoletana avvenne con la comparsa della villanella, di origine cittadina, quindi popolaresca, o di origine paesana e campagnola, quindi popolare. Contadine si accompagnavano con nacchere e tamburelli e raccontavano scene di vita campestre in pubbliche feste, o durante balli, o canzoni d’amore, più dolci, sottolineate dal liuto o dal calascione. 
Verso la fine del secolo XVI, la villanella si trasformò in canzonetta e si modellò sul tipo strumentale di un’aria per danza.

La serenata paesana veniva considerata un rito attraverso il quale i due fidanzati si impegnavano al cospetto del mondo e degli uomini in una promessa d’amore. Dopo il chiaro consenso della famiglia dell’amata il giovane poteva esibirsi, con l’aiuto di musici e amici. Senza il consenso esplicito veniva considerata una serenata a dispetto, che avrebbe potuto provocare reazioni, anche gravi, da parte dei parenti della giovane.

"Luna caprese", serenata dedicata agli innamorati, che davanti alla bellissima luna di Capri riescono a vivere appieno il loro amore!!!

Ohéee!...
Cu me cantate 'sta canzone...
vuje ca suffrite 'e ppene de ll'ammore...
Capre,
ve pò 'ncantá cu na parola...
Só' accumparute 'e stelle a primma sera,
tutta Tragára luce 'mmiez'ô mare...
na fascia 'argiento sott''e Faragliune
e nu mistero 'int'a 'sta notte chiara.
Notte 'e silenzio e i', mo, chesta canzone,
cantá vulesse a chi mm'ha affatturato...
Tu, luna luna tu, luna caprese,
ca faje sunná ll'ammore a 'e 'nnammurate...
adduorme a nénna mia ca sta scetata
e falla 'nnammurá cu na buscía.
Tu, luna luna tu, luna busciarda,
famme passá sti ppene 'e gelusia
e fa' ca nénna fosse tutt''a mia...
Tu, luna luna tu...Luna caprese!...
E mo ca pure 'o mare s'è addurmuto
e 'e nnuvole, li stelle, hanno stutato,
dint'a sti bbracce meje, passione amara,
io te vurría tené cu nu respiro...
Ma è inutile, è destino, ca stu core,
canta surtanto pe' chi dice no!
Tu, luna luna tu, luna caprese,
..................................................

testo originale di Ricciardi_Cesareo


domenica, 24 maggio 2009

ZEN - IKI_Geisha

giuli_scoglio

ELOGIO ALL'AMORE PROFONDO

L’amore si dice che sia un’arte, la suprema delle arti, e come tale va appresa, praticata e continuamente rinnovata. Taluni pensano che l’amore sia innato in ciascuno di noi o che sia nel DNA, ma anche se un giorno si trovasse il gene dell’amore, questo deve sempre prendere forma e manifestarsi per essere vissuto. Un termine giapponese che rappresenta bene l’arte dell’amore e dell’amare è: Iki. Il concetto giapponese di Iki è qualcosa di raffinato e personale che trascende il mondano e la quotidianità, per entrare nell’amore personale assoluto.
Il termine definisce bene la capacità di essere profondi e nello stesso tempo di saper far affiorare ciò che serve all’amore. Il termine, che in cinese é Sui, diviene Iki in Giappone nel periodo Bunka–Bunsei (1804-1830). Pronunciato alla Cinese Sui indica "Cose degne di particolare attenzione" forse dall’abbreviazione di Bassui (eccellente).

Il termine compare nella letteratura giapponese per indicare persone assai esperte nell’arte dell’amore e profonde conoscitrici delle emozioni umane. Iki è capacità di destreggiarsi emotivamente nelle situazioni difficili dell’amore, la capacità di coniugare spontaneità ed artificio, quest'ultimo finalizzato sempre alla buona riuscita e al mantenimento dell’amore. Iki/Sui riassume l’essenza della cultura giapponese, in quanto racchiude in sé seduzione, energia spirituale, rinuncia, le tre virtù tradizionalmente espresse dalle figure emblematiche: la geisha, il samurai, il monaco. Vivere Iki nell’amore e nell’amare significa vivere ogni cosa nel profondo con estremo sentimento e raffinatezza, ma significa anche saper comunicare tutto questo alla persona amata nel modo giusto e nei tempi giusti, senza sopraffare o essere sopraffatti. I due elementi Iki nell’amore sono Hari e Bitai.

Hari, lo spirito, indica uno stile risoluto, deciso e inflessibile, ma al tempo stesso pacato ed equilibrato. Il proprio stile d’amare inconfondibile, personale, non condizionato dalla società, dalle telenovela o dai baci perugina, il coraggio di amare come si sente dal profondo del cuore. Ogni persona ha il suo modo di amare e non deve modellarlo su schemi o valori non suoi, nessun artista è mai diventato tale ricalcando gli stili comuni e non suoi per paura di non essere compreso. Se amare è un'arte bisogna essere artisti non fotocopiatori. 

Bitai, lo charme, cioè la capacità di relazionarsi con la persona amata trasmettendo il proprio eros, come sentimento d’amore e come erotismo. Non è così facile come può sembrare riuscire a comunicare il proprio amore ed il proprio erotismo femminile o maschile, in una società che vive di stereotipi. Trasmettere il proprio messaggio d’amore libero e incondizionato non imprigionato in schemi, è un'arte da apprendere, ma se si farà sviluppare Hari, lo spirito deciso e risoluto del proprio amare, si riuscirà a far nascere e comunicare l'Amore.

