...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

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vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

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Utente: giuli1
amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it

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martedì, 27 ottobre 2009

"Quando pratico, sono un filosofo
quando insegno, sono uno scienziato
quando dimostro, sono un artista".

"Tutti sono in grado di praticare yoga, ma solo uno su un milione può essere davvero chiamato yogin".

B K S Iyengar

 
Lo Yoga è: “Dominio di sé”. Non è una via al rilassamento, al benessere facile e superficiale. Yoga significa smettere di credere nelle debolezze e nelle impossibilità della natura umana. L’immensa conoscenza celata nella tecnica, se privata da una volontà dominante, è svuotata dal suo potenziale. Lo Yoga implica una volontà determinata, che raccoglie il dono provenuto da “oltre” e utilizza la sapienza ricevuta, per piegare l’apparenza di leggi inviolabili, assoggettandole all’unica ed alla più elevata fra tutte: “Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio!”.
Patanjali afferma che lo Yoga è: “Cessazione delle fluttuazioni mentali”. La mente che “mente”, straordinaria manifestazione della Maya universale (illusione cosmica), va soggiogata dalla volontà, allo scopo di aprire un varco alla manifestazione di un’intelligenza superiore, libera e incondizionata dalle apparenze.
Per questo, la radice sanscrita “yug”, è associabile anche al concetto di “giogo”, inteso come il potere della mente (superiore), che ottiene il dominio della natura inferiore; quest’ultima, mossa unicamente dagli istinti primordiali e dai bisogni abitudinari.
Lo Yoga rappresenta una possibilità unica: l’accelerazione di un percorso evolutivo che la struttura psicofisica umana compirebbe altrimenti in secoli o millenni. Lo Yogi e la Yogini, non possono credere nei limiti imposti dalla loro mente. Questa disciplina è un possente addestramento, compiuto per emanciparci dalle piccolezze della nostra natura animale, fatta di paure ancestrali, reazioni meccaniche e comportamenti massificati.
Il vero potere mentale non consiste nel muovere gli oggetti nello spazio o compiere prodigi di varia natura, ma nell’ottenere un’indiscussa autorità sulla nostra struttura psicofisica. “IO PENSO, OSSERVO, AGISCO”. Io! Un Io consapevole e direttivo, focalizzato e non condizionabile. Un Io… LIBERO. Una mente Illuminata.
“Io Posso”, è il messaggio dello Yoga. Mi è stata donata la tecnica, il metodo, il come. Non ho bisogno di altro! Non c’è dono superiore a questo. Tramite l’Insegnamento ricevuto, “Io” otterrò il dominio della mia parte animale, per diventare un “Essere” libero, indipendente, autocosciente.
Lo Yoga è lo strumento, la mia volontà è la mano che lo utilizza; la mia mente, l’intelligenza che mi sorregge nelle difficoltà. Si tratta di un percorso forte, vivo, attivo, che, anche alla presenza di un vero Maestro, non scade mai nel riporre in altri la responsabilità del proprio cammino. Il Maestro non è un papà o una mamma, né tanto meno uno psicoterapeuta o un consolatore. Nello Yoga vero, il Maestro è l’Iniziatore; colui o colei che trasmette la possibilità o la conoscenza, ma che non può (e non deve), sostituirsi allo sviluppo del potenziale individuale (del discepolo).
Il vero Adepto allo Yoga, è un esploratore che si muove in un universo sconosciuto, favorito e sorretto dalla conoscenza ricevuta. Il timore di aprire nuove strade e percezioni in se stesso, non possono far parte di lui. Ogni paura deve essere superata; ogni ostacolo abbattuto. La meta è troppo elevata, per chi non sia determinato a combattere fino alla vittoria, per conquistare totalmente la roccaforte dove si trincerano tutti i dubbi e i limiti della mente condizionata.
Lo Yoga pratico esce in tal modo dal budello ristretto delle posizioni fisiche e delle respirazioni, per diventare realmente “Integrale”, ossia per fare dell’intera vita il suo territorio di conquista. Esso penetra nei reami della mente, non intesa come processi del pensiero, ma come intelligenza acuta e dominante, capace di ottenere potere effettivo sulle fluttuazioni emotive e sull’intelletto meccanico.
Lo Yogi, impara a regolare i processi psicofisici attraverso posture e tecniche, per poi estendere la sua consapevolezza e il suo controllo nella vita di tutti i giorni. Egli pratica questa scienza usando il respiro e la concentrazione in ogni possibile occasione. Mette a frutto ogni conoscenza sperimentata, per estenderne l’influenza sul lavoro, nella vita privata ed in ogni attività.
Non esiste più (esclusivamente) l’ora di Yoga. La Scienza, è diventata vita. Ogni istante di realtà è un’occasione di conquista, di scoperta, d’esercizio per il dominio di se stessi. La pratica di tecniche specifiche (sadhana), è un momento di massima focalizzazione mentale per rompere nuovi “diaframmi” interiori, ma l’intero moto esistenziale (fatto di quotidianità), si è trasformato nell’esercizio continuo dello Yoga Integrale.
È un cammino forte, che mira al superamento. Per conquistare il traguardo della Verità, per il quale lo Yoga è stato creato, è importante far risuonare in noi il “mantra” della volontà: “Nulla è impossibile!”.
È facile capire quanto tali affermazioni siano lontane dalla moderna concezione dello Yoga praticato nei centri benessere, o nella maggior parte dei luoghi in cui tale disciplina è presentata (accanto a decine d’altri sistemi, miranti a farci sentire “meglio” o alla moda).

Ferrero e Di Terlizzi 
tratto da"Vivere lo Yoga"

lunedì, 19 ottobre 2009

  Il mondo è la propria magia!

Shunryu Suzuki
 

giuli_cuori
Prima di studiare lo zen, i monti erano i monti e le acque erano le acque; quando cominciai a studiare lo zen, i monti non erano più i monti e le acque non erano più le acque. Dopo l’illuminazione, i monti sono tornati ad essere monti e le acque sono tornate ad essere acque.

Se sulla via incontri un uomo che sa, non dire una parola, non restare in silenzio!

