...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

energiavitale

vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

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amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it

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martedì, 03 novembre 2009

 "Quando senti parlare di un maestro eccellente, non devi credere, deprimendoti, di non poterlo eguagliare. Anche il maestro è un uomo, uno come te. Se pensi di essergli inferiore, entrerai subito nello stato d'animo corrispettivo." 

Nelle arti marziali si vince con la mente, molto più che con il corpo, l'abilità o altro.
 
tratto da: "Hagakure_Il codice dei samurai" di Yamamoto Tsunetomo
 

 
IRIMI - Luigi Branno Sensei

venerdì, 16 ottobre 2009

aikido_giuli
 Lo stato supremo dell’Aikido consiste nell’essere Uno con lo spirito dell’Universo. Per questa ragione viene definito Budo di unificazione e assimilazione.

L’Aikido è la Via della riconciliazione. È l’espressione corporea del principio di unicità di tutti gli esseri viventi. Usando le parole del Fondatore, l’Aikido può essere definito <la Via della grande riconciliazione e la bussola che indica il Paradiso, come è chiamato nelle religioni, o il Grande Universo>

<Questo mondo deve essere governato dall’uomo. È l’Universo dell’uomo. Se chiudi gli occhi, non vedi più niente; se trascuri il tuo ego e il desiderio di compiacerti, l’intero Universo sarà tuo. L’Aikido realizza l’assimilazione delle Vie spirituali e fisiche>

<L’Aiki è di per se stesso espressione di Verità. È la Via per unire gli esseri umani e riconciliare a noi con l’amore coloro che volessero attaccarci. Chi aggredisce in preda all’ira può essere placato con un sorriso. Questa è la vera via dell’Aiki>.

da: "Aikido –La pratica" di Kisshomaru Ueshiba


http://www.aikidoedintorni.com/in-evidenza/arca-linee-guida-2009-2010/



BOCCA DI ROSA - Peppe Barra
 Tradotto in napoletano da Vincenzo Salemme su richiesta di
Fabrizio De Andrè 


Tutte me chiammeno bocca de rosa
sentite che musso, che schiocca adirosa
tutte me chiammeno bocca de rosa
pe' mme 'o sentimento è 'a primma cosa.
Quanno scennette dint' 'a la piazza
c'ì un paesino vicino Avellino
subbeto 'a voce currette sicura:
" 'nunn'è 'na monaca di clausura!"

Ce sta chia ammore 'o ffa 'pe' 'na 'nziria
e chi 'o ffa pe' prufessione
bocca di rosa né ll'uno né 'll'ato
io 'o ffaccio sulo pe' divozione.

Però 'a divozione diventa passione
e mentre sparpito per le mie voglie
'o sangue dal cuore mi sale in testa
mi scordo di chiedere all'uomo se ha moglie.
E allora 'e femmene d' 'o paese
comme si fussero cane mulosso
s'arrevutaiene tutte 'mparanze
pecché me stevo futtenno l'uosso.

Ma li bizoche di un paesello
songo 'mpechere che non fanno danno
allucche 'e papere, strille 'e galline
'o core che tremma, 'o ciato c'affanna.
'O munno è chino di gente per bene
che Cristo all'altare servire si vanta
e quanno le voglie nun po' cchiù sfamare
pe dint' 'o velliculo piscia acqua santa.
Così una vecchia rimasta zitella
pecchè mai nisciuno l'aizata 'a vunnella
se pigliaie 'o mpiccio e tanto fuie 'nzista
me scassaie ll'ova cu tutto 'o canisto.

Chiammaie a raccolta tutt' 'e scurnacchiate
e le dicette cu 'a voce 'ncazzata
"Bocca di rosa è mariola d'ammore,
punisca la legge stu disonore!"

Curretero allora dd' 'o maresciallo
quarantasei zizze pe'm vintitre scialle
chella cchiù scura de carnagione
facette 'a parte d' 'o lione:
"Ormai so' tre mise che dura st'andazzo
all'uommene nuoste ha fatto ascì pazze
chella nun è femmena onesta
chisà c'annasconne sotto a la veste".

Vennero a casa col foglio di via
Pasquale e Luigino Santamaria
sete d'ammore dint' 'e penziere
sotto 'e divise d' 'e carabiniere.

Nientedimeno che alla stazione
ce steva 'na folla da fare impressione
me ne partevo purtanneme appriesso
quel libero amore a tutti concesso.
Dal maresciallo al parrocchiano
lacreme all'uocchie, cappello nmano.
Firmato da tutti vulaie 'nu messaggio
c' 'o fiocco attaccato a 'na rosa de maggio.

In stretto anonimato
cu' lettere 'ncullate
"Bocca di rosa, tiempo e furtuna
veneno e vanno come fa' 'a luna!"

