...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

energiavitale

vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

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amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it

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domenica, 28 giugno 2009

"La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno."__Jim Morrison

 Ferraris Franco  - Volo di gabbiano

Gabbiano - Giuni Russo

Seduta sul porto a guardare il mare
sentire i gabbiani gridare
ma una luce mi risplende dal cuore
e sono dentro il sole che brucia.
Vado seguendo pensieri 
vado lontano da dove sono
per diventare un gabbiano
e finalmente volare!
Lascio l’angoscia cadere
e sola dal vento mi faccio guidare.
Abbandono la terra e il dolore
e sempre più in alto mi sento sparire.
sea gull
Cielo intorno vedo solo cielo
dall’alto tutto sembra niente
per una donna libera che vola
e va con le sue ali sola.
Libera sono un gabbiano
padrona del cielo, del mondo e di me.
Abbandono la terra e il dolore
e sempre più in alto mi vedo rapire.
sea gull

Strade parallele – Aria siciliana__Giuni Russo e Franco Battiato

Domenica giornata di scirocco fuori non si può stare
per fare un pò di fresco socchiudo la finestra
e mi vado a riposare.
La stessa aria con la sua potenza scioglie i miei pensieri
un cuore vola se all’ombra prendi forma e ti presenti
non posso riposare.
Il sole ora entra dentro il mare e fanno l’amore
non c’è cosa più grande
tu sei la vera sorgente che sazia i sentimenti.
La stessa aria col suo calore cresce e mi tormenta
il cuore vola sentendo schizzi d’acqua di fontana
nel mio giardinetto mi piace stare solo
mi piace stare sola.


sabato, 27 giugno 2009

"Strano il mio destino" ..... Felice sabato in meditazione!!!

Con destino o fato tradizionalmente ci si riferisce all'insieme di tutti gli eventi inevitabili che accadono in una linea temporale. Può essere concepito come l'irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia in termini generali che di singolo individuo. Il concetto è basato sul credo che esista un ordine naturale prefissato nell'universo. 

È inevitabile che il ricercatore spirituale debba soffrire lungo il sentiero?
Dipende: di per sé la crescita non implica alcuna sofferenza; soffrire nasce dalla tua resistenza alla crescita. Crei sofferenza perché continui a resistere, non ti permetti di crescere. Hai paura di vivere la crescita totalmente, ti accompagni a lei senza passione. Per questo soffri, perché ti dividi, ti dissoci. Una parte di te coopera e una parte di te oppone resistenza, è contraria. Questo conflitto interiore crea in te la sofferenza. Quindi, lascia perdere questa idea, molte persone credono che si debba soffrire per crescere, é un'assurdità bella e buona! Se cooperi totalmente, non c'è affatto sofferenza. Se sei in uno stato di abbandono, invece di soffrire sarai felice. Ogni istante sarà un istante di beatitudine e di benedizione. Dunque, non scaricare la responsabilità sulla crescita. La nostra mente è molto astuta e ingannatrice: dà sempre la responsabilità a qualcuno, a qualcosa, non si assume mai la responsabilità in prima persona. Tu sei la causa della sofferenza. Se ti è possibile, ricorda tre cose.

La prima: se vuoi crescere lascia cadere il passato, perché ogni resistenza deriva dal passato. Continui a giudicare riferendoti al passato, ma il passato non è più, è del tutto irrilevante, eppure continua a interferire. Continui a giudicare in base a quello, continui a dire: "Questo è giusto e quello è sbagliato", e tutte queste idee di giusto e sbagliato, tutti questi giudizi, derivano da qualcosa che è morto. Il tuo passato cadaverico pesa su di te al punto che ti impedisce di muoverti. Lascialo cadere completamente, e rimarrai sorpreso: la maggior parte della sofferenza scompare.

La seconda cosa da ricordare è: non crearti aspettative per il futuro. Se ti aspetti qualcosa, di nuovo creerai dolore, perché le cose non accadono conformandosi a te; le cose accadono in conformità col Tutto. L'onda, una piccola onda nell'oceano, non può essere il fattore decisivo: l'oceano decide. L'onda deve restare in uno stato di abbandono. Se l'onda vuole andare verso Oriente, inevitabilmente nasceranno dei problemi, e in questo caso, la sofferenza sarà inevitabile. Se i venti non vanno verso Oriente, se l'oceano non lo vuole, cosa farà l'onda? Soffrirà. Lo chiamerà destino, dirà che sono le circostanze, le condizioni sociali, la struttura economica, la società capitalista, la cultura borghese, l'inconscio freudiano... ora le chiami "le sofferenze della crescita". Ma non stai facendo altro che spostare la responsabilità. In realtà soffri a causa delle tue aspettative. Quando non sono appagate, e non lo saranno mai! ne deriva frustrazione, ne consegue il fallimento, e tu ti senti rifiutato, come se l'esistenza non si curasse di te. Lascia cadere le aspettative per il futuro. Rimani aperto, rimani disponibile a qualsiasi cosa accada, ma non programmare il futuro. Non fabbricare nessuna idea psicologica, nessuna fissazione sul futuro, su come dovrebbero andare le cose: allora vedrai scomparire un'altra porzione rilevante di sofferenza. Queste sono le due cause fondamentali della sofferenza.

E la terza cosa: al "Movimento per lo Sviluppo delle Potenzialità dell'Uomo" manca una cosa essenziale. Esso cerca di aiutarvi a crescere, ma ancora non è riuscito a creare in voi uno spazio meditativo. Per cui rimane una lotta costante, uno sforzo di volontà, ma non è rilassamento, non è riposo. Quindi, resta da ricordare una terza cosa, e tutta la sofferenza scomparirà: crea energia meditativa, crea dentro di te uno spazio di meditazione. Ai metodi occidentali questo manca, ed è una cosa essenziale. Ecco perché nella mia comune lo sforzo consiste nell'usare tutti i metodi occidentali di psicoterapia, affiancati da tutti i metodi orientali di meditazione. Forse, oggi questo è l'unico posto in tutto il mondo, in cui l'Oriente e l'Occidente si stanno veramente incontrando, e non è un incontro diplomatico come accade all'ONU. Qui, questi due emisferi si stanno veramente fondendo, e non politicamente, non in modo diplomatico, perché un incontro diplomatico non è un incontro, è solo una facciata, una finzione. Qui sta accadendo un incontro d'amore: l'Occidente e l'Oriente, per la prima volta, vivono una storia d'amore. L'Occidente ha sviluppato tecniche molto importanti: la Gestalt, l'Encounter, la Primal, la Bioenergetica, e molte altre. E anche l'Oriente ha sviluppato molti metodi: Zazen, Vipassana, la danza Sufi, lo Yoga, il Tantra. Il loro approccio è diverso, così diverso che entrambi rappresentano solo una metà del Tutto, per cui a entrambi manca qualcosa.