Dì una parola con la bocca chiusa!

Liberati del sé e agisci a partire dal sé!

Sia il discorso che il silenzio trasgrediscono

Detti zen
 

 
Questa sera l'universo - Mogol Audio2

Io, sasso rotolante giù fermato da un cespuglio,
tu proprio lì in riva al lago…
tu, che stai sbocciando con l’età
che ti regala quel profumo in più
e un impulso d’amore un pò vago
restiamo qui ad ascoltare i nostri palpiti
e questa dolce musica che sembra diventar l’arcobaleno.
Noi che diamo luce questa sera all’universo
minuscoli frammenti di stelle
che brillano nei nostri occhi.
Ma che silenzio tutto intorno sembra quasi quasi solido
sapore di baci che vanno scogliendosi
piano nel buio ti stringo forte a me
diventa chiaro, l’alba ancora è…
Noi sdraiato sopra l’erba umida
col naso che ci gocciola come fosse rugiada…
Guardami qui in fondo agli occhi dolce cucciola
e leggi bene cosa c’è, soltanto amore per te….
Noi che diamo luce questa sera all’universo
minuscoli frammenti di stelle
che brillano nei nostri occhi.
Ma che silenzio tutto intorno sembra quasi quasi solido
sapore di baci che vanno sciogliendosi
piano nel buio ti stringo forte a me
diventa chiaro ormai e l’alba ancora è….
Noi che siamo al centro dell’universo
resteremo sempre qui
di questo amore luminosi
abbracciati così
abbracciati così.

giovedì, 01 ottobre 2009

"Pensare è un'arte che s’impara come tutte le altre e anche con maggiore difficoltà".

J.J. Rousseau



La Meditazione

La meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là del pensiero e del sentimento di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini... La meditazione non è fuga dal mondo; non è un isolarsi e chiudersi in sé, ma piuttosto la comprensione del mondo e delle sue vie... Meditare è deviare da questo mondo...
[…] La meditazione non è un mezzo per un fine... La meditazione è la cessazione del pensiero... Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini, il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha, l'uno deve cessare perché l'altro possa essere. La meditazione apre la porta ad una vastità che trascende ogni immaginazione o congettura. Il pensiero è il centro intorno al quale c'è lo spazio dell'idea, e questo spazio può essere allargato da ulteriori idee. Ma tale allargamento mediante stimoli di ogni sorta non è la vastità in cui non c'è alcun centro. La meditazione è la comprensione di questo centro e quindi il suo superamento. Il silenzio e la vastità vanno insieme. L'immensità del silenzio è l'immensità della mente in cui non esiste un centro. La percezione di questo spazio-silenzio non procede dal pensiero. Il pensiero percepisce soltanto la sua proiezione, e il riconoscimento di essa è il suo confine... La meditazione non è un'attività dell'isolamento, ma l'azione nella vita quotidiana che esige cooperazione, sensibilità ed intelligenza. Senza il fondamento di una vita retta la meditazione diventa una fuga e non ha alcun valore.
[…] Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o coltivare il silenzio. Questa è una forma di autoipnosi. Meditare non è chiudersi in un pensiero ideale, nell'incanto del piacere.
[…] La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento, senza opinione — attentamente e costantemente — il movimento della vita in ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del pensiero, un silenzio che l'osservatore non può richiamare.
[…] Per quanto faccia, l'uomo di credenza o di dogma non può entrare nel regno della meditazione. La meditazione necessita della libertà — che è totale negazione della morale e dei condizionamenti sociali — la libertà viene prima della meditazione, ne rappresenta il primo movimento. Non è una pratica pubblica dove in molti si uniscono e offrono preghiere. Sta a sé ed è sempre al di là dei confini della condotta sociale. Infatti la verità non è nelle cose del pensiero o in ciò che il pensiero ha costruito e chiama verità.
[…] La negazione totale di questa struttura del pensiero è la realtà della meditazione. La meditazione è un movimento incessante. Non si può mai dire che si sta meditando, o dedicare un periodo di tempo alla meditazione. La meditazione non è ai tuoi ordini. La sua benedizione non ti viene perché conduci una vita per così dire sistematizzata o segui una particolare routine o morale. Viene solo quando il tuo cuore è veramente aperto. Non aperto dalla chiave del pensiero, non reso sicuro dall'intelletto, ma quando è aperto come il cielo senza nuvole; allora viene senza che tu lo sappia, senza che tu la chiami. Ma non puoi mai custodirla, possederla, adorarla. Se cercherai di farlo, non verrà più, ti eviterà.
Nella meditazione tu non sei importante, non occupi un posto; la sua bellezza non sei tu, la sua bellezza è in sé. E non puoi aggiungervi nulla. Non devi spiare dalla finestra sperando di prenderla di sorpresa, né sederti in una stanza buia ed attenderla; viene soltanto quando tu non sei là, e la sua benedizione non ha continuità..."

Jiddu Krishnamurti - "Sul meditare e la meditazione"

da: http://www.consapevolezza.it



Jiddu Krishnamurti

Il messaggio di Krishnamurti è rivolto alla liberazione interiore dell'uomo, come premessa indispensabile per l’apprendimento dell'arte di vivere. La nostra esistenza quotidiana è scandita da paure, ansie, problemi, ma anche schemi mentali che in qualche modo ci imprigionano. Tuttavia da sempre qualcuno si eleva al di sopra degli altri e insegna a liberarsi: è il Maestro.
I suoi insegnamenti sono acqua fresca per chi è assetato di Verità e di Libertà e indicano la strada per l’elevazione al di sopra della nostra quotidianità che ci imprigiona e ci limita.
Krisnamurti è una delle figure più carismatiche dell’umanità dell’ultimo secolo. Fu un libero pensatore indiano, che non volle appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione. Nel 1909, ancora bambino, incontrò Charles Webster Leadbeater, figura di spicco della Società Teosofica in India, e fu allevato dall’allora presidentessa Annie Besant.
Ma Krishnaurti si distaccò ben presto sia dalla Società Teosofica che dall’ordine della Stella che lo riconoscevano come propria guida. Viaggiò per il mondo per tutta la vita fino all'età di novant'anni, parlando a grandi folle di persone e dialogando con gli studenti delle numerose scuole nate come conseguenza dei suoi insegnamenti. Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione dell'uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all'autorità, dall'accettazione passiva di qualsiasi dogma. A questo scopo insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria, ed era interessato a capire come la struttura della società condizioni l'individuo.