Primma d' 'o tuono arriva la luce
accussì corrono tutte li 'nciuce
"Mo' arriva 'o treno cu bocca di rosa
currite currite, lassate ogni cosa!"
Alla stazione subbeto appriesso
truvaie a riceverme, un comitato
musica, fiori, sindaco in testa
manco si fosse 'nu capo di Stato.

Mo' pure 'o prevete s'é fissato
che stongo cca' per una missione
me vo' vicino int' 'a prucessione
pecché adda vencere 'a tentazione.
Cu' Maria Vergine in prima fila
me tiene d'uocchio 'nu poco 'a luntano
purtannese a spasso pe' tutto 'o paese
l'ammore sacro e l'ammore prufano.

approachingdestinybysab.jpg

LA NOTTE E L'ANIMA

In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?

Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.

Rainer Maria Rilke


domenica, 24 maggio 2009

"...Nello stesso tempo la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi..."

SOLARE DOMENICA!!!

 C'è un luogo dove la pace della natura
filtra in noi come la luce del sole tra gli alberi
dove i venti ci comunicano la loro forza
e gli affanni si staccano da noi come foglie.
Non è difficile arrivarci:
basta guardarsi dentro
ed avere un cuore pulito.

Romano Battaglia

La Filosofia dell'Aikido - John Stevens

L'essenza dell'Aikido e Aikido: dottrina segreta e verità universali rivelate da Morihei Ueshiba. Il presente volume si concentra su aspetti più pratici e caratteristici: come vedere il mondo secondo una prospettiva olistica, come integrare corpo e spirito e come interagire in modo armonioso con gli altri esseri umani. Il libro è diviso in due parti. La prima è una dissertazione sulla filosofia dell'Aikido, fondata sugli insegnamenti scritti del maestro Ueshiba. La seconda parte è una presentazione illustrata di tale filosofia in azione.

Al termine dello scontro Ueshiba si recò in giardino per rinfrescarsi e scaricare la tensione. Asciugandosi il sudore dal viso, fu preso da una sensazione mai provata fino ad allora, incapace di camminare e di sedersi, in preda ormai all'estasi. Così descrisse la sua esperienza: 

  

"Ebbi la sensazione che l'universo improvvisamente tremasse e che uno spirito d'oro, venendo su dalla terra avvolgesse il mio corpo e lo trasformasse in un corpo d'oro. Nello stesso tempo la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi. Ero in grado di comprendere il cinguettio degli uccelli ed ero chiaramente cosciente della mente di Dio, il creatore di questo universo. In quel momento io fui illuminato: la fonte del Budo è l'amore di Dio; lo spirito dell'amorevole protezione di tutti gli esseri. Infinite lagrime di gioia scesero giù dalle mie guance.

   

Da allora mi sono sforzato di comprendere che tutta la terra è la mia casa ed il sole, la luna, le stelle, sono tutte mie proprie cose. Io mi liberai da ogni desiderio non solo per la posizione, fama e prosperità, ma anche di essere forte. Compresi che il Budo non è far cadere l'avversario con la forza; neppure è strumento per portare il mondo verso la distruzione con le armi. Il budo genuino è l'accettare lo spirito dell'universo, prendere la pace del mondo, parlare correttamente, proteggere e coltivare tutti gli esseri della natura. Io capii che l'esercizio del Budo è accettare l'amore di Dio che viene posto nel giusto senso, protegge e coltiva tutte le cose della natura, utilizzarlo ed assimilarlo nella nostra stessa mente e nel nostro stesso corpo."

 

“…Il Budo giapponese non fa parte degli sport che sono originalmente un retaggio dell’Occidente. Ci sono, però, taluni che si rallegrano nel vedere le varie Arti Marziali divenire simili a Sport, ottenendo così una più vasta popolarità in questi ultimi anni.
Queste persone, è chiaro, non hanno la più vaga idea di cosa sia un’Arte Marziale nel vero senso della parola. A mio avviso costoro non sono qualificati a parlare di Budo…"

O_Sensei Morihei Ueshiba

    


domenica, 19 aprile 2009

BUONA DOMENICA!!!....

giuli_danza

L'uomo è cittadino di due mondi: quello condizionato dallo spazio-tempo e accessibile alla ragione e all'approccio tecnico, e quello che costituisce la realtà autentica del suo essere e che è al di là dello spazio e del tempo; quest'ultimo è accessibile soltanto alla nostra coscienza interiore, intima, e non alla ragione legata all'osservazione oggettiva.
La destinazione dell'uomo consiste nel diventare una persona che nella propria esistenza legata allo spazio-tempo può rendere testimonianza al suo essere sganciato da spazio e tempo. Per giungere a tanto, dobbiamo prima di tutto imparare a prendere sul serio le esperienze nelle quali in particolari momenti la divina essenza ci tocca e ci chiama.
La doppia origine dell'uomo è quindi accessibile all'esperienza. Essa è la fonte, la promessa e il compito della vita umana, e può essere vissuta sulla via iniziatica, il cui punto di partenza è l'esperienza dell'essere e il cui strumento è l'esercizio spirituale, l'exerzitium.
La vita, vissuta come cammino iniziatico, è la vita dell'uomo che si è destato alla sua autentica essenza.