I metodi orientali sono in grado di creare uno spazio meditativo, ma ti rendono introverso al punto che inizi a fuggire dalla vita; in passato tutti i metodi orientali si sono dimostrati essere un'evasione dalla realtà. Si arriva a desiderare di ritirarsi in un monastero, vuoi andare sull'Himalaya, vuoi andare in una caverna chissà dove, e vivere da solo. Questi metodi ti insegnano come stare da solo, felicemente solo: ma a questo punto, qualcosa viene a mancare. La vita è anche relazione, la vita è anche stare insieme, la vita è anche comunione, é bellissimo essere beati in solitudine, ma questa è solo metà della storia: dovreste essere beati anche quando siete insieme a qualcuno. E quando siete beati con qualcuno, la beatitudine raggiunge una vetta ancor più alta.
In solitudine sei come un suonatore di flauto, un solista; quando sei beato in un rapporto, la musica assomiglia a un'orchestra. L'Occidente ha creato metodi che vi danno un impulso maggiore verso l'essere estroversi. Vi forniscono sistemi, tecniche per imparare a essere in relazione, per stare bene nei rapporti con gli altri. Sono metodi d'amore, ma manca loro qualcosa. Arrivi ad apprezzare le relazioni, ma ogni volta che sei solo... e, essenzialmente, tu sei solo. Sei nato solo e morirai solo; nel centro più profondo del tuo essere, sei sempre solo. Per cui, in superficie sei felice, ma in profondità persiste una sottile corrente di infelicità. Non sei in grado di incontrare te stesso, non riesci a stare di fronte a te stesso, non riesci a vederti. L'Occidente ha fallito perché ha sviluppato solo l'estroversione; l'Oriente ha fallito perché ha sviluppato solo l'introversione. E l'uomo non è né estroverso né introverso. Vorrei che venisse scritto a caratteri cubitali che la tipologia ideata da Carl Gustav Jung è assolutamente sbagliata. L'uomo non può essere diviso così facilmente in categorie, non si può dire che qualcuno sia un introverso e qualcuno un estroverso, perché l'uomo è una totalità, un essere integro. Possiede una sfera interiore e una sfera esteriore, ed entrambe devono essere nutrite, entrambe devono essere appagate. Quindi, se ti limiti a seguire i metodi occidentali soffrirai molto, perché attraverso di essi non sarai in grado di creare uno spazio meditativo. Se segui solo i metodi orientali, potrai creare uno spazio meditativo, ma diventerai assolutamente inutile nel mondo e ti mancherà l'arricchimento che deriva dalla comunione con altri esseri umani.

Qui io mi sforzo di creare la prima sintesi tra estroversione e introversione, e di aiutare l'uomo perché diventi abile in entrambe, simultaneamente. In questo modo, l'essere umano potrà spostarsi con facilità dall'estroversione all'introversione, e dall'introversione all'estroversione, non è necessario dividere l'uomo in categorie stagne. L'uomo può diventare pura fluidità, é tanto semplice quanto l'uscire di casa. Quando esci di casa, non pensi di diventare un estroverso. Quando in casa senti che l'aria si è raffreddata e all'esterno non ci sono nuvole e il sole può scaldarti, esci: non ci pensi su due volte. Non decidi: "Adesso voglio essere un estroverso". Viceversa, se il sole scotta troppo e la calura ti soffoca, non prendi una decisione ferrea: "Devo rientrare. Ora voglio essere un introverso". Niente affatto! Quando il sole è troppo caldo, non fai altro che entrare in casa, e quando all'interno è troppo freddo, esci. Uscire di casa oppure entrare in casa non è affatto un problema, perché tu non sei legato né all'interno né all'esterno. Il mio sforzo qui è aiutarvi a essere liberi sia all'interno che all'esterno, perché voi non siete né la sfera interiore né quella esteriore, siete qualcosa che trascende entrambe. La sfera interiore e la sfera esteriore non sono altro che parti della vostra personalità; è la casa in cui vivete ad avere un interno e un esterno. Ma la vostra consapevolezza non ha alcun "interno" né alcun "esterno".

Dunque, ricorda queste tre cose: lascia perdere il passato, lascia perdere le aspettative sul futuro, e crea una sintesi tra introversione ed estroversione. E tutte le sofferenze scompariranno.

No, il ricercatore spirituale non deve necessariamente soffrire, lungo il sentiero. Soffri perché non sei consapevole delle tue responsabilità. Non soffri a causa della tua crescita. Soffri perché non sei cosciente delle tue resistenze, del tuo orientamento al passato, delle tue aspettative verso il futuro, e non sei consapevole del fatto che in te manca uno spazio meditativo. 

 da: The Book of the Books__OSHO

Strano il mio destino
che mi porta qui a un passo dal tuo cuore
senza arrivare mai.
Chiusa nel silenzio sono andata via
via dagli occhi, dalle mani, da te.
Che donna sarò se non sei con me
e se ti amerò ancora e di più.
Strano il mio destino, mi sorprende qui
qui ferma a non capire dove voglio andare
se tutto quell'amore io l'ho soffiato via,
ma fa male non pensare a te.
Che donna sarò se non sei con me
e se ti amerò ancora di più.
Io non ti perderò
oltre il tempo e le distanze andrò
più vicino a te volando al cuore
gli parlerò di me e resterò
per non lasciarti più, per non lasciarti più. 
È chiaro il mio destino
mi riporta qui a un passo dal tuo amore
io ti raggiungerò, proverò a gridare
e forse sentirai la mia voce che ti chiama se vuoi.
Che donna sarò se non sei con me
e se ti amerò ancora di più.
Io non ti perderò
oltre il tempo e le distanze andrò
più vicino a te volando al cuore
gli parlerò di me e resterò
per non lasciarti più, per non lasciarti più!