Maestro Tetsugen Serra

Espressione dell’IKI

La Geisha, letteralmente "esperta nelle belle arti", è l’incarnazione di un canone estetico, l’Iki, che è l’essenza stessa dell’essere giapponese.
Maestra di una seduzione spiritualizzata che rivela la fragilità della carne e allo stesso tempo esprime la forza dello spirito, studia la parte coinvolgendo tutto il suo essere e penetrando perfino nella modulazione del respiro, ora leggero, lieve, ora vivo, affannoso, seppure impercettibile.
La sua silhouette deve essere snella, sottile e slanciata, il volto affilato; le sue guance, dal colore "del pallido fior di ciliegio" o "glaciali da somigliare all’autunno" devono essere capaci di orchestrare tutta una gamma di sorrisi dalla tonalità malinconica fino a quella briosa; la sua bocca va modellata in modo da mostrare col ritmo dell’incresparsi delle labbra, rilassatezza e tensione assieme. I suoi occhi devono assumere quella specie di bagliore che da solo sa evocare la dolcezza del passato; il suo sguardo usa sapientemente del movimento della pupilla per lasciar scorrere la civetteria.
La sua voce è quella del mezzo soprano che ha qualcosa di profondo ed espressivo assieme, il suo modo di parlare è particolarissimo, così che dalla cadenza delle parole nasca un contrasto tra la parte pronunciata in modo strascicato e quella troncata bruscamente.
I suoi capelli corvini, disprezzatissimi quelli biondi dal pacchiano colore dell’oro, possono essere acconciati "a crocchia a foglia di gingko", "a crocchia da camerino di teatro", oppure "shimada schiacciata" e "shimada semplificata", due tipi di pagnottelle gonfie.
I suoi piedi anche d’inverno sono nudi, mentre il corpo è interamente coperto dal kimono per esprimere la dualità della seduzione. Questo rapporto fra kimono e piedi nudi è di segno del tutto opposto alla sfacciataggine di stampo occidentale che fa indossare calze e scarpe a dei corpi nudi o quasi.
La Geisha peraltro, per distinguersi dalle prostitute deve avere un aspetto poco appariscente e quindi anche i colori del suo abito saranno delicati, sobri e preferibilmente tono su tono.
Il colletto del kimono deve essere scostato sul retro in modo da lasciare scoperta la nuca, perché esibire l’attaccatura dei capelli è molto seducente e poi per suggerire in modo discreto un varco che conduce alla intimità del corpo.
Con sapienza, di sfuggita, a tempo col passo, mostra lo scarlatto degli indumenti intimi, costituiti da una fascia in crespo di seta che cinge i fianchi fra il "candore di neve" della sua pelle.
Innumerevoli sono i particolari, gli atteggiamenti, le posture, i gesti che contraddistinguono la Geisha, che deve esprimere emblematicamente in sé quell’insieme di sfumature che noi occidentali definiamo col termine di "grazia".
L’Iki è il suo stile di comportamento, la quintessenza della seduzione che ignora le mediocri certezze della realtà e che esige un’anima libera, disponibile al mutamento, e che si traduce nella capacità di saper coniugare spontaneità e artificio, raggiungendo quel grado di raffinatezza supremo che riassume l’essenza della cultura giapponese.

Frammenti d'Oriente, febbraio 1998


sabato, 09 maggio 2009

"Dreamsville"_ Dolcenotte!!

La danza della femminilità
La danza del ventre è una via per la scoperta della femminilità. Aiuta a conoscere il proprio corpo, insegnando a muoversi con energia, ritmo e sensualità.

Tara ed il Culto della Femminilità nel Buddismo

Nel Buddismo, malgrado la riluttanza dei maestri nell’ammettere le donne nell'ordine, la femminilità fu una necessità psicologica e fu inclusa nella relativa struttura spirituale. La compassione, l’aspetto più tenero dell’essere, sia umano che divino, che era il cuore del Buddismo, si rivelò al meglio nella struttura femminile. Quindi, nel corso del tempo, il femminile dominò così tanto l’ambiente buddista che persino immagini di alcune divinità maschili, come Avalokiteshvara, furono concepite con sembianze un pò femminili nella loro figura e come aspetto essenziale della personalità. La tenerezza e la grazia prettamente femminili con cui le successive immagini buddiste furono concepite, definiscono l'epitome dell’iconografia e dell'arte buddista. Dopo benevolenza e protezione, altre virtù che rappresentavano meglio la femminilità furono aggiunte a quella cardinale della compassione. Questo aspetto femminile fu più diversificato e spinto, col risultato che durante la fase Mahayana, ancor più nel Buddismo Tibetano, il numero di divinità femminili raggiunse il migliaio. Tara, la principale dèa buddista concepita con una vasta gamma di attributi e aspetti personali, ha nel Buddismo la stessa importanza di Devi o di Durga nel Brahmanesimo. Mentre le varie dèe Brahmaniche assomigliano a differenti forme di Devi, la maggior parte delle divinità buddiste appaiono come ‘bheda’ (manifestazioni) di Tara. Poichè la Devi ha preceduto tutte le divinità, Tara come Prajnaparamita-Perfezione di Saggezza e del più alto principio metafisico, è ritenuta avere priorità persino sul Buddha. Come la Devi che rivelò a Vishnu chi egli fosse e per quale motivo era lì, Tara nel Buddismo è la luce e la fonte principale di Buddhità e quindi di tutti i Buddha. Come Devi, che è consorte di Shiva, Tara, in tibetano Dolma-la liberatrice, è stata concepita come consorte di Avalokiteshvara. Come Devi che è la madre degli dèi di ordine più alto, anche Tara è la madre di tutti i Buddha e Bodhisattva, almeno nel Buddismo Mahayana. Tara ha avuto una presenza antica nel pantheon buddista; tuttavia fu in gran parte dopo l'emersione del culto di Devi intorno al sesto-settimo secolo che Tara assurse ad uno ‘status’ alla pari con ogni altra divinità buddista e a volte fosse venerata come il grande Maestro stesso. Il Buddismo tibetano ha migliaia di divinità con identità locali; però Tara è una divinità nota a tutti ed il suo mantra (Om Tare Tuttare Ture svaha) è recitato da tutte le bocche. Nel Tibet è quasi una divinità nazionale.