Karlfried Graf Dürckheim in "I grandi iniziati del nostro tempo" di  P. Giovetti

…Hara è il centro del corpo umano, ma il corpo, in quanto corpo umano, è qualcosa di più di una mera realtà biologica e fisiologica. Peraltro, il significato complessivo di quella espressione "hara no aru hito" è: «l'uomo che possiede un centro». Corrispondentemente, hara no nai hito vuol dire: l'uomo privo di un centro. L'uomo a cui manca un centro perde facilmente l'equilibrio, mentre chi lo ha lo conserva sempre. In più, in lui vi è qualcosa di calmo e che tutto abbraccia. Ha una «ampiezza umana». L'espressione hara no aru hito significa anche questo. E quando questo aspetto ha un particolare rilievo, si parla di hara no hiroi hito, intendendo, come già con hara no aru hito, l'uomo che ha una grandezza d'animo, che è generoso, che ha ampie vedute, opposto all'hara no nai hito o all'hara nochiisai hito, che è l'uomo dall'animo limitato e meschino. Ma qui non si tratta solo delle relazioni con altri uomini e del modo di sentire ma anche di comportamento di fronte a situazioni che si presentano ad un tratto e del modo di giudicare e di reagire. L'uomo che ha un centro giudica in modo sereno ed equilibrato. Ha il senso di ciò che è importante e di ciò che non lo è. La realtà gli si presenta non deformata ma nella relazione oggettiva dei suoi valori. L'hara no aru hito lascia tranquillamente che la realtà gli si avvicini; nulla lo spaventa, nulla altera la sua calma prontezza a intervenire in modo adeguato. Non si tratta, qui, di insensibilità, ma dell'effetto di una data costituzione interiore da lui realizzata, caratterizzata da una elasticità «in profondità», la quale permette di prender posizione nel modo giusto di fronte ad ogni situazione, con naturalezza e con calma. Così l'epressione hara no aru hito allude anche direttamente a chi in un dato frangente sa quel che deve fare, lasciando che nulla lo sconvolga. Se al divampare di un incendio i più si agitano e corrono in modo disordinato, l'hara no aru hito fa in modo calmo e rapido quel che vi è da fare, constata la direzione del vento, mette in salvo le cose più importanti, porta dell'acqua, agisce senza sosta come la situazione l'esige, con chiarezza di mente. L'hara no nai hito è l'opposto di ciò. (pp. 34-35).

da "Hara. Il centro vitale dell'uomo secondo lo Zen" di Karl Graf Dürckheim


Tradotto letteralmente, Hara significa "ventre", e si riferisce all'intera zona che va dallo stomaco agli organi genitali. In giapponese Hara assume un significato più ampio. Con questo termine si intende il centro della forza fisica e spirituale. Pur essendo il centro del nostro corpo materiale, all'Hara viene data un'anima. Anche secondo la concezione giapponese il ventre è il centro dell'uomo per antonomasia, e l'espressione dell'Hara è un'espressione dell'essere vero di tutta la persona.
L'Hara è l'origine ed il centro della forza fisica e dell'energia vitale; per questo in tutte le arti marziali orientali assume un ruolo significativo. L'esercizio del ventre (Hara wo neru) non interessa solo le arti marziali e lo Zen, ma per ogni giapponese inizia nella fanciullezza ed è parte integrante della sua educazione. Il contegno dell'uomo, il suo modo di rilassarsi e di respirare, come anche l'autocontrollo e lo stato di salute, è tutto originato dall'Hara, il centro del comportamento retto.
Lo sviluppo e il controllo del Ki dipende esclusivamente dall'Hara. Nelle arti marziali l'Hara è l'elemento fondamentale senza il quale ogni esercizio perde significato. I principi basilari per l'esecuzione di un kata (come mostrare la forza, l'equilibrio tra tensione e rilassamento ed il principo della calma e della velocità) si basano sulla filosofia dell'Hara che, sia negli esercizi spirituali che in quelli fisici, si esprime in tre aspetti: Condotta, Tensione/Rilassamento e Respirazione. L'esercizio delle tecniche determina, attraverso questi tre aspetti, un insieme armonico che si manifesta nel movimento del corpo e nell'equilibrio spirituale. Senza il coinvolgimento del corpo non si può fare nessun movimento. Il movimento del corpo è strettamente connesso all'atteggiamento interiore che è dal primo condizionato. Riacquistando la forma fisica si genera un'influenza interiore cui l'uomo ricorre per correggere l'intero suo comportamento.