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_jiddu_krishnamurti.php?pn=690



 
Kim Ki-Duk
"primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera"

sabato, 19 settembre 2009

 Come il fabbro raddrizza una freccia, così il saggio governa i suoi pensieri, per loro natura instabili, irrequieti e difficili da controllare. 

I pensieri fremono e si dibattono per sfuggire alla morte come pesci tolti alla loro dimora liquida e gettati sulla terraferma. 

La padronanza della propria mente, ribelle, capricciosa e vagabonda, è la via verso la felicità. 

Il saggio osserva continuamente i propri pensieri, che sono sottili, elusivi ed erranti. Questa è la via verso la felicità.

tratto da "Il Dhammapada"

Il Dhammapada, o "Sentiero della Legge", è il libro più noto del Canone buddhista, scritto intorno al III secolo a.C. Nei suoi 26 capitoli raccoglie in 423 strofe i detti di Gautama il Buddha che ci appaiono, dopo più dì duemila anni, di estrema modernità e oggetto di studio e interpretazioni. Buddha non predicò una religione, né insegnò una filosofia come sistema di pensiero, offrì invece una spiegazione dell'infelicità umana e mostrò una pratica per liberarsene: "la Via del Buddha". La liberazione, che è essenzialmente libertà da se stessi, si realizza attraverso la meditazione e il risveglio dal sonno della coscienza.


martedì, 02 giugno 2009

E fallo diventare un gioco....

Il massaggio è gesto d'amore

Il massaggio è qualcosa che puoi cominciare a imparare, ma non puoi mai finire, l’esperienza diventa continuamente più profonda e più alta. Il massaggio è una tra le arti più sottili. E non è solo questione di essere esperti, è soprattutto una questione di amore. Impara la tecnica e poi dimenticala. Quindi semplicemente ascolta e muoviti attraverso il sentire. Quando hai imparato profondamente, il 90% del lavoro è fatto di amore ed il 10% di tecnica. Attraverso il semplice tocco, un tocco amorevole qualcosa si rilassa nel corpo. Se tu sei amorevole e compassionevole con l’altra persona, se avverti il suo grande valore, se non lo tratti come un meccanismo da essere messo a posto, ma come un’energia di immenso valore, se ti senti grato perché si fida di te e ti lascia giocare con la sua energia, allora piano piano avrai la sensazione come di suonare un organo. Tutto il corpo diventa la tastiera dell’organo e potrai avvertire l’armonia che si crea all’interno del corpo. E non solo la persona ne avrà beneficio, ma anche tu stesso.
Il mondo ha bisogno di massaggio poiché l’amore è scomparso. Una volta il semplice tocco di due amanti era sufficiente. Una mamma toccava il suo bambino, giocava con il suo corpo e questo era massaggio. Un marito giocava con il corpo della sua donna e questo era massaggio. Era sufficiente, più che sufficiente. Era profondo rilassamento e parte dell’amore. Ma ciò è scomparso dal mondo. Piano piano abbiamo dimenticato dove toccare, come toccare, quanto profondamente toccare. Il tocco è di fatto diventato uno dei linguaggi più dimenticati. Quando tocchi il corpo di qualcuno fallo come una preghiera, come se Dio in persona fosse lì e tu lo stessi servendo. Fluisci con energia totale, e appena ti accorgi che il corpo fluisce e l’energia crea una nuova situazione di armonia, ti sentirai deliziato come mai lo sei stato prima. Cadrai in uno stato di meditazione profonda. Mentre massaggi, semplicemente massaggia. Non pensare ad altre cose perché sarebbero solo distrazioni. Sii nelle tue dita, nelle tue mani come se tutto il tuo essere, tutta la tua anima fossero lì. Non lasciare che sia solo un tocco di un corpo. Tutta la tua anima entra nel corpo dell’altro, lo penetra, rilassa i suoi complessi più profondi. E fallo diventare un gioco. Non farlo come un lavoro, ma in maniera giocosa e divertente. Divertiti e lascia che anche l’altro si diverta.

Osho, tratto da “Hammer on the rock”

Il lavoro primario è il lavoro sul corpo. Questo va ricordato. Le persone hanno bisogno di essere riportate nei loro corpi. Si sono mosse troppo lontano nelle loro teste. Hanno perso radicamento nei loro corpi. Hanno bisogno di essere riportate dalla testa al corpo. Una volta di nuovo nel corpo, ogni cosa diventa possibile perché diventano esseri vivi e sensibili. Quando cominciano a percepire la loro energia, l’energia del loro corpo, diventano vitali, pieni di vita come gli alberi, gli animali, gli uccelli e ogni cosa diventa possibile.

Osho, tratto da “The sound of running water”