Sull'origine di Tara prevale una certa ambiguità rispetto al luogo ed al periodo. Il Buddha fu restìo ad ammettere le donne nel Sangha. Perciò, anche l’antico principio del culto di adorazione femminile non potè che essere una remota possibilità. Gli studiosi occidentali, fuorviati dalle sue rappresentazioni in pietra del settimo o ottavo secolo, fissano la sua origine a quel tempo ed in un qualche luogo nella regione himalayana, probabilmente Tibet e dintorni. Senza dubbio antiche rappresentazioni pittoriche di Tara, nelle caverne a Nishik, Ellora, Kanheri ecc., sono databili al sesto-settimo secolo, ma un concetto o un principio metafisico che emergesse così estesamente e con tale preminenza nell'arte, in simultaneità alla sua origine, è qualcosa difficile da concedere. Tara ebbe la sua origine nei secoli che precedettero l'Era Comune, forse come culto già prevalente fra gli aborigeni o altri popoli, che il liberale Buddismo prontamente adottò. Essendo sempre più forte e popolare il culto di Tara assorbì altri simultanei culti simili ed emerse come il più potente. Le trasformazioni visive di Tara emersero in seguito, non prima del quarto secolo, almeno. Le primitive immagini di Avalokiteshvara sono senza Tara, il che suggerisce che la sua forma come consorte di lui fu uno sviluppo successivo, forse per inseguire il modello Ardhanarishvara di Shiva e Shakti. A parte le allusioni accademiche che l’adorazione di Tara sia stata fatta rivivere in Tibet da Nagarjuna, il fondatore della scuola Madhyamika, l'origine di Tara è presente in parecchi interessanti miti. Si dice che tutte le creature del mondo abbiano cominciato a deplorare Avalokiteshvara quando egli stava per raggiungere il nirvana, la liberazione finale. Avalokiteshvara le ascoltò. Il suo cuore si fuse nella compassione per la loro sofferenza e le lacrime che scesero dai suoi occhi si sono trasformate in Tara. La Tara nata in questo modo era l'essenza dell'essenza della compassione. Lo Swatantra-tantra rileva la sua origine nel lago Cholana, posto sul versante occidentale del monte Meru, sul confine Indo-Tibetano, che aveva intorno a sé parecchi laghi e molti monasteri. La gente che viveva là cercava una divinità per essere aiutata a traversare questi laghi. Alla fine, il loro desiderio ebbe l’accoglimento divino. Sula riva destra del lago Cholana vicino al villaggio di nome ‘Tar’ c’era una montagna. Un giorno la gente vide su di essa ventuno figure della déa Tara, che era entrata in esistenza da se stessa. Da allora, la grande dea fu sempre là per aiutare ad attraversare i laghi. Essenzialmente, questa forma di Tara è la sua forma originale. La radice 'tri' da cui si è sviluppato il termine Tara significa proprio 'attraversare a nuoto'. Tutti i suoi popolari nomi in Tibet, in Cina, in Corea e in Giappone hanno questo significato. Essa era particolarmente popolare nelle isole, come Giava, forse per assistere le persone contro i mari tempestosi. Nel Buddismo, quest’aspetto non era così significativo, ma come 'Tarini' lei rendeva i suoi devoti capaci di ‘attraversare il bhavasagara, l'oceano della vita. Benchè innumerevoli, le forme principali di Tara sono cinque: Sita o Tara bianca, Shyama o Tara verde, Bhrakuti o Tara gialla, Ekajata o Tara blu, e Kurukulla o Tara rossa. Tara bianca si manifesta in sette forme, Tara verde in dieci, Tara gialla in cinque, Tara blu in due e Tara rossa appena in una sola forma.


lunedì, 04 maggio 2009

Resta come sei!!!!

giuli_5elementi

L’UOMO: MICROCOSMO NEL MACROCOSMO

Il pensiero medico cinese è basato sulla premessa che la vita accade all’interno dell’universo: in esso tutte le cose sono collegate e reciprocamente dipendenti.
All’interno dell’universo la Natura è un unico sistema unificato, è in costante movimento e segue schemi ciclici che descrivono il processo di trasformazione.
La filosofia che sottende la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha riunito in un semplice codice simbolico 5 sistemi omogenei di riferimento: è la teoria dei Cinque Elementi, detta anche dei cinque Movimenti o delle cinque Nature.
Questa teoria amplia le possibilità di analisi e di interpretazione dei fenomeni reali al di là delle categorizzazioni possibili con la teoria dello yin-yang.
Il numero 5 secondo la tradizione numerologica esoterica può essere correlato con tutti i fenomeni della dinamica dell’universo; nel pensiero cinese ritroviamo la concezione dei cinque elementi come descrizione della composizione di base del mondo materiale, fatto appunto di Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua.
La filosofia della MTC è una metafora, una favola per farci comprendere che l’uomo è parte della Natura, microcosmo nel macrocosmo; l’obiettivo principale è aiutare la persona a riconoscere il proprio ruolo in quanto parte integrante di una struttura universale e a mantenere e favorire l’integrazione di tutti i vari aspetti di tale struttura.
La Natura e il Cosmo sono regolati dalle stesse leggi che regolano la vita di ogni individuo; l’osservazione della Natura permette quindi di estrapolare leggi valide anche per l’uomo.
La conoscenza del codice simbolico manifesto nella teoria dei Cinque Elementi, che includono organi, visceri, organi di senso, funzioni metaboliche, emozioni, spiritualità ecc., permette di comprendere ogni singola persona e i suoi squilibri.
Digitopressione, Tuina, Riflessologia e Shiatsu rappresentano l’aspetto manuale della MTC: l’obiettivo è sempre comprendere la persona a livello fisico, emozionale, psicologico e spirituale.
L’uso delle mani consente di percepire attraverso il contatto le sottili qualità delle vibrazioni che definiscono i vari livelli di consapevolezza; la teoria aiuta a tradurre tali esperienze vibratorie in informazioni che integrano la comprensione del ricevente.
Il “tocco” in questo modo produce un permanente collegamento empatico tra praticante e ricevente, che costituisce una base fondamentale delle discipline.
L’intuito e la manualità sono componenti essenziali per l’operatore, tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza della conoscenza: la componente teorica coinvolge attivamente l’intelletto conscio e impegna la parte razionale della mente in un’attività all’interno di una struttura teorica volta a confermare e sostenere l’intuitivo senso terapeutico. È necessario che la teoria, la pratica e l’intuizione si fondano assieme affinché mente, corpo e spirito possano lavorare assieme per creare il potenziale per il benessere.