Energy flow - Ryuichi Sakamoto


domenica, 14 dicembre 2008

Questa è la mia migliore occasione.




Questa è la mia migliore occasione.
Ogni giorno della mia vita è allenamento.
Allenamento per me stesso.
Anche se il fallimento è possibile.
Vivendo ogni momento.
Uguale verso ogni cosa.
Pronto per ogni evenienza.
Io sono vivo. Io sono questo momento.
Il mio futuro è qui ed ora.
Per cui se non posso provare oggi
Dove e quando lo farò?

Soen Ozeki


"Se, continuando a respirare tranquillamente, si accoglie con serenità ciò che si presenta, ci si abitua ad assistervi da semplici spettatori, sino a che si è finalmente stanchi dello spettacolo. Così si giunge gradatamente a uno stato d'abbandono che somiglia a quel dormiveglia che precede il sonno.
Scivolarvi definitivamente è il pericolo che bisogna evitare. Lo si affronta con un particolare scatto della concentrazione, paragonabile al riscuotersi di uno che, sfinito da una notte di veglia, sa che dalla vigilanza di tutti i suoi sensi dipende la sua vita; e se tale scatto è riuscito anche una volta sola, si riuscirà sicuramente a ripeterlo. Per esso l'anima, come da sola, si ritrova quasi a librare entro se stessa, una condizione che, capace di crescere d'intensità, si solleva addirittura a quel senso d'incredibile leggerezza, sperimentato solo in rari sogni, e di felice certezza di poter destare energie rivolte in ogni direzione e di saperle accrescere o sciogliere a ogni livello.
Questo stato, in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna particolare direzione ma che per la sua forza indivisa sa di essere capace del possibile come dell'impossibile, questo stato interamente libero da intenzioni, dall'Io, il Maestro lo chiama propriamente «spirituale». È infatti saturo di vigilanza spirituale e perciò viene anche chiamato «vera presenza dello spirito». Con questo s'intende che lo spirito è presente dappertutto perché non si apprende a nessun luogo particolare. E può restare presente perché anche quando si rivolge a questo o a quello non vi si attaccherà con la riflessione e non perderà così la sua originaria mobilità. Simile all'acqua che riempie uno stagno ma è sempre pronta a defluirne, lo spirito può ogni volta agire con la sua inesauribile forza, perché è libero, e aprirsi a tutto perché è vuoto. Tale condizione è veramente una condizione originaria e il suo emblema, un cerchio vuoto, non è muto per colui che vi sta dentro.
È perciò con questa presenza e piena potenza del suo spirito non turbato da intenzioni, e fossero le più nascoste, che l'uomo che si è svincolato da tutti i legami deve esercitare qualsiasi arte”

tratto da "Lo zen e il tiro con l'arco" di Eugen Herrigel


sabato, 17 maggio 2008

...Aikido_“la via dell’armonia”

"Vorrei che delle persone di animo gentile ascoltassero la voce dell’Aikido. Esso non è per correggere gli altri: è per correggere la propria mente. Questo è l’Aikido.”

Morihei Ueshiba

L'Aikido è un’arte marziale giapponese di difesa personale creata da Morihei Ueshiba. Letteralmente significa  “la via dell’armonia” (AI: armonia, KI: energia universale,  DO: via). Quindi, la via per armonizzarsi con l'Energia, con lo Spirito Universale, che è uno spirito di amore, di rispetto per tutti gli esseri viventi. Secondo il pensiero filosofico di Morihei Ueshiba, l'Aikido è il mezzo per unire i popoli in un'unica grande famiglia e non per ferire gli altri. Con la costante pratica di quest'arte, dentro e fuori il dojo, la crescita spirituale dell'individuo si eleva con l'acquisizione dell'abilità nel difendersi. Con l'Aikido si cerca di vivere facendo attenzione ai rapporti interpersonali, alle potenziali situazioni di conflitto e di violenza, con lo scopo di migliorare il mondo in cui viviamo. Qui la grande differenza tra l'Aikido e le altre arti di combattimento.