Giorgia


DifficoltĂ  di comunicazione nelle relazioni di coppia

Ci aspettiamo sempre che i rappresentanti del sesso opposto siano simili a noi. Pensiamo che “vogliano ciò che noi vogliamo” e che “sentano ciò che noi sentiamo”. Diamo per scontato che se ci amano reagiranno e si comporteranno in una certa maniera: la stessa che adotteremmo noi al loro posto. Questo atteggiamento è destinato a scontrarsi continuamente con la realtà e ci impedisce di comunicare le nostre differenze. In pratica gli uomini si aspettano che le donne pensino, comunichino e reagiscano come uomini, mentre le donne si aspettano che gli uomini pensino, comunichino e reagiscano come donne. Noi tutti tendiamo a dimenticarci che i due sessi percepiscono il mondo secondo schemi differenti con il risultato di scontri quotidiani. Se impariamo a riconoscere e a rispettare queste differenze ridurremo drasticamente la confusione ed i conflitti nei rapporti con l’altro sesso.
[...]Per le donne generalmente è importante l’amore, la comunicazione, la bellezza ed i rapporti interpersonali. Esse definiscono il senso del proprio sé attraverso i sentimenti e la qualità dei rapporti interpersonali; si realizzano attraverso la partecipazione e la relazione, la comunicazione è di importanza primaria; privilegiano le relazioni agli obiettivi, amano la psicologia e sono ottime ascoltatrici; si interessano alla crescita personale e alla spiritualità.
[...]Quando un uomo è turbato non parla mai di ciò che lo preoccupa: non vorrebbe mai che un amico si facesse carico del suo problema, a meno che l’assistenza di quest’ultimo non fosse essenziale per risolverglielo. Diventa quindi molto silenzioso e riservato rinchiudendosi in se stesso per riflettere sul problema e trovarne la soluzione. Una volta trovata la soluzione esce dal silenzio e torna in scena. Se non dovesse riuscire a trovare subito una soluzione, allora tenterà di distrarsi leggendo un giornale o impegnandosi in un’attività ricreativa.[...]
Gli uomini si sentono motivati quando sono necessari, le donne quando si sentono assistite con sollecitudine. Un uomo innamorato inizia a provare sentimenti non egoistici ed è motivato a dare il meglio di sé nell’intento di servire gli altri. La sua sicurezza è tale da renderlo capace di effettuare cambiamenti di grande portata. Se ha la possibilità di esprimersi liberamente tira fuori il meglio di sé. Davanti all’insuccesso però ricade facilmente al suo originario atteggiamento egoistico. Una donna innamorata è felice quando i suoi bisogni sono soddisfatti: ha bisogno di sentire che non è sola, che è amata e considerata. La comprensione e la compassione del proprio partner aiutano la donna ad apprezzare chi le sta accanto e le dà appoggio.
[...]Gli uomini e le donne parlano linguaggi diversi e quindi si fraintendono in continuazione: parlano o smettono di parlare per motivi completamente diversi. Una comunicazione poco chiara e priva di empatia costituisce uno dei maggiori problemi dei rapporti interpersonali. Se una donna vuole esprimere i propri sentimenti utilizza superlativi, metafore e generalizzazioni che regolarmente gli uomini interpretano alla lettera. Fraintendendone il significato gli uomini finiscono per reagire in maniera negativa. La traduzione “letterale” delle parole di una donna può facilmente sviare un uomo che è abituato a trattare le parole esclusivamente come un mezzo per comunicare fatti ed informazioni. Dato che molti uomini non capiscono che le donne hanno un modo diverso di esprimere i propri sentimenti tendono a giudicarli in modo inappropriato; da qui nascono i litigi e le incomprensioni fra i due sessi.[...]
Generalmente l’amore finisce perché la gente da’ istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d’amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno. Dal canto suo l’uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L’uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l’amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.

Flavia Coffari http://www.flaviacoffari.com/index.html


martedì, 23 giugno 2009

FLEUR.....

visionario e immaginifico poeta fiammingo

″La chimera″

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m'apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l'immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

Dino Campana

il video è stato realizzato su

versi..musica..voce..

del carissimo poeta Rainer...eccezionale!!!!!


lunedì, 22 giugno 2009

Baci rubati.....

Una spugna per cancellare il passato,
una rosa per addolcire il presente
e un bacio per salutare il futuro.

Proverbio arabo

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Baciano i monti l'altissimo cielo
e l'onde si abbracciano fra loro;
sorella fiore non sarebbe perdonata
se disdegnasse suo fratello fiore;
e la luce del sole abbraccia la terra
e baciano il mare i raggi della luna;
ma se tu non mi baci,
a che vale tutta quest'opera soave?

Percy Bysshe Shelley

Dal cuore in poi - Mango

Scivola nel cuore e vai un pò più su
l’uragano che troverai sei proprio tu.
ahi ahi ahi cosa sei!
Rimani qui leggera e limpida così.
Polvere di sole cadrai vicino a me
e non mi fa paura l’idea che ho di te.
ahi ahi ahi cosa sei dal cuore in poi.

Da quante lacrime verrai.
Il fuoco scioglierà questo inverno tra di noi.
Coi colori che tu non hai scalderà la stagione dell’età.
Fra gli amori che tu non hai un amore per te sarei.
Scivola più forte che puoi, mi arrenderei
acqua dolce ora mi dai da bere sei.
ahi ahi ahi cosa sei dal cuore in poi.
Io torno a perdermi se vuoi.
Il fuoco scioglierà questo inverno tra di noi.
Coi colori che tu non hai scalderà la stagione dell’età.
Fra gli amori che tu non hai un amore per te sarei.


domenica, 21 giugno 2009

A te .....

 

A te che sei l’unico al mondo!
L’unica ragione per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro
quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole
senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro.

A te io canto una canzone perché non ho altro
niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho prendi il mio tempo 
e la magia che con un solo salto
ci fa volare dentro all’aria come bollicine.

A te che sei semplicemente sei
sostanza dei giorni miei, sostanza dei giorni miei.
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
ed il mio grande amore

A te che mi hai insegnato i sogni e l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio e anche nella paura
A te che sei la miglior cosa che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni 
e resti sempre lo stesso

A te che sei "semplicemente sei"

A te che sei l’unico amico che io posso avere
L’unico Amore che vorrei 

 Jovanotti


venerdì, 19 giugno 2009

glitter-3.gif glitter image by pukkie_02

Torpedo blu - Giorgio Gaber

vengo a prenderti stasera sulla mia torpedo blu
l'automobile sportiva che mi da un tono di gioventù
gia ti vedo elegantissima come al solito sei tu
sembrerai una gene harlow sulla mia torpedo blu
indosserò un bel doppio-petto ed un cappellone, come al capone
e in camicetta e maxi-gonna tu mi accenderai il sigarone
vengo a prenderti stasera suono il clacson scendi giu
e mi troverai seduto sulla mia torpedo blu
vengo a prenderti stasera sulla mia torpedo blu 
è una vera fuoriserie come senz'altro sei tu
vengo a prenderti stasera sulla mia torpedo blu
e saremo una gran coppia sulla mia torpedo blu
ha la cappotte in grigio-perla tutta in seta-gloria
ma è molto seria sul radiatore, sopra il tappo
tu vedrai la statua della vittoria
vengo a prenderti stasera
suono il clacson scendi giu
e mi troverai seduto sulla mia torpedo blu

The Ballad Of Lucy Jordan - Marianne Faithfull

The morning sun touched lightly on the eyes of Lucy Jordan
Il sole del mattino sfiora gli occhi di Lucy Jordan

in a white suburban bedroom in a white suburban town
in una bianca camera da letto di periferia in una bianca periferia di una città

as she lay there 'neath the covers dreaming of a thousand lovers
mentre lei è sdraiata sotto le coperte sognando migliaia di amori

till the world turned to orange and the room went spinning round.
fino a che il mondo si tinge di arancione e la stanza le gira attorno.