L’uomo, in quanto parte della Natura, è composto anch’esso degli stessi elementi e quindi, studiando la natura si studia l’uomo.
Nel mondo e nell’uomo i cinque elementi sono collegati alle cinque stagioni, e cinque sono i climi, i colori, i sapori, gli odori, ecc.
Come nelle stagioni ci sono i climi che influenzano l’ambiente naturale, nell’uomo ci sono le emozioni, forze originarie all’interno della psiche umana che influenzano l’ambiente interiore.
Le emozioni sono immateriali eppure palpabili; sono difficili da definire in categorie, ma hanno effetti profondi e tangibili.
Le emozioni sono spesso appropriate, ma quando sono in eccesso oppure in deficit dominano l’esperienza interiore e il comportamento esteriore: questo scombussola il fluire armonioso del ki (energia) generando squilibrio.
In MTC le cinque emozioni sono considerate una delle maggiori influenze sullo stato di salute e malattia.

La Gioia: Emozione del Fuoco

L’emozione è la risposta fisiologica e psicologica dell’individuo di fronte a una situazione di interazione ambientale. L’emozione fa dunque parte della vita psichica dell’uomo.
Il termine di origine greca psiche significa respiro, soffio e riconduce all’idea del respiro vitale, dell’anima in quanto originariamente identificata con quel respiro: è l’elemento animatore del corpo.
La Medicina Tradizionale Cinese abbina ad ogni elemento della pentacoordinazione un’emozione; la gioia è l’emozione dell’elemento Fuoco ed è veicolata dallo Shen.
Lo Shen, tradotto a volte come energia mentale a volte come spirito, è la coscienza della propria esistenza; tale coscienza presenta un aspetto Yang (le motivazioni dell’esistenza, la percezione del vivere) ed un aspetto Yin (le condizioni dell’esistenza, l’essenza vitale di ogni persona). La capacità di percezione/risposta dell’organismo, sia automatica che cosciente, garantisce l’esistenza; d’altronde ogni parte del corpo, ogni cellula vive proprio perché stimolata e collegata al tutto.
All’elemento Fuoco è collegato l’organo meridiano Cuore, che alberga lo Shen fungendo da matrice materiale della psiche e che spinge il sangue, comunicando in questo modo con tutte le cellule dell’organismo.
La gioia, emozione del Cuore, è uno stato di tranquillità, una sorta di contentezza di vivere comunicata alle cellule attraverso il sangue e alla psiche attraverso lo Shen: essa contribuisce a realizzare il destino di ogni uomo e a sancire il suo legame con il Cielo e con la Terra.

Il Pensiero Riflessivo: Emozione della Terra

L’Elemento Terra è il fondamento dell’esistenza fisica, poiché rappresenta la stabilità, la sicurezza e il sostegno nella vita dell’essere umano.
La Terra è fertile: da lei provengono le piante che danno nutrimento, le acque che dissetano, i minerali e i metalli che arricchiscono la vita.
La fertilità è il dono dell’elemento Terra: incarna la capacità di ricevere, elaborare e dare nutrimento al corpo e alla mente. L’ideogramma cinese corrispondente pensiero riflessivo contiene le radici del cuore e del cervello; indica la giusta mediazione tra il sentimento e la ragione: pensare prima di agire; ricevere e dare nella stessa misura per mantenere l’equilibrio dell’insieme.

La Tristezza: Emozione del Metallo

L’emozione associata all’Elemento Metallo è la tristezza.
Nel ciclo della vita nascita, crescita, maturità, declino e morte che si manifesta nelle stagioni, il Metallo rappresenta la fase del declino autunnale, in cui è normale provare tristezza.
All’elemento Metallo sono associati il Polmone (che attraverso il respiro svolge il compito di assorbire il più prezioso dei componenti della Natura: il ki dell’universo) e l’Intestino Crasso, che lavora per espellere dal corpo e dalla mente tutto quello che non serve più.
Nell’esistenza umana la tristezza è inevitabile, ma se il Metallo è armonioso ci si adegua ai cambiamenti, perché ad ogni perdita corrisponde una nuova entrata.
L’energia del Metallo non evita l’esperienza della tristezza, ma impedisce che vi si rimanga intrappolati, mantenendo l’apertura a nuove possibilità.

La Paura: Emozione dell’ Acqua

La paura fa parte dell’istinto di sopravvivenza. Per la Medicina Tradizionale Cinese la paura è l’emozione dell’Elemento Acqua, che rappresenta l’origine della vita; all’Acqua appartiene l’organo meridiano “Rene”.
Il Rene conserva l’energia sorgente, il “soffio originario” dell’uomo e del cosmo; tale energia ha il compito del mantenimento della specie (ereditarietà) e contemporaneamente la funzione di programmare lo sviluppo di ogni uomo secondo il suo irripetibile programma genetico.
I reni reggono dunque la nascita, la crescita, lo sviluppo e la riproduzione.
Una paura intensa provoca rilascio dell’energia originaria: una scarica di adrenalina che rende pronti all’azione per salvaguardare la vita; le scorie vengono eliminate, i processi digestivi sospesi e si è pronti all’azione, secondo quella che è una normale reazione in una situazione di pericolo.