"Ai vuol dire anche amore. Ho deciso di chiamare Aikido il mio unico Budo benché Aiki sia un termine molto antico. L'Aiki non è una tecnica per combattere o vincere il nemico. È il mezzo per riconciliare il mondo e riunire gli esseri umani in una sola famiglia.
Il segreto dell'Aikido sta nell'armonizzarsi con il movimento dell'universo stesso. Chi ha scoperto il segreto dell'Aikido ha l'universo dentro di sé e può dire: «Io sono l'universo. Non vengo mai sconfitto, quale che sia la velocità d'attacco del nemico. Non è la mia tecnica ad essere più rapida della sua, non è una questione di velocità. Il combattimento è terminato prima di incominciare. Quando un nemico mi vuole sconfiggere, deve innanzitutto spezzare l'armonia dell'universo. Dunque, nel momento stesso in cui ha l'intenzione di battersi con me, egli è già sconfitto».
Non esiste alcuna misura di tempo, rapido o lento. L'Aikido è la non-resistenza. Dato che è non-resistenza, essa è sempre vittoriosa. Chi ha uno spirito pervertito, uno spirito bellicoso, è sconfitto fin dall'inizio.
Allora, come potete rettificare il vostro spirito alterato, purificare il cuore ed essere in armonia con l'attività di tutte le cose della natura?
Per prima cosa, dovete far vostro il cuore di Dio. È un grande Amore onnipresente in ogni luogo e in ogni tempo. Quando esiste l'amore non vi sono disaccordo né nemici. Chi non è d'accordo con ciò non può essere in armonia con la natura e l'universo. Il suo Budo è quello della distruzione. Non è Budo.
Il vero Budo non é misurarsi, vincere o perdere. Esso non conosce la sconfitta. Vincere vuol dire vincere sullo spirito di disaccordo.
Non guardate gli occhi del vostro avversario oppure questi cattureranno il vostro spirito. Non guardate la sua spada oppure questa vi ucciderà. Non guardatelo, altrimenti il vostro spirito verrà distratto.
Il vero Budo è l'acquisizione dell'attrazione mediante la quale aspirate l'intero corpo dell'avversario. Tutto ciò che ho da fare è mantenermi in questa Via. Quando egli attacca, colpendo, si ferirà a causa della sua stessa intenzione di colpire. Io sono unito all'universo e nient'altro.
Non c'è avversario né nemico. Avete torto se pensate che il Budo significhi avere avversari e nemici, essere forti e abbatterli.
Il vero Budo è l'unione con l'universo.
Nell'Aikido bisogna volere la pace fra tutti gli esseri umani, non desiderare di essere forti e nemmeno allenarsi solo per battere un avversario.
Quando qualcuno mi chiede se i principi del mio Budo si ispirino alla religione, rispondo di no. I principi del mio Budo illuminano le religioni e aprono loro la via.
Essere calmi in qualunque circostanza ci si trovi ad attaccare. Non avere alcun attaccamento alla vita né desiderio della morte ed avere uno spirito libero, non solo quando si è attaccati ma anche nella propria vita quotidiana.
Il vero Budo è amore, dono della vita e non uccidersi l'un l'altro né battersi con gli altri. L'amore è un Dio protettore di ogni cosa. Nulla può esistere senza di lui. L'Aikido è la realizzazione dell'amore. Io non mi faccio amici fra gli uomini ma sono amico di Dio.
L'Aikido non qualifica le cose come “buone” o “cattive”, ma custodisce ogni cosa in uno sviluppo e in una crescita costante: esso serve al perfezionamento dell'universo. Nell'Aikido controlliamo lo spirito dell'avversario prima di fargli fronte. Dobbiamo avere una visione completa del mondo. Noi leghiamo e unifichiamo gli avversari con la volontà dell'amore. Attraverso l'amore siamo capaci di purificare gli altri.
Comprendete l'Aikido principalmente come Budo e poi come la Via che serve a costruire la famiglia del mondo. L'Aikido non è per un solo paese o per una sola persona. Il suo unico fine è di compiere il lavoro di Dio.
Il vero Budo è uno spirito di riconciliazione tra gli esseri. La riconciliazione permette la realizzazione di ciascuno. La Via significa essere uniti alla volontà di Dio e praticarla. Se ce ne discostiamo, anche leggermente, non sarà più la Via.
Possiamo dire che l'Aikido sia un mezzo per scacciare i demoni con la sincerità del nostro Kokyu e per trasformare il mondo demoniaco in un mondo dello spirito. Questa è la sua missione. Il mondo demoniaco verrà abbattuto e lo spirito si innalzerà vittorioso. L'Aikido porterà i suoi frutti nel mondo.
Senza Budo una nazione va alla rovina, poiché il Budo è la sorgente della attività. Quelli che si incamminano nell'Aikido dovranno aprire il loro sprito, ascoltare la sincerità di Dio attraverso l'Aiki per comprendere il ruolo purificatore dell'Aikido, praticare e migliorarsi senza scontro.
Cominciate a coltivare il vostro spirito, non per correggere gli altri ma per correggere il loro spirito. Questo è l'Aikido. Questa è la missione dell'Aikido e deve essere la vostra."

Morihei Ueshiba


venerdì, 18 gennaio 2008

...REIKI & AIKIDO

da...i miei studi sul ki

Reiki ed Aikido

Reiki ed Aikido indaga il concetto di KI focalizzandone la valenza nella combinazione rappresentata dalla parola reiki della quale propone una affascinante interpretazione, a partire dall'analisi della composizione ideografica della stessa. Il reiki come pratica e l'Aikido come arte marziale condividono la corretta gestione del ki che è, innanzitutto rappresentata, dalla consapevolezza della naturale appartenenza di ciascuno ad un circuito di energia universale e quindi da una corretta canalizzazione della stessa che si volge in benessere psicofisico, nella unità mente corpo ed anche,nella pratica del reiki, nella possibilità di superare materialmente il proprio disagio mentale, psichico, fisico.