At the age of thirty-seven she realised she'd never
All’età di trentasette anni ha capito che non attraverserà mai

ride through Paris in a sports car with the warm wind in her hair.
Parigi su una macchina sportiva con il vento tiepido nei capelli.

So she let the phone keep ringing and she sat there softly singing
Così lei lascia suonare il telefono e siede cantando sottovoce

little nursery rhymes she'd memorised in her daddy's easy chair.
semplici canzoni per bambini che ricorda da quando era sulla sedia a dondolo di suo padre.

Her husband, he's off to work and the kids are off to school,
Suo marito è fuori al lavoro, e i suoi ragazzi sono fuori a scuola,

and there are, oh, so many ways for her to spend the day. 
e ci sono, sì, molti modi per lei per passare il giorno.

She could clean the house for hours or rearrange the flowers
Lei potrebbe pulire la casa per ore o risistemare i fiori

or run naked through the shady street screaming all the way.
oppure correre nuda attraverso la strada alberata urlando per tutto il tragitto.

At the age of thirty-seven she realised she'd never
All’età di trentasette anni ha capito che non attraverserà mai

ride through Paris in a sports car with the warm wind in her hair.
Parigi su una macchina sportiva con il vento tiepido nei capelli.

So she let the phone keep ringing as she sat there softly singing
Così lei lascia suonare il telefono e siede cantando sottovoce

pretty nursery rhymes she'd memorised in her daddy's easy chair.
dolci canzoni per bambini che ricorda da quando era sulla sedia a dondolo di suo padre.

The evening sun touched gently on the eyes of Lucy Jordan
Il sole della sera sfiora dolcemente gli occhi di Lucy Jordan

on the roof top where she climbed when all the laughter grew too loud
sul terrazzo dove lei è salita quando le risate sono diventate troppo forti

and she bowed and curtsied to the man who reached and offered her his hand, 
e lei si è prostrata e si è inginocchiata davanti all’uomo che l’ha raggiunta e le ha offerto la sua mano,

and he led her down to the long white car that waited past the crowd. 
e che l’ha accompagnata giù alla lunga automobile bianca che attendeva dietro alla folla.

At the age of thirty-seven she knew she'd found forever
All’età di trentasette anni lei ha capito quello che sapeva da sempre,

as she rode along through Paris with the warm wind in her hair ...
quando attraversava Parigi con il vento tiepido nei capelli ...

in allegria..!!!

 

  TUTTI AL MARE... 

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giovedì, 18 giugno 2009

...riflessioni in dolci sogni!!!

Talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile piuttosto che non partire mai. 
da "Fuori da un Evidente Destino" di Giorgio Faletti

Tornerò - Nomadi

Tornerò quando rifiorisce il glicine
tornerò quando tornano le rondini
quando grilli e cicale canteranno in giardino
io sarò finalmente lì vicino a te.
Tornerò con la sete di parole tue
tornerò con la voglia di sentirti mia
senza più dover dire tante sciocche bugie
io ti avrò solo e sempre per me.
Ti darò ogni mio pensiero quando ti ritroverò
e con te scoprirò l'amore ogni giorno ogni ora.
Tornerò perchè avrò saputo scegliere.
Tornerò e sarò un uomo libero
più sicuro di me troverò accanto a te
quello che ancora è chiuso dentro me.
Ti darò ogni mio pensiero
quando ti ritroverò e con te scoprirò l'amore
ogni giorno ogni ora.
Tornerò perchè avrò saputo scegliere.
Tornerò e sarò un uomo libero
più sicuro di me troverò accanto a te
quello che ancora è chiuso dentro me.

Senza parole - Vasco Rossi

Ho guardato dentro una bugia 
e ho capito che è una malattia
che alla fine non si può guarire mai...
E ho cercato di convincermi
che tu non ce l'hai...
E ho guardato dentro casa tua 
e ho capito che era una follia
avere pensato che fossi soltanto mia...
E ho cercato di dimenticare
Di non guardare...
Eh...
E ho guardato la televisione 
e mi è venuta come l'impressione
Che mi stessero rubando il tempo 
e che tu...
Che tu mi rubi l'amore...
Ma poi ho camminato tanto e 
fuori c'era un gran rumore
e non ho più pensato 
a tutte queste cose...
Na na na na na na...
Na na na na...
Na na na na... Eh
E ho guardato dentro un'emozione...
E ci ho visto dentro tanto amore...
Che ho capito perchè
Non si comanda al cuore...
E va bene così...Senza parole
Senza parole...
E va bene così...Senza parole
E va bene così...
E guardando la televisione
Mi è venuta come l'impressione
Che mi stessero rubando il tempo
E che tu...
Che tu mi rubi l'amore...
Ma poi ho camminato tanto e
fuori c'era un grande sole...
e non ho più pensato 
a tutte queste cose...
E va bene così...Senza parole
E va bene così...Senza parole
E va bene così...Senza parole
E va bene così...Senza parole
Senza parole...
Senza parole...


mercoledì, 17 giugno 2009

Tutto l'universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni_Paulo Coelho

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"La felicità della vita è fatta di frazioni infinitesimali: di piccole elemosine presto dimenticate, di un bacio, di un sorriso, di uno sguardo gentile, di un complimento fatto col cuore."
S. T. Coleridge

"Sei tu la parte migliore di me stesso, il limpido specchio dei miei occhi, il profondo del cuore, il nutrimento, la fortuna l'oggetto di ogni mia speranza, il solo cielo della mia terra, il paradiso cui aspiro."
William Shakespeare

Tra I Miei Segreti - Sergio Cammariere

Ed è possibile che il tempo stringe
Ed è possibile che scorre lento
E puoi sentirti solo ed invisibile
Sotto le stelle del firmamento
E guardo il cielo o è il cielo che mi guarda
E resto solo con la mia coscienza
Ma non c’è un modo per tornare indietro
E di dividere questa esperienza
Sarebbe così facile cercarti poi
Dietro a questi sogni e dentro ai miei pensieri
Però sarebbe ancora molto meglio se
Tutto fosse proprio come ieri
Quando non sapevo e non immaginavo
Tra i miei segreti e me
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blù
E di notte poi seguire
Ispirazioni e percezioni dall’ignoto
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E ho camminato lungo strade vuote
Nei labirinti dell’indifferenza
Ed ho pensato a tutte questee cose
Senza trovare una vera ragione
E ho visto gente piangere di fame
Ed altra che rideva per il vino
E ovunque c’era sempre lì qualcuno
Che giudicava e gridava sentenze
Ma vedi in tutto questo se io c’entro o no
Non dipende dal tuo modo di pensare
Quello che ci unisce in questo divenire
Ritroverò con te
Negli occhi dell’amore
C’è un sogno che s’avvera
E dentro ci sei tu con me
E passano le ore
E scende giù la sera
E il cielo si fa blu
E mi chiedo se son’ liberi
Gli uccelli da catene del cielo
E dentro me la verità
Si confonde col sogno
E dentro me tu sei già qua


martedì, 16 giugno 2009

LA FOLLIA DEL RAZIONALE....