La Rabbia: Emozione del Legno

La caratteristica dell’Elemento Legno è l’identità individuale; infatti, pur essendo parte integrante della Natura, ogni singola specie e ogni singolo individuo possiede forma e aspetto propri e unici.
Lo stesso elemento dona la capacità di lavorare per il proprio benessere e per quello delle altre forme di vita che condividono e creano l’ambiente, poiché solo in questo modo si garantisce la sopravvivenza.
Nell’uomo questi aspetti si manifestano con la capacità di armoniosa coesistenza e con l’impulso a esprimere la propria individualità.
L’istinto ad esprimere la propria autonomia può essere represso dalle figure autoritarie che ci circondano, e manifestare apertamente la propria “giusta rabbia” rappresenta un modo per essere ascoltati e considerati.
Quando l’individuo viene riconosciuto e incoraggiato ad essere se stesso la rabbia non costituisce un problema, in quanto le qualità positive del Legno (creatività e coesistenza armoniosa) possono funzionare apportando il massimo beneficio.

Elena Pagliuca



Resta come sei - Stadio

che cos’è che ti manca
cos’è che vorresti e non c’è
che cos’è che ti stanca
che cos’è che vorresti per te
che cos’è quella smania che hai dentro
che ti spinge a inseguire la felicità
e com’è che poi lasci le cose molto spesso a metà

che cos’è quella noia
che cos’è quella malinconia
e com’è che ci pensi
però non sai mai andar via
che cos’è quella cosa che hai dentro
che ti spinge a cercare ancora la verità
che ti porta a volere ogni volta più giustizia e onestà

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei

che cos’è che pretendi da una vita che hai inventato da te
e che cosa ti resta quando hai preso tutto quello che c’è
perché in fondo cammini da solo
inseguendo nient’altro che la libertà
perché in fondo a te stesso ormai dici solo la verità

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei!


martedì, 21 aprile 2009

Isis Wings!!!

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Inno a ISIDE

Perché io sono la prima e l’ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

(III-IV secolo a.C. - rinvenuto in Egitto a Nag Hammadi)

Iside era una dea alata che ha rappresentato tutto ciò che era visibile, la nascita, la crescita, lo sviluppo e la forza. Con le sue ali era una dea del vento. Ogni qualvolta voleva poteva trasformare se stessa in uccello alato. ISIDE o Isis o Isi (in lingua egiziana Aset cioè trono), originaria del Delta, appartiene alla categoria delle grandi Dee Madri; nella mitologia egizia è la dea della maternità e della fertilità che insegnò alle donne d'Egitto l'agricoltura. 
Divinità in origine celeste, associata alla regalità, faceva parte dell'Enneade. 
Tuttavia le sue imprese e i suoi attributi fanno di lei l'archetipo per eccellenza dell'anima compagna. La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita.
Iside rappresenta la ricerca suprema dell'anima gemella, l'uso consapevole del potere femminile dell'amore e del misticismo. Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Iside dalle braccia alate, prima figlia di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e del dio della piccola terra Geb, nacque nelle paludi del Nilo il primo giorno di uno dei primi anni della creazione.
Fin dal principio Iside rivolse un occhio benevolo sul popolo della terra, insegnando alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere e ad addomesticare gli uomini a sufficienza per riuscire a vivere con loro. La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta dall’inondazione delle sue rive.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione. Tutti amavano Iside e Osiride; tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello.