(leggi l'articolo)

Questo è l'ideogramma giapponese che rappresenta il KI: energia individuale, forza interiore, microcosmo.


mercoledì, 05 dicembre 2007

...l'arte di meditare in sogno...

mente di principiante

TAI CHI CHUAN, L'ARTE DI MEDITARE IN SOGNO

Chi non si è incantato almeno una volta nel guardare i movimenti lenti, sinuosi del Tai chi chuan, magari avendo l'impressione di vedere qualcuno che si stava muovendo sott'acqua, o, meglio ancora, in un magico liquido trasparente capace di sospendere il fluire del tempo? Non è un caso infatti che tale arte venga praticata, soprattutto in Occidente, per promuovere la longevità, il benessere fisico e la salute.

Ora, è sicuramente vero che la pratica costante del Tai chi chuan costituisca un ottimo metodo terapeutico, ma questo certo non esaurisce i suoi scopi. Infatti è anche un efficacissima arte marziale e un'antica forma di meditazione.

Per quanto possa sembrare difficile da credere, quei sinuosi ed eleganti movimenti che caratterizzano quest'arte sono, di fatto, movimenti marziali, sono cioè una serie di parate, attacchi e schivate. Certo, si tratta comunque di un'educazione al combattimento alla cui base c'è il principio dell'armonia, pertanto ogni azione è di natura difensiva e non offensiva e mira a scoraggiare l'avversario piuttosto che a eliminarlo.

Ma questi movimenti, questi stessi movimenti, costituiscono anche una forma di meditazione in movimento. Ora, l'obiettivo fondamentale della meditazione orientale, e in particolare di quella buddhista, è lo sviluppare una consapevolezza costante e onnipervadente. Per poter arrivare a ciò ci si educa a focalizzare la propria attenzione sul respiro, sulla postura, o, nel caso della meditazione camminata, sul movimento del corpo collegato al ritmo respiratorio. Non diversamente, il Tai chi chuan educa alla consapevolezza del corpo in movimento, movimento che, per di più, è estremamente complesso e articolato, il che costringe a una maggiore e più costante attenzione.

Il lento e armonico fluire da una figura all'altra che caratterizza l'esecuzione del Tai chi chuan ricorda il fluido movimento dell'acqua che scorre senza opporre resistenza. Ciò richiama anche alla mente le Nobili Verità del buddhismo, infatti in esse si afferma che tutto è sofferenza, che tutto è privo di un io sostanziale, ma anche che tutto è impermanente, transeunte, in continuo movimento e che la causa di tale sofferenza deriva dall'attaccamento: semplificando potremmo dire che l'attaccarsi, il resistere al continuo, mutevole fluire della realtà genera la sofferenza esistenziale. In accordo con ciò l'arte del Tai chi insegna a fluire con la realtà, a non opporre resistenza alla costante mutevolezza, e a fondersi in un'armonica danza con questo movimento cosmico, così come non bisogna opporre resistenza, nel combattimento, agli attacchi dell'avversario, ma farli "scorrere via". Inoltre lo studio del combattimento si rivela essere di enorme stimolo allo sviluppo della consapevolezza, infatti trovandoci di fronte a una persona determinata a colpirci, come se non grazie alla consapevolezza potremmo riuscire a rimanere illesi?

Si dice che tutte le arti marziali servano anche (o forse sarebbe meglio dire soprattutto) ad affrontare le proprie paure, i mostri nascosti nel proprio inconscio: questo è particolarmente vero per il Tai chi chuan. Per poter meglio combattere le proprie paure occorre calarsi in maniera cosciente nella dimensione onirica, in altre parole si tratta di imparare a essere consapevoli del fatto che si sta sognando e poi divenire in grado di agire volontariamente e consciamente nel sogno, cioè nella dimensione inconscia, il che vuol dire annullare la consueta differenziazione tra veglia e sonno. Se è vero che la via spirituale deve condurre al supremo risveglio, allora tale risveglio che si esprime in una totale e costante consapevolezza, deve andare anche a illuminare le dimensioni più oscure e recondite del nostro sé.