INDAGINI SUL “DELITTO PERFETTO” DI JEAN BAUDRILLARD

Questa è la storia di un delitto: l’uccisione della realtà. E dello sterminio di un’illusione: l’illusione vitale, l’illusione radicale del mondo. Il reale non scompare nell’illusione, è l’illusione che scompare nella realtà integrale. (p.3)
Così Jean Baudrillard inizia il suo scritto, che vuol essere la ricostruzione del delitto, la soluzione al giallo della “uccisione della realtà”. E ricerca questa soluzione con uno stile ironico, eccentrico, paradossale, che sembra farsi beffe della nostra “realtà”, distruggendo tutte le certezze, con un certo cinismo che ricorda in qualche modo la sistematica decostruzione di Nietzsche.
Ad una prima lettura, in effetti, sorge immediatamente il dubbio che il vero assassino non sia l’autore stesso del libro-delitto. Ebbene Gabriele Piana, nella sua postfazione, si domanda appunto: «il testo di Baudrillard è a sua volta un delitto?» E così il lettore si ritrova, provetto Sherlock Holmes, a dover ricostruire l’accaduto, ricercando le tracce e le prove del delitto, i tasselli sparsi per il libro, così da comporre il puzzle. Ma sembra una folle operazione senza speranza, un caso che non potrà mai essere risolto: «né i moventi né gli autori hanno potuto essere scoperti, e il cadavere del reale non è mai stato ritrovato. Quanto all’idea che informa il libro, neppure essa ha mai potuto essere scoperta. Era lei l’arma del delitto.» Il delitto perfetto, appunto.
Questo delitto ha delle attenuanti? Certamente no, poiché esse vanno sempre cercate nei moventi o negli autori. Ora, questo delitto è senza movente e senza autore, e dunque resta perfettamente inspiegabile. In ciò consiste la sua vera e propria perfezione. Ma sicuramente dal punto di vista del concetto, si tratta piuttosto di un’aggravante. (p.3)
Cosa fare, allora? Se manca tanto l’assassino quanto il cadavere, l’arma del delitto ed il movente, si può ancora parlare di delitto? «Nel delitto perfetto la perfezione stessa è il delitto».
In verità, se Baudrillard svolge il ruolo dell’assassino, lo fa per poter ri-costruire l’omicidio: si cala nei panni dell’assassino solo per dare un assassino al delitto, rappresentare il delitto, inficiare la perfezione del delitto perfetto. D’altronde «la perfezione è sempre punita: la punizione della perfezione è la riproduzione».
E così il suo omicidio, la sua cinica distruzione diventa de-costruzione, così come già a suo tempo fu decostruzione la distruzione di Nietzsche.

Per leggere Baudrillard, tenergli testa e cercare di seguirlo nel suo vorticoso ed impetuoso procedere, è necessario stare al gioco, accettare le sue regole, essere anche più paradossale e cinico; così come l’unica arma che abbiamo contro gli scherzi degli amici è stare allo scherzo. L’unica arma, appunto – abbiamo forse trovato l’arma del delitto? L’arma del delitto, scrive Baudrillard in apertura, è l’idea che informa il libro. Ma questa idea – ce lo dirà alla fine – è precisamente «il dovere di mirare a obiettivi criminali», il tentativo di «una continuazione del niente». Perché «se il pensiero non riesce ad essere niente, resterà qualcosa del pensiero.»
Baudrillard gioca a fare l’assassino, nella speranza di essere scoperto: solo così ci può essere un assassino da smascherare, un caso da risolvere, un cadavere – quello del reale – da ritrovare.

Ora, se la questione fosse semplicemente – semplicisticamente – “La televisione ha ucciso la realtà?”, sottotitolo del libro, allora Jean Baudrillard sarebbe soltanto un sociologo che individua nelle innovazioni tecnologiche un pericolo radicale, una sorta di principio del male che devia gli indifesi da una prestabilita e conservatrice “retta via”. Baudrillard, invece, è sociologo sì, ma in un senso più profondo, più, per così dire, teoretico. Non si tratta, quindi, di sconsigliare i bambini dal trascorrere troppo tempo giocando a computer, né di ammonire gli adulti circa i pericoli dell’informazione televisiva. Qui si tratta di qualcosa di più radicale, più originario; un’indagine che punta al cuore stesso del concetto di fondamento, i cui temi principali sono la volontà, l’illusione, il fenomeno, il soggetto, l’altro, il reale e il mondo. Non a caso Baudrillard dialogherà apertamente con Nietzsche e Heidegger, ma intimamente il confronto è con Kant, Cartesio e Bacone, Hegel, nonché la fisica moderna.
D’altra parte, non essendo la questione posta in modo semplicistico, il caso si fa da subito molto complicato ed intricato. Già in apertura accanto alla ”uccisione della realtà” vi è subito lo “sterminio di un’illusione”. Allora in che rapporto saranno questi due delitti? Che legame corre tra essi? Sono un unico delitto? Perché allora separarli? Perché della realtà si dice che è stata uccisa, e l’illusione sterminata? Soprattutto come possono essere legate insieme illusione e realtà?
Innanzi tutto è da dire che l’illusione di cui qui si parla è l’«illusione vitale, l’illusione radicale del mondo». Ma a questo punto si inserisce un altro problema: il delitto originale, l’«alterazione del mondo nel gioco della seduzione e delle apparenze», la sua «illusione definitiva». Ora non ci resta che sbrogliare la matassa.
In Profondo rosso Dario Argento mostra il volto dell’assassino – allo specchio – già nelle prime scene, sebbene lo spettatore, come il protagonista, lo porterà alla coscienza soltanto nel flashback dell’ultima sequenza. Potremmo dire che Baudrillard usa lo stesso stratagemma, dichiarando sin dalle prime battute la prova dell’imperfezione del delitto.
Fortunatamente gli oggetti che ci appaiono sono già da tempo scomparsi. Fortunatamente, nulla ci appare in tempo reale, come le stelle nel cielo notturno. Se la velocità della luce fosse infinita, tutte le stelle si presenterebbero simultaneamente e la volta del cielo sarebbe di un’incandescenza insopportabile. Fortunatamente, nulla accade in tempo reale, altrimenti saremmo sottomessi, nell’informazione, alla luce di tutti gli eventi e il presente sarebbe di un’incandescenza insopportabile. Fortunatamente, viviamo in base a un’illusione vitale, a un’assenza, a un’irrealtà, a una non immediatezza delle cose. Fortunatamente, nulla è istantaneo né simultaneo né contemporaneo. Fortunatamente, nulla è presente né identico a sé stesso. Fortunatamente, il delitto non è mai perfetto. (p. 11)
Tuttavia, come nel film di Dario Argento, se l’assassino fosse stato smascherato all’inizio, non solo il giallo non si sarebbe sviluppato, ma il mistero e il segreto che lo avvolgevano non sarebbero mai stati svelati; così la soluzione ci viene mostrata da Baudrillard già alla fine del primo capitolo-scena, con grande sagacia, ma per comprendere il mistero di questo delitto perfetto, e strappare il velo di Maya che lo avvolge, dovremmo necessariamente seguire con attenzione tutte le sequenze che il sociologo francese ci propone. Gabriele Piana si domanda «perché il segreto del delitto consiste nella confusione tra assassino e vittima, ossia nel fatto che l’oggetto e il soggetto fanno tutt’uno?»
E il segreto che dovremo svelare seguendo il filo di Baudrillard, si cela appunto dietro questa domanda.