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Il mito di ISIDE

Il mito della creazione legato all'Enneade narra che in principio vi era il Nun, il caos incontrollato, elemento liquido e turbolento, il non creato. Dal Nun emerse una collinetta dalla quale nacque Atum (visto come Atum-Ra). Quest'ultimo con la sua saliva diede vita a Shu (l'aria) e Tefnut (l'umido), i quali a loro volta generarono Geb (la terra) e Nut (il cielo).
Il mito racconta che questi ultimi se ne stavano sempre uniti e impedivano alla vita di germogliare, così Atum ordinò al loro padre, Shu, di dividerli. Con le mani Shu spinse Nut verso l'alto facendole formare la volta celeste e con i piedi calpestò Geb tenendolo sdraiato. In questo modo l'aria separò il cielo dalla terra. Geb, il dio della terra, e Nut, la dea del cielo, a loro volta generarono due figli, Osiride e Seth, e due figlie, ISIDE e Neftis. ISIDE sposò Osiride, e Neftis sposò Seth. Osiride governava con saggezza la terra ereditata dal padre. Osiride era un dio pastorale e a lui si rivolgevano gli agricoltori e i pastori perché i loro raccolti fossero abbondanti e le greggi si moltiplicassero. Così benigno e cordiale era questo dio che spesso andava tra gli uomini per infondere loro il suo stesso amore per la natura e insegnare l'arte per rendere fertili i campi e feconde le greggi. Né si limitò alla sola terra d'Egitto ma andò tra gli altri popoli, e da tutti ricevette gratitudine e onore. Disgraziatamente aveva un fratello malvagio ed invidioso, Seth, il quale, durante una sua assenza non fece altro che pensare come avrebbe potuto prendere il suo posto per ricevere dagli uomini gli stessi onori. Quando Osiride tornò Seth si mise ad insidiarlo con mille astuzie per riuscire nel suo intento: fece costruire un magnifico sarcofago che aveva le dimensioni esatte del corpo di Osiride e, durante un banchetto, promise di regalarlo a chi sdraiatosi in esso lo avrebbe riempito perfettamente. Molti ci provarono ma il sarcofago risultava sempre o troppo grande o troppo stretto; infine anche Osiride fece la prova ma, quando già si rallegrava di aver vinto la gara, gli amici di Seth chiusero a tradimento il sarcofago, lo portarono sulle sponde del Nilo e lo gettarono nelle acque del fiume in piena.
ISIDE, che quella sera non era presente al banchetto, dopo aver atteso per qualche tempo sognò Osiride che le rivelò in sogno il responsabile dell'omicidio. Si mise quindi alla sua ricerca per tutto l'Egitto, ma invano. Alla fine arrivò sulle coste della Fenicia e lì ritrovo la salma che era stata trascinata dalle correnti marine.
ISIDE riportò a casa il cadavere a cui diede sepoltura nelle paludi del delta del Nilo. Ma Seth non era tranquillo, andò dunque alla sepoltura e tagliò il corpo del fratello in quattordici pezzi che disseminò per tutto l'Egitto. Quando ISIDE lo seppe riprese le sue peregrinazioni finché non riuscì a rintracciare tutte le membra del marito, e una volta ricomposte, agitando le sue ali avvolse sulla salma un vento vitale e lo baciò tanto appassionatamente che la componente divina di Osiride trapassò nell'al di là.
Tornato in vita Osiride denunciò Seth al tribunale degli dei ma poiché neppure un dio può continuare a vivere sulla terra quando ha conosciuto la morte, Osiride divenne il signore del mondo sotterraneo e dei morti lasciando al suo ultimo figlio, il piccolo Horus, il compito di vendicarlo.
Il piccolo Horus fu allevato segretamente nelle paludi del delta dove la madre lo aveva fatto rifugiare temendo Set, e quando fu in età da poter affrontare la lotta si presentò per sfidare in battaglia il malvagio zio. Feroce fu la lotta ma Horus risultò vincitore e il saggio dio Toth ridiede la vista a uno dei suoi occhi ferito nel combattimento. Poi lo condusse davanti al concilio degli dei che accolsero Horus con grande festa. Tuttavia Seth cercò di portare contro di lui false accuse così ne seguì un processo che durò ottanta anni finché ISIDE andò segretamente sull'isola in cui si teneva il processo e assunse le sembianze di una mortale presentandosi a Seth e dicendo: "signore, io sono la moglie di un bovaro, mio marito è morto e il mio unico figlio sorveglia il bestiame di suo padre, però è arrivato uno straniero il quale si è impadronito delle nostre stalle e ha detto a mio figlio che lo batterà e si prenderà tutto il bestiame." allora Set rispose : "se è ancora in vita il figlio del padrone mai si dovrà dare il bestiame allo straniero." a queste parole ISIDE si rivelò gridando : "Seth tu hai pronunciato la tua condanna!" e infatti tutti gli dei riconobbero che Set così dicendo aveva pronunciato la sentenza contro se stesso.
Seth sconfitto fu accecato ed esiliato e continuò ad esistere in quanto rappresentazione del male. Horus fu riconosciuto sovrano del mondo terreno così come il padre suo era sovrano del mondo sotterraneo e da allora i re egiziani si proclamarono successori di Horus.

ricerca dal web e da: 

http://www.ilcerchiodellaluna.it


martedì, 14 aprile 2009

La clog dance...tip tap!!!

 Storia del TIP TAP

Parola onomatopeica perchè riproduce il suono della scarpa battuta ritmicamente sul pavimento. Si tratta di un'azione di percussione effettuata alternativamente col tacco e con la punta.

I balli basati sul passo 'sonoro' tacco-punta, erano presenti in Europa già all'inizio del XIX secolo. Pare che la patria di questo tipo di ballo sia l'Irlanda, dove, già alla fine del 1500, si ballava la famosa giga (jig), una danza di ritmo ternario, in tempo di 6/8, che diventò danza di corte durante i secoli XVII e XVIII.
Indipendentemente dai nomi, diversi l'uno dall'altro, a seconda della regione geografica, la tecnica era sostanzialmente la stessa: utilizzare i piedi al posto degli strumenti di percussione. I nomi rimasti famosi, fra questi balli di varia origine, sono:
- zapateado: figura presente nel flamenco spagnolo;
- giga irlandese o clog dance, da cui è nato il tip tap. La storia del tip tap nasce proprio nel contesto dei balli a podo-percussione.

C'era una volta la clog dance
La clog dance è la famosa danza degli zoccoli nata alcuni secoli fa in Irlanda. Era la danza delle popolazioni contadine che la eseguivano nelle più importanti ricorrenze con una tecnica particolare e del tutto originale rispetto agli altri balli. Calzando delle scarpe con una doppia suola di legno, i ballerini battevano il pavimento con i piedi ad una velocità impressionante, sui ritmi vivaci. Il record numerico di tali battute arrivava a quattro colpi al secondo ed oltre, fino ad un massimo di 260 al minuto. Il ballo consisteva esclusivamente in questo movimento dei piedi: le altre parti del corpo restavano ferme. In una fase iniziale, per molti decenni, questo ballo veniva eseguito da un solo danzatore, che si esibiva all'interno di un cerchio di persone. Successivamente divenne ballo di coppia e, ai movimenti dei piedi, si unirono quelli delle braccia.

Tra le masse di emigrati irlandesi che si spostarono negli USA verso la metà del XIX secolo, capitarono parecchi ballerini di clog dance. Costoro non rinunciarono al caro ballo della loro terra: lo insegnarono ad altri emigrati e lo introdussero in molti ambienti negri. Alcuni musicisti e danzatori neri ne colsero l'originalità e, in collaborazione con gli irlandesi , ne ricavarono una nuova danza chiamata Tap Dance.