Il massaggio non è cosa ordinaria. Esso ha un enorme significato. Ci sono poche persone nate per massaggiare. Se tu sei una di quelle la tua energia può andare molto, molto in profondità. Però ci sono alcune cose che devi sempre ricordare mentre massaggi. La persona che massaggi non ha corpo. Concepiscila come senza corpo e il tuo massaggio andrà molto in profondità. Primo pensa alla persona come se non avesse corpo, e poi pensa te stesso come se non avessi corpo. Per corpo intendo che né lui né tu siete materia, entrambi siete energia. Quando due cose materiali si toccano, c’è una collisione. Quando due energie si toccano esse semplicemente si mischiano, si uniscono e si fondono l’una nell’altra. Non c’è collisione. Due corpi fisici sono destinati a collidere. Ogni volta che tocchi il corpo di qualcuno come corpo, e lui stesso si percepisce come corpo, ci sarà una difesa, una contrazione. L’armatura di difesa entrerà in azione. Allora la prima cosa è sentire che l’altro è semplicemente un'energia, tu anche sei un'energia. Dopodiché comincia a giocare con l’energia come se stessi suonando una chitarra. Fa che sia musica più che massaggio. Fa che sia gioco più che lavoro. Lascia che venga dal cuore più che dalla mente. La tecnica va conosciuta, ma poi dimenticata. Uno dovrebbe conoscere la tecnica e poi non preoccuparsi di essa. Essa si radica nell’inconscio e da lì funziona, ma tu muoviti attraverso l’istinto. In questo modo tu senti l’energia dell’altra persona, presenti te stesso come un fenomeno energetico, e poi due energie cominciano a giocare. Massaggio è quasi come amare. Massaggio non è semplicemente massaggio. Stai condividendo energia. E se tu non hai energia fluente dentro di te, presto diventerai stanco. E questo è molto rischioso. Non è stanchezza fisica che viene, quella non è importante. Dormirai, mangerai e essa se ne andrà. Ma il massaggio è una più profonda condivisione di energia. Quando stai massaggiando il corpo di qualcuno, non sono coinvolti soltanto i vostri corpi, ma due corpi sottili, due energie corporee, due bio-plasma. E a meno che tu non sia unito alla fonte, ti potresti trovare molto dissipato da ciò. Magari non immediatamente intanto che sei giovane. Anche per mesi, per anni potresti non accorgertene, ma un giorno di colpo sentirai che sei collassato. Per cui la comprensione è che prima uno dovrebbe lavorare su se stesso e dovrebbe diventare molto, molto centrato. Una volta che sei centrato, il tu non c’è più. Quando sei centrato, è la fonte che comincia a funzionare. E tu sei giusto un passaggio. Il cosmo comincia a fluire attraverso di te. E allora non c’è problema. Puoi condividere quanta energia: tu vuoi e riceverai costantemente nuova energia. Non sei come un serbatoio di acqua senza sorgente. Sei come un pozzo che ha molte sorgenti. Man mano tiri fuori acqua, nuova acqua sta fluendo dentro, non puoi esaurirla. Di fatto tiri fuori acqua vecchia, marcia, stagnante e acqua viva e fresca entra dentro. In questo modo il pozzo è sempre felice… Per cui il massaggio, la guarigione e questi fenomeni sono molto sottili. E non è solo questione di conoscere la tecnica. La cosa più importante è come rimanere alla fonte, allora non esiste problema. Non mi preoccupa particolarmente se conosci o no la tecnica. Puoi semplicemente cominciare a giocare con il corpo di qualcuno e l’energia comincerà a scorrere. Allora ci saranno grandi benefici. Ma ci sarà vero beneficio quando anche la persona che stai massaggiando trae da ciò beneficio. Solo allora il beneficio è reale. Quando “terapista” e “paziente” sono entrambi beneficiati.

Osho, tratto da “The shadow of the whip”

La consapevolezza è sufficiente. Essa crea un muro sottile intorno a te. Né le loro energie avranno effetto su di te, né la tua energia verrà drenata. E ogni persona che svolge un tipo di lavoro così intimo come il massaggio dovrebbe imparare a divenire sempre più consapevole, altrimenti il massaggio è pericoloso. Per il fatto che tu massaggi molte persone, e tu non sai chi sono loro. Non conosci la loro rabbia, il loro odio, le loro perversioni, la loro energia può fluire verso di te molto facilmente, e tu non hai alcuna protezione. Sicuramente la consapevolezza funziona come scudo.

Osho, tratto da “The trasmission of the lamp”


domenica, 31 maggio 2009

Donare un fiore di loto simboleggia una grandissima ammirazione.

In Oriente rappresenta la perfezione, la purezza del sole, del cielo, della creazione, del passato, del presente e del futuro. É considerato il fiore Sacro, il fiore degli dei. Nella Grecia antica era simbolo di bellezza e di eloquenza. 

Fior di loto

     
Tu puoi diventare un fiore di loto
Il fiore di loto è uno dei fenomeni più miracolosi che esistano, ecco perchè in Oriente è diventato il simbolo della trasformazione spirituale. Il Buddha è seduto su un loto, Visnhu è in piedi su un loto. Come mai? Perché il fiore di loto racchiude in sé un valore simbolico di estrema importanza: cresce nel fango. È simbolo di una trasformazione, è una metamorfosi. Il fango è sporco, potrebbe puzzare; il loto è fragrante, ed è affiorato da un fango puzzolente. Esattamente nello stesso modo, la vita comune è fango immondo, ma in essa è nascosta la possibilità di diventare un fiore di loto. Il fango può essere trasformato, tu puoi diventare un fiore di loto. Il sesso può essere trasformato e può diventare samadhi. La rabbia può essere trasformata e può diventare compassione. L’odio può essere trasformato e può diventare amore. Tutto ciò che ribolle in te e che in questo momento sembra qualcosa di negativo può essere trasformato. La tua mente rumorosa può essere svuotata e trasformata, allora diventa una musica celestiale.

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Osserva il tuo cielo interiore
Prova con il cielo all’esterno, durante un temporale e poi fai la stessa cosa all’interno, con il cielo interiore. Nuvole nere e gonfie di pensieri lo attraversano, senza nuvole non sarebbero possibile i fulmini! Qualcuno ti ha insultato, qualcuno ti ha deriso, qualcuno ha sparlato di te.....un’infinità di nuvole, nuvole enormi esplodono in fulmini nel tuo cielo interiore.
Osserva! È uno spettacolo bellissimo, certo è anche qualcosa di spaventoso, qualcosa che ci terrorizza. Viceversa, quando un mistero è compreso, diventa una grazia, un dono, poiché ora hai nuove chiavi e possedendo quelle chiavi, diventi il padrone. Non controlli la situazione: semplicemente, quando sei consapevole, diventi il padrone. E più diventi consapevole, più penetri nei tuoi abissi interiori, poiché la consapevolezza è questo: scendere dentro di sé, scendere sempre di più negli abissi dell’anima. Più consapevole, più in profondità; totalmente consapevole, perfettamente immerso in te stesso; meno consapevole, più estroverso; inconsapevole, completamente estroverso, fuori dalla tua casa, un vagabondo senza fissa dimora!