A questo punto sarà necessario chiarirci le idee su questi concetti di cui è imbevuto lo scritto di Baudrillard, nonché far luce sui molteplici delitti che si accavallano e si fondono, snodandosi lungo il percorso in varie direzioni.
L’elemento che sembra creare maggiore confusione, e che compare già nel primo capitolo, è il delitto originale.
La perfezione del delitto consiste nel fatto che esso è già da sempre compiuto: perfectum. Sottrazione, già prima che si produca, del mondo così com’è. Esso quindi non verrà mai scoperto. (p. 5)
Nella nota di Gabriele Piana si legge: «Originel: “originario”, ma soprattutto “originale”, come quando si parla di peccato originale.»
Il riferimento al peccato originale potrebbe essere, in questo contesto, decisivo. In questa sottrazione originaria, ancestrale, del mondo così com’è, il peccato originale potrebbe venire a rivelarsi un delitto.
Ma c’è di più: essendo il peccato originale, già nella tradizione biblica, quella rottura che dà il via alla storia; quella caduta, avvenuta già da sempre, nel tempo e nella ricerca dell’innocenza perduta; quella drammatica lontananza dall’Eden, che è poi, in ultima istanza, il principium individuationis (nella misura in cui vi è rottura tra il sé e l’altro da sé); essendo il peccato originale tutto ciò, allora la «sottrazione, già prima che si produca, del mondo così com’è» diventa appunto il principio stesso della storia, «l’illusione radicale del mondo», il fondamento sul quale il mondo lascia delle tracce, le apparenze, che sono, appunto, «le tracce della sua inesistenza, le tracce della continuità del niente.»
Ma in che senso tutto questo? Che significato ha questo delitto originale, in quanto originario del mondo?
Nel capitolo La genesi fittizia (p. 25) Baudrillard richiama il paradosso di Bertrand Russell e l’ipotesi formulata da Gosse. Il primo, in L’analisi della mente, immaginava che il mondo sia stato creato pochi minuti fa, laddove l’umanità ricorda un passato illusorio. Il secondo, invece, in Omphalos, propone l’ipotesi secondo cui tutti i fossili, compresi quelli umani, che testimoniano dell’origine e dell’evoluzione del mondo, altro non sarebbero, attenendoci alla Bibbia, che una simulazione di Dio allo scopo di farci credere di una storia anteriore alla creazione “violenta” avvenuta cinquemila anni fa. Baudrillard gioca con queste ipotesi, spingendole all’estremo: «se il passato irreale non è meno vero della nostra realtà oggettiva, allora essa non è più vera di questo passato irreale. È il caso di dire, con l’Ecclesiaste: “il simulacro non nasconde la verità, è la verità che nasconde il fatto di non esserci. Il simulacro è vero”.» Dio «diventa di colpo assai simpatico» e gli archeologi sono «destinati a un’incertezza definitiva». Ma anche qui non si tratta semplicemente e semplicisticamente, di una bizzarra e divertente ipotesi, dettata da una «fede cieca e sconsiderata» (quella di Gosse). La cosa si fa molto seria, escludendo il «pregiudizio della fede»: l’ipotesi di Gosse dà allora «accesso a orizzonti stupefacenti». Infatti tutto ciò si sta realizzando davvero, secondo Baudrillard, e ad opera dell’uomo stesso, attraverso la realtà virtuale.
Ma c’è di più. Se per Gosse le cose sono semplici, poiché nella sua ipotesi «la realtà esiste per autorità di Dio», in Baudrillard si pone una domanda tanto radicale quanto inquietante: «che fare, se questo stesso Dio è capace di creare simultaneamente il vero e il falso?» Siamo di fronte a una di quelle ipotesi abissali tanto care a Nietzsche: «improvvisamente, tutta l’estensione della realtà – presente, passato e futuro – diventa poco attendibile». Ma Baudrillard non si tira indietro, anzi con un certo maligno piacere afferma: «se Dio è capace di far sorgere un’illusione perfetta dell’era anteriore alla Genesi, allora la nostra realtà attuale è definitivamente inverificabile. Essa non è dunque un’ipotesi scientifica».
Qui Baudrillard compie quel passo estremo di fronte a cui Cartesio ha prima esitato, poi ripiegato, abbandonando l’ipotesi di Dio e introducendo quella del genio maligno. Non a caso Baudrillard dichiara poco prima: «non si tratta neppure di una manipolazione diabolica, poiché il germe dell’illusione è venuto da Dio». Baudrillard compie dunque, più o meno esplicitamente, quel passo che Cartesio non ha voluto compiere; un passo che gli consente di sopravanzare il filosofo francese facendogli guadagnare una prospettiva inedita rispetto a questi, e a tutta quella scienza che si fonda sul cogito cartesiano.
Si tratta di una prospettiva, sicuramente non nuova (si pensi soltanto, ancora una volta, a Nietzsche), ma che nel contesto baudrillardiano consente di gettare nuova luce sul delitto perfetto. È il delitto originale, il reato con il quale il mondo nasce nella sua temporalità, nascondendosi dietro le apparenze per lasciare una traccia della propria nullità.