La Tap Dance si diffuse in tutta l'America e, fino alla fine del secolo XIX, fu sottoposta a perfezionamenti tecnici e stilistici. Per potenziare gli effetti delle podo-percussioni si arrivò a concepire (e costruire) particolari scarpe da ballo con dei rinforzi metallici ai tacchi e alle punte.
Nel 1902 l'impresario Ned Wayburn portò la tap dance sulle scene avviando un processo di interesse e di curiosità attorno a questo modo di ballare. Con i primi films di Fred Astaire le masse si avvicinarono molto a questa danza. Negli anni '40 e '50 la tap dance diventò un ballo di moda.
In Europa si diffuse attraverso spettacoli di palcoscenico e films hollywoodiani.
Nel nostro Paese fu portata nelle sale col nome italianizzato di TIP TAP. 

 da www.superballo.it/fuoripista/tiptap.html

Jumpin Jive - Cab Calloway and the Nicholas Brothers

ECCEZIONALE!!!! Fred Astaire definì questa performance

"il più grande numero di danza mai filmato!"

Gregory Hines + Briggs + Slyde + Brown + Sims

Gregory Hines + American Tap Dance Orchestra


domenica, 12 aprile 2009

La vita è bellezza, ammirala! La vita è beatitudine, assaporala! La vita è un inno, cantalo! - Madre Teresa di Calcutta

 

Le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle colorate o dorate hanno un'origine radicata nel lontano passato. In tutto il mondo, ormai, l'uovo è il simbolo della Pasqua. Da sempre le uova sono il simbolo della vita che nasce, ma anche del mistero, quasi della sacralità. L'uovo è sempre stata una figura dai marcati tratti simbolici sin dai tempi antecedenti al sorgere della religione cristiana. Le uova, infatti, hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità, anche molti millenni avanti Cristo: secondo alcune credenze di molte religioni pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati due emisferi che andavano a creare un unico uovo, e le uova costituivano la vittoria della vita. Gli antichi Egizi inoltre, lo consideravano come il fulcro dei quattro elementi dell'universo. Le uova venivano pertanto considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa. La tradizione del dono di uova ebbe inizio ben prima della nascita del Cristianesimo: già fra i Persiani, infatti, era diffusa la tradizione dello scambio di semplici uova di gallina all'avvento della stagione primaverile, seguiti nel tempo da altri popoli antichi quali gli Egizi, i quali consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell'anno, i Greci e i Cinesi. Spesso le uova venivano rudimentalmente decorate a mano. L'usanza dello scambio di uova decorate si sviluppò poi anche, nel Medioevo come regalo alla servitù. Nel medesimo periodo l'uovo decorato, da essere essenzialmente il simbolo della rinascita primaverile della natura, andò ad intrecciarsi con il cristianesimo divenendo il simbolo della rinascita dell'Uomo, di Cristo. Nel Medioevo le uova venivano regalate ai bambini ed alla servitù per festeggiare la Resurrezione. Ancora oggi, in Germania e in Francia, vengono nascoste le uova nei giardini per poi invitare i bambini a trovarle. Nei Paesi Scandinavi le uova sono oggetto di giochi d'abilità ed assumono valenze particolari (andare in chiesa con in tasca un uovo nato il Giovedì Santo aiuterebbe a smascherare le streghe). In occasione della ricorrenza dei morti, celebrata il venerdì successivo al giorno di Pasqua, gli ortodossi usano ancora colorare le uova di rosso e metterle sopra le tombe, quale augurio per la vita ultraterrena. Pare che questa tradizione sia legata ad una leggenda su Maria. Si narra che la Madonna facesse giocare Gesù Bambino con delle uova colorate e che il giorno di Pasqua, tornata sul sepolcro del Figlio, vi trovasse alcune uova rosse sul ciglio. Si racconta, anche, che Maria Maddalena si presentasse all'imperatore Tiberio per regalargli un uovo dal guscio rosso, testimonianza della Resurrezione di Gesù e che Maria, Madre del Cristo, portasse in omaggio a Ponzio Pilato un cesto dorato pieno di uova per implorare la liberazione del Figlio. Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Sempre nel Medioevo si diffuse anche la tradizione della creazione di uova artificiali fabbricate o rivestite in materiali preziosi quali argento, platino od oro, ovviamente destinata agli aristocratici e ad i nobili: Edoardo I d'Inghilterra commissionò la creazione di circa 450 uova rivestite d'oro e donate in occasione della Pasqua. Ma la ricca tradizione dell'uovo decorato è dovuta all'orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dall'attuale zar il compito di preparare un dono speciale per la zarina Maria; l'orafo creò per l'occasione il primo uovo Fabergé, un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo, creato in oro, il quale conteneva a sua volta due doni: una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d'oro. La fama che ebbe il primo uovo di Fabergé contribuì anche a diffondere la tradizione del dono interno all'uovo.

ricerca da web


giovedì, 09 aprile 2009

"Lo Struscio"_e_"La leggenda della pastiera"!!!

 

Come è noto al Giovedì Santo la tradizione pasquale e la liturgia della Settimana Santa prevede che i fedeli vadano a visitare i sepolcri preparati nelle varie chiese, e, secondo un’antica tradizione, bisogna visitare almeno tre chiese, oppure cinque o sette.
Questo rito viene comunemente indicato come il “giro dei sepolcri”, ma a Napoli e in buona parte della Campania si usa anche il termine "struscio". Una delle spiegazioni più plausibili circa l’origine del termine risale addirittura ad un bando del Settecento, quando a Napoli durante la settimana santa fu imposto, così come era già tradizione in Spagna, il divieto di circolare con cavalli e carri, divieto confinato successivamente poi alla sola via Toledo. I fedeli, che in gran numero osservavano il rito dei sepolcri, erano quindi costretti a circolare a piedi lungo la principale arteria cittadina. Il numero di persone era notevole ed il passeggio era lento, si procedeva quindi strusciando, o meglio strisciando i piedi lentamente sul selciato; inoltre le stoffe ancora rigide dei vestiti nuovi indossati per l’occasione, strusciavano tra di loro producendo un suono sommesso.