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Il cuore vuoto
La gente ha sempre pensato che “mente” significhi parole, linguaggio, pensiero. Non è vero! Si tratta di realtà molto vicine, simultanee, così prossime le une alle altre che puoi pensare che siano un’unica cosa. Ma se scendi profondamente in meditazione e abbandoni il mondo delle parole e del linguaggio, all’improvviso ti ritroverai in una mente vuota al di là di esse: quella è la tua vera mente. Per distinguere le due cose, noi la definiamo “il cuore vuoto”. Puoi anche chiamarla nonmente, mente reale, oppure “il cuore vuoto”: sono tutti sinonimi. Ma di solito, siamo così intimi con il pensiero, con le emozioni, con le parole, che non possiamo concepire l’esistenza di un cielo oltre le nuvole, la presenza di una Luna piena oltre le nuvole. Per vedere la Luna, dovrai andare al di là delle nuvole.
Il cuore vuoto è una soglia sull’eternità. È una connessione tra te e l’esistenza. Non è qualcosa di fisico o di materiale; non è qualcosa di mentale o di psicologico. È qualcosa al di là di quelle tue dimensioni, le trascende entrambe. È la tua spiritualità. Ricorda, il cuore vuoto fa di te un Buddha.
 
da "Il gioco delle emozioni" di OSHO

giuli_fiordiloto

Apri il cuore
No non tenermi sulle spine
dimmi pure se è la fine
apri il cuore
non c'è niente che non si può chiarire
non c'è niente per forza da salvare
apri il cuore
sputa fuori il tuo segreto che se parli è cancellato
apri il cuore
quel che credi sia una bomba forse è solo una colomba.
Perché l'amore non sia solo una bugia
perché l'amore rimanga solo poesia
perché il dolore diventi nostalgia
e dal dolore rinasca l'allegria.
Dimmelo per favore dimmi se mi vuoi bene come prima
o per te sono un problema ormai
per favore dimmelo se il mio destino è senza te
o se ho vissuto solamente un brutto sogno, un incubo. 
apri il cuore
parla pure non temere dimmi solo cose vere
apri il cuore
posso essere un amico e se muoio non te lo dico
apri il cuore
basta un poco di coraggio rimandare sai è peggio
apri il cuore
stai tranquilla che il mio bene ormai comunque ti appartiene.
Perché l'amore non sia solo una bugia
perché l'amore rimanga solo poesia
perché il dolore diventi nostalgia
e dal dolore rinasca l'allegria.
Dimmelo per favore dimmi se mi vuoi bene come prima
o per te sono un problema ormai
per favore dimmelo se il mio destino è senza te
o se ho vissuto solamente un brutto sogno, un incubo 

 Adriano Celentano


martedì, 26 maggio 2009

"..considerare il sesso per quello che è: una cosa pura, meravigliosa.."_"Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che...

Purtroppo il sesso viene vissuto incosciamente, soprattutto a causa del senso comune e delle religioni, di millenni di repressione sessuale, come qualcosa di “sporco”, di “vietato”. Quasi tutti, uomini e donne, non riescono a viverlo liberamente all’interno di un rapporto di vero Amore, ma solo in relazioni incerte o al loro inizio o in esperienze che la mente considera “trasgressive” o ”vietate”. È questa la vera causa dell’infelicità sessuale di tante coppie, e di tanti tradimenti. Solo riuscendo a considerare il sesso per quello che è: una cosa pura, magica, meravigliosa, sacra, si può vivere pienamente e liberamente la propria sessualità anche nell’ambito di un rapporto di vero Amore: questa è una delle esperienze costruttive più potenti che l’essere umano possa sperimentare nella vita.

da “La fisica dell’Anima” di Fabio Marchesi

giuli_veroamore

Amore e Felicità

Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l'amore e la felicità siano emozioni. Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l'abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole amore e felicità. Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano. Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l' attaccamento (amo la mia squadra di calcio), con la dipendenza (amo la mia cocaina) e con l'identificazione (amo il mio paese). Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del suo opposto. Facciamo lo stesso con la parola felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!). In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l'amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall'interno verso l'esterno e non dall'esterno verso l'interno. Amore vero e felicità possono essere considerati stati d'essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere la nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore. Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l'amore fa e la felicità (appagamento) ripaga. Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita. Quando impariamo ad accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare. Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la felicità di una madre non dipende dall'obbedienza del figlio, allora è capace di essere amore per quel figlio, anche quando imporrà delle regole. Quando la felicità di un manager non dipende dall'essere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi ti amo, e invece si dicono io sono amore per te.

Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza_azione. Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

(Brahma Kumaris World Spiritual University -[Sadhana])


domenica, 24 maggio 2009

"...Nello stesso tempo la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi..."

SOLARE DOMENICA!!!

 C'è un luogo dove la pace della natura
filtra in noi come la luce del sole tra gli alberi
dove i venti ci comunicano la loro forza
e gli affanni si staccano da noi come foglie.
Non è difficile arrivarci:
basta guardarsi dentro
ed avere un cuore pulito.

Romano Battaglia

La Filosofia dell'Aikido - John Stevens

L'essenza dell'Aikido e Aikido: dottrina segreta e verità universali rivelate da Morihei Ueshiba. Il presente volume si concentra su aspetti più pratici e caratteristici: come vedere il mondo secondo una prospettiva olistica, come integrare corpo e spirito e come interagire in modo armonioso con gli altri esseri umani. Il libro è diviso in due parti. La prima è una dissertazione sulla filosofia dell'Aikido, fondata sugli insegnamenti scritti del maestro Ueshiba. La seconda parte è una presentazione illustrata di tale filosofia in azione.