Non è un caso dunque che il Tai chi chuan, inteso come via alla trascendenza, insegni anche a dominare il sogno: il praticante viene costantemente invitato a osservare consapevolmente le proprie mani nel corso dell'esecuzione della forma. Una volta che tale capacità sarà ben acquisita si potrà cominciare a eseguire l'esercizio di ritrovare le proprie mani in sogno: questo è il primo passo per arrivare a sognare secondo volontà, e dunque affrontare in un combattimento onirico i fantasmi, le ombre che albergano dentro di noi e a sconfiggerle con le tecniche marziali. Ma questo superare le proprie paure apre la porta alla possibilità di dirigere a volontà il sogno, di interrogare il proprio inconscio e dunque di conoscersi, al fine di divenire una persona che ha completamente armonizzato la parte luminosa di se stessa con la parte oscura, e che armonicamente si muove e vive all'interno di un vibrante cosmo.

di Dario Girolami


martedì, 09 ottobre 2007

...a mio figlio...

aikidoedintorni_339

 Filosofia e Zen  L'articolo di Diego Rossi, pubblicato nella sezione Zen e Dintorni, procede per stadi successivi, allo scopo di produrre un percorso capace di avviare un parallelismo tra lo Zen e la filosofia occidentale. Il primo passaggio consiste nel mostrare, attraverso la lettura di un pensiero di Heidegger, quanto il pensiero occidentale sia perfettamente consapevole dei limiti del pensiero scientifico nell'indagare i problemi dell'essere e di come ciò sia invece possibile alla filosofia ed anche alla poesia, appartenendo questa, al medesimo ordine della filosofia.

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Aikido e Dintorni


martedì, 02 ottobre 2007

...a lezione di Taijiquan...

Oggi ripresa del corso Taijiquan... forma 38.

Il taijiquan è un'antichissima arte marziale cinese che serve ad aumentare l'equilibrio psicofisico di chiunque, sia giovane che anziano, sia in stato di malattia che in buona salute e a mantenere il corpo in forma in modo che possa autocurarsi giorno dopo giorno.

Il taiji fonde esperienze che derivano da millenni di osservazioni e conoscenze della dinamica del corpo umano, della sua anatomia, fisiologia e psicologia.

Con questa pratica vengono raggiunti, sollecitati e aperti i centri vitali del corpo ed i suoi meridiani energetici, gli stessi dell'agopuntura e della terapia con massaggi Tui Na. Il taiji svolge una straordinaria azione rigeneratrice del sistema nervoso, del sistema endocrino, del metabolismo, della pressione sanguigna, della sessualità e dell'equilibrio psicofisico.

Il Taijiquan è una forma d'esercizio fisico lento e armonico caratterizzato da movimenti circolari e continui. Esso trae origini dalla filosofia Taoista e dalla medicina tradizionale cinese, e racchiude in sé i segreti dell'arte marziale e delle tecniche di lunga vita ed è allo stesso tempo espressione artistica e filosofica. Esistono diverse scuole di Taijiquan, ciascuna pone particolare enfasi a diversi aspetti dell'attività. La scuola Chen è caratterizzata da movimenti alternati di apertura e chiusura, durezza e morbidezza, lento e veloce. Con la pratica si riattiva una sana comunicazione tra mente e corpo, acquisendo calma, rilassamento e forza interiore. La respirazione è addominale e lenta, mentre la mente guida il flusso del Chi, l'energia vitale. Tutte queste caratteristiche fanno del Taijiquan una ginnastica adatta a tutti curando e prevenendo una vasta gamma di disturbi e apportando benefici alle articolazioni ed al tono muscolare, alle funzioni polmonari, cardio vascolari, digestive ed al sistema nervoso in generale.  La perseveranza nella pratica di quest'arte marziale dolce viene premiata: lo sforzo diventa sollievo. Per coloro che vivono un'attività frenetica è la possibilità di stare tranquilli. Con il tempo il Taiji diventa una fonte di benessere e di calma interiore che spazza via la stanchezza. 

ringrazio il mio M°Jia Jingquan

La Medicina Tradizionale Cinese (MTC) è quella che oggi viene definita una forma di medicina olistica, difatti considera l'essere umano nella sua interezza. Essa è una scienza antica che si fonda sulla teoria dello Yin e dello Yang, bipolarità iniziale da cui scaturisce l'insieme di tutti gli altri fenomeni. Unendo un'approfondita conoscenza della fisiologia umana, degli organi interni e dei Meridiani Energetici alla consapevolezza dell'interrelazione tra tutti i fenomeni, la MTC identifica la causa profonda della malattia e la sua specifica cura. Sua peculiarità è inoltre dare particolare rilievo alla prevenzione delle malattie e quindi mirare ad una buona qualità della vita dell'uomo sano. La teoria della MTC deriva direttamente dall'applicazione pratica e si sviluppa e aggiorna continuamente.

ringrazio il mio docente Dr. Yang Lei, medico cinese, medicina Naturale ed Alternativa


lunedì, 17 settembre 2007

...Perchè l'aikido...