Regina della pasticceria campana, simbolo della Pasqua napoletana, la pastiera da sempre accompagna la Settimana Santa in Campania con i suoi intensi profumi e l’inconfondibile aroma.
L’origine della Pastiera è antichissima e proviene da culti pagani per celebrare l’arrivo della primavera, ma ha legato il suo mito addirittura alla leggenda di Partenope e della fondazione di Napoli.
La leggenda dice che la sirena Partenope aveva scelto come dimora il bellissimo golfo di Napoli e da lì cantava con voce melodiosa e dolcissima. La gente allora per ringraziarla di questo meraviglioso canto le portò dei doni, sette doni per l’esattezza, come le sette meraviglie del mondo, ognuno dei quali aveva un significato:

1) la farina, simbolo di ricchezza,
2) la ricotta, simbolo di abbondanza,
3) le uova, simbolo di riproduzione,
4) il grano cotto nel latte, simbolo della fusione del regno animale e di quello vegetale,
5) i fiori d’arancio, profumo della terra campana,
6) le spezie, omaggio di tutti i popoli
7) lo zucchero per acclamare la dolcezza del canto della sirena.

La sirena gradì i doni, ma nel raccoglierli li mescolò in un amalgama che le lasciò tra le mani la prima pastiera di cui fu l’inconsapevole autrice.
La pastiera è entrata poi nella tradizione cristiana diventando il dolce con cui festeggiare la Santa Pasqua. Ancora oggi è presente sulla tavola pasquale in tutte le famiglie ed è simbolo di pace.

La preparazione della pastiera è complessa, lunga e laboriosa.
La tradizione vuole che la pastiera si prepari il Giovedì Santo anche perché è un dolce che invecchiando migliora e che si può conservare fino a dieci giorni, ma non in frigo perché altrimenti si rovinerebbe subito.
In un'epoca, nemmeno tanto remota, si usava fare così: si acquistava il grano sfuso che si vendeva nei sacchi di iuta, lo si metteva a bagno in acqua fredda per quindici giorni cambiando l’acqua ogni due giorni. Il grano così ottenuto andava poi scolato, dosato e cotto nel latte. Oggi fortunatamente esistono in commercio delle provvidenziali lattine di grano cotto già pronto per l’uso. La ricotta e lo zucchero venivano mescolati in uno zuppierone di ceramica fino a quando non diventava una crema e l’esperta di casa, che in genere era la nonna, non diceva: “stop, va bene così!”.
Poi si seguiva tutto il rito della complessa preparazione sia del ripieno sia della pasta frolla e si finiva mettendo le tipiche striscioline di pasta sull’impasto che vanno sistemate nella tipica forma di croce di sant’Andrea e fissate benissimo ai bordi della teglia, sia per l’estetica, sia perché devono impedire all’impasto di fuoriuscire.
La pastiera si fa cuocere in particolari teglie di alluminio che si chiamano ruoti ed essendo molto delicata viene anche venduta dalle pasticcerie in questi ruoti il cui costo credo sia incluso nel prezzo della pastiera.
La cottura della pastiera tradizionalmente andava dalle tre alle quattro ore a fuoco basso, ma oggi per i forni moderni vi sono altri tempi.
Le monache avevano una modalità di preparazione tutta - diciamo - particolare: si vociferava – voce di popolo, voce di Dio – che le monache lavorassero la pasta in maniera alquanto insolita: quelle che disponevano di natiche e fianchi più floridi, si sedevano sopra l’impasto che era stato messo sui sedili di marmo del loro chiostro e, sussurrando devote preghiere si dimenavano a lungo e ritmicamente permettendo così alla pasta di crescere rigogliosa.

su: http://diari.portanapoli.com/

"Ma la regina di tutti i dolci, anch’essa nata nella pace dei chiostri, è la pastiera. La sua origine è antichissima e proviene da culti pagani per celebrare l’arrivo della primavera; introdotta poi nell’atmosfera mistica della resurrezione di Cristo, è divenuta messaggio di pace e di grazia sulla mensa pasquale. Le suore ne confezionavano un gran numero per le dimore patrizie e della ricca borghesia; quando i servitori andavano a ritirarle per conto dei loro padroni, dalla porta del convento che una monaca odorosa di millefiori apriva con circospezione, fuoriusciva una scia di profumo che s’insinuava nei vicoli intorno e, spandendosi nei bassi, dava consolazione alla povera gente per la quale quell’aroma paradisiaco era la testimonianza della presenza del Signore."

da: "La cucina del Paese di Cuccagna....” di Loredana Limone

Pasca ‘e ‘na vota

‘Na vota,
c’addore d’‘e sciure arancio
e d’‘e carcioffole arrestute,
sentive ca steva arrivanno Pasca:
‘a festa d’‘a resurrezione
d’‘o Signore e d’‘a natura.
Dint’a ogne casa
se ‘mpastavano ‘e casatielle
e po’, p’‘a gioia ‘e nuje guagliuncielle,
se purtavano a ‘o furno a ‘nfurnà’.
‘O Gioverì Santo
se jevano a fà’ ‘e sepolcre,
cumm’erano belle
chelli chiesie tutt’addubbate!
M’arricordo spicialmente
chella ‘e San Bartummeo,
d’‘e monache ‘e clausura dint’‘o Gesù.
‘O Sabbato Santo,
quanno sunava ‘a Rolia,
ogne mamma diceva: “‘A Rolia sunanno
e ‘o piccerillo camminanno!”
E metteva ‘nterra ‘o criaturo
p’‘o fà’ ‘mparà’ a camminà’.
Da ‘a gru cchiù aveta d’‘o Cantiere,
saglieva ‘ncielo ‘o Giesù Cristo ‘e Rolia.
Po' è venuto 'o Cuncilio Vaticano
e ha ditto ca sti cose erano sbagliate,
però io so’ cunvinto ‘e ‘na cosa:
forse ce steva cchiù fede tanno ca mo.

Bonuccio Gatti