Al termine dello scontro Ueshiba si recò in giardino per rinfrescarsi e scaricare la tensione. Asciugandosi il sudore dal viso, fu preso da una sensazione mai provata fino ad allora, incapace di camminare e di sedersi, in preda ormai all'estasi. Così descrisse la sua esperienza: 

  

"Ebbi la sensazione che l'universo improvvisamente tremasse e che uno spirito d'oro, venendo su dalla terra avvolgesse il mio corpo e lo trasformasse in un corpo d'oro. Nello stesso tempo la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi. Ero in grado di comprendere il cinguettio degli uccelli ed ero chiaramente cosciente della mente di Dio, il creatore di questo universo. In quel momento io fui illuminato: la fonte del Budo è l'amore di Dio; lo spirito dell'amorevole protezione di tutti gli esseri. Infinite lagrime di gioia scesero giù dalle mie guance.

   

Da allora mi sono sforzato di comprendere che tutta la terra è la mia casa ed il sole, la luna, le stelle, sono tutte mie proprie cose. Io mi liberai da ogni desiderio non solo per la posizione, fama e prosperità, ma anche di essere forte. Compresi che il Budo non è far cadere l'avversario con la forza; neppure è strumento per portare il mondo verso la distruzione con le armi. Il budo genuino è l'accettare lo spirito dell'universo, prendere la pace del mondo, parlare correttamente, proteggere e coltivare tutti gli esseri della natura. Io capii che l'esercizio del Budo è accettare l'amore di Dio che viene posto nel giusto senso, protegge e coltiva tutte le cose della natura, utilizzarlo ed assimilarlo nella nostra stessa mente e nel nostro stesso corpo."

 

“…Il Budo giapponese non fa parte degli sport che sono originalmente un retaggio dell’Occidente. Ci sono, però, taluni che si rallegrano nel vedere le varie Arti Marziali divenire simili a Sport, ottenendo così una più vasta popolarità in questi ultimi anni.
Queste persone, è chiaro, non hanno la più vaga idea di cosa sia un’Arte Marziale nel vero senso della parola. A mio avviso costoro non sono qualificati a parlare di Budo…"

O_Sensei Morihei Ueshiba

    


lunedì, 04 maggio 2009

Resta come sei!!!!

giuli_5elementi

L’UOMO: MICROCOSMO NEL MACROCOSMO

Il pensiero medico cinese è basato sulla premessa che la vita accade all’interno dell’universo: in esso tutte le cose sono collegate e reciprocamente dipendenti.
All’interno dell’universo la Natura è un unico sistema unificato, è in costante movimento e segue schemi ciclici che descrivono il processo di trasformazione.
La filosofia che sottende la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) ha riunito in un semplice codice simbolico 5 sistemi omogenei di riferimento: è la teoria dei Cinque Elementi, detta anche dei cinque Movimenti o delle cinque Nature.
Questa teoria amplia le possibilità di analisi e di interpretazione dei fenomeni reali al di là delle categorizzazioni possibili con la teoria dello yin-yang.
Il numero 5 secondo la tradizione numerologica esoterica può essere correlato con tutti i fenomeni della dinamica dell’universo; nel pensiero cinese ritroviamo la concezione dei cinque elementi come descrizione della composizione di base del mondo materiale, fatto appunto di Legno, Fuoco, Terra, Metallo e Acqua.
La filosofia della MTC è una metafora, una favola per farci comprendere che l’uomo è parte della Natura, microcosmo nel macrocosmo; l’obiettivo principale è aiutare la persona a riconoscere il proprio ruolo in quanto parte integrante di una struttura universale e a mantenere e favorire l’integrazione di tutti i vari aspetti di tale struttura.
La Natura e il Cosmo sono regolati dalle stesse leggi che regolano la vita di ogni individuo; l’osservazione della Natura permette quindi di estrapolare leggi valide anche per l’uomo.
La conoscenza del codice simbolico manifesto nella teoria dei Cinque Elementi, che includono organi, visceri, organi di senso, funzioni metaboliche, emozioni, spiritualità ecc., permette di comprendere ogni singola persona e i suoi squilibri.
Digitopressione, Tuina, Riflessologia e Shiatsu rappresentano l’aspetto manuale della MTC: l’obiettivo è sempre comprendere la persona a livello fisico, emozionale, psicologico e spirituale.
L’uso delle mani consente di percepire attraverso il contatto le sottili qualità delle vibrazioni che definiscono i vari livelli di consapevolezza; la teoria aiuta a tradurre tali esperienze vibratorie in informazioni che integrano la comprensione del ricevente.
Il “tocco” in questo modo produce un permanente collegamento empatico tra praticante e ricevente, che costituisce una base fondamentale delle discipline.
L’intuito e la manualità sono componenti essenziali per l’operatore, tuttavia non bisogna sottovalutare l’importanza della conoscenza: la componente teorica coinvolge attivamente l’intelletto conscio e impegna la parte razionale della mente in un’attività all’interno di una struttura teorica volta a confermare e sostenere l’intuitivo senso terapeutico. È necessario che la teoria, la pratica e l’intuizione si fondano assieme affinché mente, corpo e spirito possano lavorare assieme per creare il potenziale per il benessere.


L’uomo, in quanto parte della Natura, è composto anch’esso degli stessi elementi e quindi, studiando la natura si studia l’uomo.
Nel mondo e nell’uomo i cinque elementi sono collegati alle cinque stagioni, e cinque sono i climi, i colori, i sapori, gli odori, ecc.
Come nelle stagioni ci sono i climi che influenzano l’ambiente naturale, nell’uomo ci sono le emozioni, forze originarie all’interno della psiche umana che influenzano l’ambiente interiore.
Le emozioni sono immateriali eppure palpabili; sono difficili da definire in categorie, ma hanno effetti profondi e tangibili.
Le emozioni sono spesso appropriate, ma quando sono in eccesso oppure in deficit dominano l’esperienza interiore e il comportamento esteriore: questo scombussola il fluire armonioso del ki (energia) generando squilibrio.
In MTC le cinque emozioni sono considerate una delle maggiori influenze sullo stato di salute e malattia.