È in questo quadro che va inserito il concetto di un’illusione uccisa, sterminata. Grazie a quel passo compiuto da Baudrillard, infatti, si scopre che il mondo non è fondato che sull’illusione. Si potrebbe dire, heideggerianamente, che il fondamento dell’essere è, in ultima istanza, il nulla. Ed è proprio su questa linea che si muove Baudrillard.
Il fatto che il mondo sia un’illusione deriva dalla sua imperfezione radicale. Se tutto fosse stato perfetto, il mondo non esisterebbe affatto, e se disgraziatamente lo ridiventasse, non esisterebbe più. È questa l’essenza del delitto: se è perfetto non lascia più tracce. È quindi il carattere accidentale, criminale, imperfetto del mondo a renderci sicuri della sua esistenza. Esso perciò può darsi a noi soltanto come illusione. (p. 14)
È chiara qui l’affinità con le posizioni di Nietzsche. Lo stesso Baudrillard, poco dopo, lo cita espressamente: «La volontà di apparenza, d’illusione, d’inganno, di divenire, di cambiamento (d’inganno oggettivo) equivale a qualcosa di più profondo, di più originario, di più metafisico della volontà di verità, di essere, di realtà: questa volontà non è che una forma della volontà d’illusione». Questo acuto passo nietzscheano, ribadendo l’originarietà dell’illusione, mette in luce anche un altro aspetto del mondo: la realtà altro non è, in fin dei conti, che illusione. Ma la volontà vuole a ritroso se stessa, vuole riappropriarsi della propria genesi, tanto per rimanere in campo nietzscheano:
Il mondo è dunque un’illusione radicale. È un’ipotesi come un’altra. Un’ipotesi comunque insopportabile. E per scongiurarla, bisogna realizzare il mondo, dargli lo statuto di realtà, farlo esistere e significare a ogni costo, togliergli ogni carattere segreto, arbitrario, accidentale, scacciare da esso le apparenze ed estrarne il senso, toglierlo a ogni predestinazione per restituirlo al suo scopo e alla sua massima efficacia, strapparlo alla sua forma per restituirlo alla sua formula. La simulazione è precisamente questa gigantesca impresa di disillusione – letteralmente: di messa a morte dell’illusione del mondo a beneficio di un mondo assolutamente reale. (p. 21)
Baudrillard, in pratica, compie un salto mortale, rovescia il punto di vista (capovolgimento di tutti i valori?) e mostra la fondamentale importanza dell’illusione, di contro alla simulazione: «ciò che si oppone alla simulazione non è dunque il reale, che ne costituisce solo un caso particolare, è l’illusione». E «l’illusione del mondo è… il modo in cui le cose si danno per quello che sono, laddove non ci sono affatto».
A questo punto la questione diventa affatto spinosa, poiché le nostre preoccupazioni sulla realtà sembrano subire uno smacco incredibile: «non c’è crisi della realtà, proprio al contrario: ci sarà sempre più realtà, poiché è prodotta e riprodotta dalla simulazione, e non è essa stessa che un modello di simulazione.» Forse, però, anziché smarrirci, alla luce del concetto di “delitto originale”, ora abbiamo piuttosto compreso il legame intimo tra illusione e realtà, e tra l’uccisione di questa e lo sterminio di quella, che è l’essenza stessa del mondo. Ma allora perché, in questa dialettica tra simulazione ed illusione, la realtà diventa un «modello di simulazione»?

Ovviamente, il vero delitto lo ritroviamo nell’“altro versante” di questo delitto perfetto. Il motivo è molto semplice: il vero delitto non consiste nel fatto che ci sia un omicidio, ma nel fatto che venga ucciso qualcuno. È la sottrazione dell’altro, non già la presenza del carnefice, a costituire il delitto. Se non ci fosse quest’altro versante lo scritto di Baudrillard non sarebbe mai potuto essere, tanto più che siamo di fronte a un delitto perfetto, dove manca sia la vittima sia il carnefice. Ed è appunto proprio questa mancanza a costituire il vero e proprio delitto.
All’inizio della seconda sezione del libro (intitolata appunto L’altro versante del delitto) leggiamo:
Col virtuale entriamo non solo nell’era della liquidazione del Reale e del Referenziale, ma in quella dello sterminio dell’Altro. È l’equivalente di una pulizia etnica che non riguarderebbe solo singole popolazioni, ma si accanirebbe contro tutte le forme di alterità. (p. 113)
Perché quest’altro versante sia, tout court, il delitto perfetto, ce lo spiega poco dopo lo stesso Baudrillard:
Se l’informazione è il luogo del delitto perfetto contro la realtà, la comunicazione è il luogo del delitto perfetto contro l’alterità.
Non vi sono più altri: la comunicazione.
Non vi sono più nemici: la negoziazione.
Non vi sono più predatori: la convivialità.
Non vi è più negatività: la positività assoluta.
Non vi è più morte: l’immortalità del clone.
Non vi è più alterità: identità e differenza.
Non vi è più seduzione: l’indifferenza sessuale.
Non vi è più illusione: l’iperrealtà, la Virtual Reality.
Non vi è più segreto: la trasparenza.
Non vi è più destino.