 

Emerso da un periodo lunghissimo di oscurità in Oriente durante il quale, secondo la tradizione, era noto soltanto ad una cerchia ristretta di rango elevato, l'AIKIDO è stato definito come una delle arti marziali giapponesi più misteriose e complesse e, ai suoi livelli superiori, come una disciplina pratica ed efficace per lo sviluppo,  l'integrazione e la completa utilizzazione delle energie umane: da quelle fisiche e mentali a quelle spirituali. Fortemente legato alla dottrina ZEN, l'AIKIDO è frutto degli studi filosofici e marziali del Maestro MORIHEI UESHIBA. Insoddisfatto dalle forme di combattimento della sua epoca basate principalmente sull'uso brutale della forza fisica UESHIBA, uomo di piccola taglia ma di grandissima forza interiore, trasse il suo metodo direttamente dalla fusione di varie scuole già esistenti, tra cui l'AIKIJUTSU una forma di combattimento usata dai samurai imperniata sulla coordinazione tra attacco e difesa. Egli riuscì ad unire perfettamente valori spesso contrapposti come: eleganza ed efficacia, forma e contenuto, potenza e sensibilità, calma e dinamismo, forza e rilassamento. L'AIKIDO quindi, disciplina sorta dalle antiche Arti Marziali giapponesi e intrisa di aspetti che la caratterizzano tanto da renderla unica, costituisce un’eccellente difesa personale

 

L'AIKIDO, pur dimostrando grande efficacia tecnica, è un'arte marziale non violenta, basata sulla strategia della cedevolezza, principio che si manifesta nell'assecondare i movimenti dell'avversario, per rivolgergli contro la sua stessa forza. Studiare l'AIKIDO, non significa apprendere solamente i movimenti e le tecniche di difesa: occorre che queste siano effettuate con una particolare condizione di carattere interiore. Solitamente nelle altre Arti Marziali ci si preoccupa di insegnare, attraverso appropriati movimenti, un insieme di tecniche lasciando a ciascun praticante il compito di svilupparne l'efficacia, secondo le proprie caratteristiche e attraverso lo studio dell'esercizio più volte ripetuto. Quest’atteggiamento, però, è più simile a quello dello sport, ove ognuno ottiene risultati proporzionali alle capacità che gli sono proprie.

 

L'AIKIDO opera in senso inverso: la difesa personale e gli obiettivi pratici dell'antico AIKIJUTSU si conseguono spontaneamente, senza porre loro un intenzione particolare. Essi costituiscono il pretesto ed insieme lo strumento, per raggiungere il risveglio, il potenziamento e la vigorosa manifestazione delle capacità psicofisiche che l'uomo possiede. La realizzazione di queste capacità costituisce il traguardo e la meta ultima di questa disciplina. Ci si esercita ad attivare il proprio centro di gravità, a respirare in modo corretto e profondo, a rilassare sia la mente sia il corpo, a concentrarsi su ciò che si sta facendo allontanando distrazioni e preoccupazioni, ad accrescere la propria sensibilità, a reagire alle sollecitazioni esterne con tranquillità e spontaneità, senza gli arrovellamenti di un eccessivo razionalismo. Per questi suoi caratteri d’arte tesa alla crescita personale, l'AIKIDO non prevede gare o tornei; ci si allena continuamente, con grande serietà e concentrazione, impegnandosi ogni volta come se fosse in gioco la vita. La mancanza di competizione, dunque, consente di evitare incidenti e di poter praticare con tranquillità, senza limiti d’età o sesso, di peso o statura, in un'atmosfera serena e rilassata scevra da competizioni, da primati, da coppe e medaglie.

 

Nella vita quotidiana la coscienza di se stessi è spesso, più o meno vagamente, collegata ad alcuni gesti che si compiono ed in molti casi è totalmente assente da essi. Quante volte si è dovuto risalire per controllare se era stata chiusa a dovere la porta di casa? Si ricorda con esattezza cosa si è mangiato il giorno precedente ?Si fanno tantissime cose senza riconoscersi in nessuna di esse. Questo fenomeno, indizio di una frattura fra mente e corpo, è causa d’insoddisfazione, ansia, depressione. L’esistenza assumerebbe un colore diverso se si riuscisse ad esprimere se stessi in ogni istante, e se ogni gesto compiuto riflettesse pienamente la propria soggettività.

Nelle Arti Marziali una frattura fra mente e corpo costituisce una falla, un punto di grande vulnerabilità (SUKI). Infatti per essere in grado di prevenire e gestire qualunque forma d'attacco, bisogna essere pienamente consapevoli di se stessi. Occorre che la mente si armonizzi completamente prima con il proprio corpo e poi con quello dell’ "avversario".

Scopo dell'AIKIDO è proprio quello di dare ad ognuno una piena coscienza di se stesso, inizialmente nei confronti di un ipotetico aggressore e, successivamente, rispetto a tutto ciò che lo circonda.

Aikido e Dintorni