La Gioia: Emozione del Fuoco

L’emozione è la risposta fisiologica e psicologica dell’individuo di fronte a una situazione di interazione ambientale. L’emozione fa dunque parte della vita psichica dell’uomo.
Il termine di origine greca psiche significa respiro, soffio e riconduce all’idea del respiro vitale, dell’anima in quanto originariamente identificata con quel respiro: è l’elemento animatore del corpo.
La Medicina Tradizionale Cinese abbina ad ogni elemento della pentacoordinazione un’emozione; la gioia è l’emozione dell’elemento Fuoco ed è veicolata dallo Shen.
Lo Shen, tradotto a volte come energia mentale a volte come spirito, è la coscienza della propria esistenza; tale coscienza presenta un aspetto Yang (le motivazioni dell’esistenza, la percezione del vivere) ed un aspetto Yin (le condizioni dell’esistenza, l’essenza vitale di ogni persona). La capacità di percezione/risposta dell’organismo, sia automatica che cosciente, garantisce l’esistenza; d’altronde ogni parte del corpo, ogni cellula vive proprio perché stimolata e collegata al tutto.
All’elemento Fuoco è collegato l’organo meridiano Cuore, che alberga lo Shen fungendo da matrice materiale della psiche e che spinge il sangue, comunicando in questo modo con tutte le cellule dell’organismo.
La gioia, emozione del Cuore, è uno stato di tranquillità, una sorta di contentezza di vivere comunicata alle cellule attraverso il sangue e alla psiche attraverso lo Shen: essa contribuisce a realizzare il destino di ogni uomo e a sancire il suo legame con il Cielo e con la Terra.

Il Pensiero Riflessivo: Emozione della Terra

L’Elemento Terra è il fondamento dell’esistenza fisica, poiché rappresenta la stabilità, la sicurezza e il sostegno nella vita dell’essere umano.
La Terra è fertile: da lei provengono le piante che danno nutrimento, le acque che dissetano, i minerali e i metalli che arricchiscono la vita.
La fertilità è il dono dell’elemento Terra: incarna la capacità di ricevere, elaborare e dare nutrimento al corpo e alla mente. L’ideogramma cinese corrispondente pensiero riflessivo contiene le radici del cuore e del cervello; indica la giusta mediazione tra il sentimento e la ragione: pensare prima di agire; ricevere e dare nella stessa misura per mantenere l’equilibrio dell’insieme.

La Tristezza: Emozione del Metallo

L’emozione associata all’Elemento Metallo è la tristezza.
Nel ciclo della vita nascita, crescita, maturità, declino e morte che si manifesta nelle stagioni, il Metallo rappresenta la fase del declino autunnale, in cui è normale provare tristezza.
All’elemento Metallo sono associati il Polmone (che attraverso il respiro svolge il compito di assorbire il più prezioso dei componenti della Natura: il ki dell’universo) e l’Intestino Crasso, che lavora per espellere dal corpo e dalla mente tutto quello che non serve più.
Nell’esistenza umana la tristezza è inevitabile, ma se il Metallo è armonioso ci si adegua ai cambiamenti, perché ad ogni perdita corrisponde una nuova entrata.
L’energia del Metallo non evita l’esperienza della tristezza, ma impedisce che vi si rimanga intrappolati, mantenendo l’apertura a nuove possibilità.

La Paura: Emozione dell’ Acqua

La paura fa parte dell’istinto di sopravvivenza. Per la Medicina Tradizionale Cinese la paura è l’emozione dell’Elemento Acqua, che rappresenta l’origine della vita; all’Acqua appartiene l’organo meridiano “Rene”.
Il Rene conserva l’energia sorgente, il “soffio originario” dell’uomo e del cosmo; tale energia ha il compito del mantenimento della specie (ereditarietà) e contemporaneamente la funzione di programmare lo sviluppo di ogni uomo secondo il suo irripetibile programma genetico.
I reni reggono dunque la nascita, la crescita, lo sviluppo e la riproduzione.
Una paura intensa provoca rilascio dell’energia originaria: una scarica di adrenalina che rende pronti all’azione per salvaguardare la vita; le scorie vengono eliminate, i processi digestivi sospesi e si è pronti all’azione, secondo quella che è una normale reazione in una situazione di pericolo.

La Rabbia: Emozione del Legno

La caratteristica dell’Elemento Legno è l’identità individuale; infatti, pur essendo parte integrante della Natura, ogni singola specie e ogni singolo individuo possiede forma e aspetto propri e unici.
Lo stesso elemento dona la capacità di lavorare per il proprio benessere e per quello delle altre forme di vita che condividono e creano l’ambiente, poiché solo in questo modo si garantisce la sopravvivenza.
Nell’uomo questi aspetti si manifestano con la capacità di armoniosa coesistenza e con l’impulso a esprimere la propria individualità.
L’istinto ad esprimere la propria autonomia può essere represso dalle figure autoritarie che ci circondano, e manifestare apertamente la propria “giusta rabbia” rappresenta un modo per essere ascoltati e considerati.
Quando l’individuo viene riconosciuto e incoraggiato ad essere se stesso la rabbia non costituisce un problema, in quanto le qualità positive del Legno (creatività e coesistenza armoniosa) possono funzionare apportando il massimo beneficio.

Elena Pagliuca



Resta come sei - Stadio

che cos’è che ti manca
cos’è che vorresti e non c’è
che cos’è che ti stanca
che cos’è che vorresti per te
che cos’è quella smania che hai dentro
che ti spinge a inseguire la felicità
e com’è che poi lasci le cose molto spesso a metà

che cos’è quella noia
che cos’è quella malinconia
e com’è che ci pensi
però non sai mai andar via
che cos’è quella cosa che hai dentro
che ti spinge a cercare ancora la verità
che ti porta a volere ogni volta più giustizia e onestà

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei

che cos’è che pretendi da una vita che hai inventato da te
e che cosa ti resta quando hai preso tutto quello che c’è
perché in fondo cammini da solo
inseguendo nient’altro che la libertà
perché in fondo a te stesso ormai dici solo la verità

in cosa credi, ma in cosa credi
cosa ti aspetti se non ci credi
resta come sei, fragile
resta come sei, instabile
resta come sei, semplice
resta come sei, resta come sei, resta come sei!


mercoledì, 29 aprile 2009

...anche se non so dove sei io ti immagino già!!!

giuli_stadio

...ti mando un bacio con il vento

e so che tu lo sentirai

ti volterai senza vedermi

chiudendo gli occhi capirai

e mi sentirai!!!!

Stadio

Secondo alcune leggende, il mare è la dimora di tutto ciò che abbiamo perduto, di quello che non abbiamo avuto, dei desideri infranti, dei dolori, delle lacrime che abbiamo versato.

Osho


domenica, 19 aprile 2009

BUONA DOMENICA!!!....

giuli_danza

L'uomo è cittadino di due mondi: quello condizionato dallo spazio-tempo e accessibile alla ragione e all'approccio tecnico, e quello che costituisce la realtà autentica del suo essere e che è al di là dello spazio e del tempo; quest'ultimo è accessibile soltanto alla nostra coscienza interiore, intima, e non alla ragione legata all'osservazione oggettiva.
La destinazione dell'uomo consiste nel diventare una persona che nella propria esistenza legata allo spazio-tempo può rendere testimonianza al suo essere sganciato da spazio e tempo. Per giungere a tanto, dobbiamo prima di tutto imparare a prendere sul serio le esperienze nelle quali in particolari momenti la divina essenza ci tocca e ci chiama.
La doppia origine dell'uomo è quindi accessibile all'esperienza. Essa è la fonte, la promessa e il compito della vita umana, e può essere vissuta sulla via iniziatica, il cui punto di partenza è l'esperienza dell'essere e il cui strumento è l'esercizio spirituale, l'exerzitium.
La vita, vissuta come cammino iniziatico, è la vita dell'uomo che si è destato alla sua autentica essenza.

Karlfried Graf Dürckheim in "I grandi iniziati del nostro tempo" di  P. Giovetti

…Hara è il centro del corpo umano, ma il corpo, in quanto corpo umano, è qualcosa di più di una mera realtà biologica e fisiologica. Peraltro, il significato complessivo di quella espressione "hara no aru hito" è: «l'uomo che possiede un centro». Corrispondentemente, hara no nai hito vuol dire: l'uomo privo di un centro. L'uomo a cui manca un centro perde facilmente l'equilibrio, mentre chi lo ha lo conserva sempre. In più, in lui vi è qualcosa di calmo e che tutto abbraccia. Ha una «ampiezza umana». L'espressione hara no aru hito significa anche questo. E quando questo aspetto ha un particolare rilievo, si parla di hara no hiroi hito, intendendo, come già con hara no aru hito, l'uomo che ha una grandezza d'animo, che è generoso, che ha ampie vedute, opposto all'hara no nai hito o all'hara nochiisai hito, che è l'uomo dall'animo limitato e meschino. Ma qui non si tratta solo delle relazioni con altri uomini e del modo di sentire ma anche di comportamento di fronte a situazioni che si presentano ad un tratto e del modo di giudicare e di reagire. L'uomo che ha un centro giudica in modo sereno ed equilibrato. Ha il senso di ciò che è importante e di ciò che non lo è. La realtà gli si presenta non deformata ma nella relazione oggettiva dei suoi valori. L'hara no aru hito lascia tranquillamente che la realtà gli si avvicini; nulla lo spaventa, nulla altera la sua calma prontezza a intervenire in modo adeguato. Non si tratta, qui, di insensibilità, ma dell'effetto di una data costituzione interiore da lui realizzata, caratterizzata da una elasticità «in profondità», la quale permette di prender posizione nel modo giusto di fronte ad ogni situazione, con naturalezza e con calma. Così l'epressione hara no aru hito allude anche direttamente a chi in un dato frangente sa quel che deve fare, lasciando che nulla lo sconvolga. Se al divampare di un incendio i più si agitano e corrono in modo disordinato, l'hara no aru hito fa in modo calmo e rapido quel che vi è da fare, constata la direzione del vento, mette in salvo le cose più importanti, porta dell'acqua, agisce senza sosta come la situazione l'esige, con chiarezza di mente. L'hara no nai hito è l'opposto di ciò. (pp. 34-35).

da "Hara. Il centro vitale dell'uomo secondo lo Zen" di Karl Graf Dürckheim


Tradotto letteralmente, Hara significa "ventre", e si riferisce all'intera zona che va dallo stomaco agli organi genitali. In giapponese Hara assume un significato più ampio. Con questo termine si intende il centro della forza fisica e spirituale. Pur essendo il centro del nostro corpo materiale, all'Hara viene data un'anima. Anche secondo la concezione giapponese il ventre è il centro dell'uomo per antonomasia, e l'espressione dell'Hara è un'espressione dell'essere vero di tutta la persona.
L'Hara è l'origine ed il centro della forza fisica e dell'energia vitale; per questo in tutte le arti marziali orientali assume un ruolo significativo. L'esercizio del ventre (Hara wo neru) non interessa solo le arti marziali e lo Zen, ma per ogni giapponese inizia nella fanciullezza ed è parte integrante della sua educazione. Il contegno dell'uomo, il suo modo di rilassarsi e di respirare, come anche l'autocontrollo e lo stato di salute, è tutto originato dall'Hara, il centro del comportamento retto.
Lo sviluppo e il controllo del Ki dipende esclusivamente dall'Hara. Nelle arti marziali l'Hara è l'elemento fondamentale senza il quale ogni esercizio perde significato. I principi basilari per l'esecuzione di un kata (come mostrare la forza, l'equilibrio tra tensione e rilassamento ed il principo della calma e della velocità) si basano sulla filosofia dell'Hara che, sia negli esercizi spirituali che in quelli fisici, si esprime in tre aspetti: Condotta, Tensione/Rilassamento e Respirazione. L'esercizio delle tecniche determina, attraverso questi tre aspetti, un insieme armonico che si manifesta nel movimento del corpo e nell'equilibrio spirituale. Senza il coinvolgimento del corpo non si può fare nessun movimento. Il movimento del corpo è strettamente connesso all'atteggiamento interiore che è dal primo condizionato. Riacquistando la forma fisica si genera un'influenza interiore cui l'uomo ricorre per correggere l'intero suo comportamento.

Energy flow - Ryuichi Sakamoto