Il delitto perfetto.
Ora, è proprio la mancanza di tutti questi elementi (altri, nemici, predatori etc.) che rende possibile l’individuazione e la denuncia di un delitto. Infatti, se nessuno denunciasse la scomparsa di una certa persona, nessuno si accorgerebbe mai che c’è stato un delitto commesso. L’altro versante del delitto è, insomma quell’effetto di mancanza prodotto dal delitto stesso, che può essere registrato e denunciato.
È, precisamente, quello che fa Baudrillard.
Tutta la seconda sezione del libro è volta a mettere in luce la scomparsa di queste forme dell’alterità. «Ciò di cui siamo vittime, e non allegoricamente, è un virus distruttore dell’alterità». Il mondo senza donne di Virgilio Martini vuol essere appunto, secondo Baudrillard, l’«allegoria terrificante dello sterminio di ogni alterità, di cui il femminile è la metafora, e forse qualcosa in più della metafora».
In una loro canzone, i 99Posse cantano: «Se tutto intorno è bene allora chi tutela il male quando il bene si prepara ad ammazzare?» Esprimendo il disagio sociale per un’opprimente presenza dello stato, il discorso dei 99Posse è grosso modo lo stesso di quello che Baudrillard sviluppa in queste pagine (peraltro in un contesto alquanto diverso): ciò che si sta perpetrando sotto i nostri occhi è appunto uno sterminio del Male, della negatività, dell’altro, insomma; sterminio non dissimile da quelli avvenuti nelle Americhe ai danni delle popolazioni locali, o quello avvenuto in Europa ai danni degli ebrei – solo per fare degli esempi. Un delitto che, sottraendo l’altro, il negativo, sottrae la possibilità stessa di una feconda dialettica: «è molto più grave essere spossessati dell’altro piuttosto che di se stessi. La privazione dell’altro è peggio dell’alienazione: un’alterazione mortale, per liquidazione dell’opposizione dialettica stessa». Si tratta di un processo che porta, in breve, alla scomparsa dello stesso soggetto.
Ci siamo battuti contro la negatività e la morte, estirpando il male in tutte le sue forme. Eliminando il lavoro del negativo, abbiamo scatenato la positività, ed essa oggi è diventata assassina. Liberando la reazione a catena del positivo, abbiamo liberato al tempo stesso, per un effetto perverso, ma perfettamente coerente, un’intensa patologia virale. Infatti il virus, lungi dall’essere negativo, risulta al contrario da un’ultrapositività, di cui è l’incarnazione micidiale. Insieme a questo ci erano sfuggite pure le metamorfosi del male, che seguono come la loro ombra i progressi della ragione.
Tutto ciò sta avvenendo, molto concretamente, in ogni aspetto della vita quotidiana. La donna, ad esempio, «è realmente scomparsa, se non fisicamente, per lo meno sotto l’azione di una femminilità sostitutiva». Ma «ciò vale d’altronde anche per l’uomo, poiché egli trasferisce la propria femminilità rubata nello specchio teatrale del ruolo e dell’idea della donna». E così la differenza fra i sessi, una differenza fittizia ricreata sulla base di un modello ideale di donna, «culmina inesorabilmente nell’indifferenziazione». Questo fenomeno, che ha condotto, anziché all’uguaglianza dei diritti, alla indifferenziazione sessuale, ha in verità radici identiche a processi a prima vista diversi.
Nel capitolo Il nuovo ordine vittimale Baudrillard nota come «tutte le forme di discriminazione maschilistica, razzistica, etnica o culturale derivano dalla stessa disaffezione profonda e da un lutto collettivo, quello di un’alterità defunta su uno sfondo di indifferenza generale». Ma d’altra parte, l’aiuto umanitario è fondato sulla stessa indifferenza e cerca l’altro «sotto forma di vittime da soccorrere». In passi che ricordano fortemente il Nietzsche della Genealogia della morale, Baudrillard – trattando della guerra a Sarajevo – scrive: «Bisogna andare a rifarsi una realtà là dove c’è sangue. Tutti questi “corridoi” che apriamo per spedire [ai bosniaci] i nostri viveri e la nostra “cultura” sono in realtà corridoi di miseria, attraverso cui importiamo le loro forze vive e l’energia della loro sventura». In altre parole «esaminiamo i molteplici segni della sventura per dimostrare l’esistenza di Dio mediante il Male, come esaminiamo la miseria degli altri per dimostrare, negativamente, la nostra esistenza». Ma questa, lungi dall’essere una rinascita – per quanto misera – dell’Altro, non è che una «sintesi artificiale dell’alterità». «Il delitto, infatti, è perfetto solamente quando sono scomparse anche le tracce della distruzione dell’Altro».

A questo punto possiamo già provare a tirare le somme. La scomparsa dell’Altro è strettamente legata, nel discorso baudrillardiano, allo sterminio dell’Illusione: liquidando l’altro, il negativo, il nulla, si abolisce il fondamento sul quale poggia l’esistenza, in un’identificazione – indifferenziazione – di tutto con tutti, in un delirio del positivo, del reale. È proprio qui che si compie il delitto perfetto: il reale si nullifica nella sottrazione del nulla. Ecco perché lo sterminio dell’illusione è, in ultima istanza, l’omicidio del reale. L’illusione radicale del mondo, svanendo, richiude quella frattura originaria che è, in fondo, la vita. Non a caso Baudrillard parla anche del Big Bang, nel quale «le particelle e le antiparticelle sono prodotte in ugual numero».
Ecco dunque il Niente, il Vuoto, «scena primitiva dell’illusione materiale». È cioè dal rapporto tra materia e antimateria che nasce questa illusione materiale del mondo: «occorrerà che questa simmetria sia rotta perché si instauri una materialità sottomessa a leggi, un’imperfezione in cui emergono corpi reali».
Ma se dall’imperfezione nasce il reale, la vita, allora la perfezione sarà delittuosa: «sull’altro versante si profila il delitto perfetto: la distruzione di ogni illusione, la saturazione mediante la realtà assoluta». Ciò che si profila qui è un’ipotesi quanto mai inquietante: all’inizio c’è l’illusione assoluta, rotta dalla nascita dei corpi reali, alla fine della storia si staglia invece la realtà assoluta. Ma questa realtà assoluta, lungi dall’essere un mondo auspicabile, è in definitiva la tomba dell’esistenza.
Con l’avventura della tecnica siamo coinvolti nel completamento di ciò che è cominciato con la dispersione del vuoto iniziale: l’annientamento del vuoto, di questa illusione perfetta, in nome di una realtà compiuta – l’equivalente dell’entropia totale –, la cui scadenza è incalcolabile. Ma essa può accelerarsi imprevedibilmente, in funzione del processo di crescita dell’informazione. (p. 67)
Questo stadio ultimo dell’universo è forse inevitabile, quindi, ma il problema non sta tanto nella sua inevitabilità, bensì nell’accelerazione del suo arrivo. E questa accelerazione sta avvenendo grazie alla tecnica: il virtuale, l’informazione, la comunicazione. La tecnica smantella il mondo per ricostruirlo nel virtuale, distrugge la materia per riorganizzarla nella sintesi biochimica, annienta lo spazio per reinventarlo nel cyberspazio. Emblematico può essere l’esempio dell’economia: in economia classica, la natura non rientra nei calcoli non essendo quantificabile – il bene naturale viene definito illimitato; non è dunque razionale. Oggi gli economisti invocano una natura “artificiale” che sostituisca i beni naturali, potendo così rientrare nel calcolo economico, in quanto prodotto da una qualche azienda. Natura razionale, quindi, di contro alla naturale “naturale”: biochimica, appunto.
È proprio in base a questo processo che il reale si dilegua: liquidando l’illusione, liquidiamo di fatto la realtà stessa, per costruirne una a nostra immagine e somiglianza. Questo è il senso teoretico della informazione, della telecomunicazione e del virtuale: la “notte in cui tutte le vacche sono nere” diventa un giorno in cui tutto brilla di luce propria.
La minaccia tecnoinformatica è quella di una soppressione del buio, della preziosa differenza fra giorno e notte, mediante un’illuminazione totale di tutti gli istanti. Prima i messaggi sfumavano su scala planetaria, con la distanza. Oggi un’insolazione mortale e una profusione accecante ci minacciano, per il feed-back incessante di tutta l’informazione su tutti i punti del globo. (pp. 58-59)
Siamo di nuovo di fronte all’indifferenziazione, all’indistinzione, alla liquidazione dell’altro e – quindi – al suicidio del sé, una liquidazione e un suicidio coperti immediatamente e definitivamente da un sé e da un altro riprodotti artificialmente sullo schermo. Si potrebbe quasi dire che nella caverna del suggestivo mito platonico è stato inserito un maxischermo a cristalli liquidi che riproduce delle ombre perfette, ben più reali del mondo che si trova fuori; il che elimina completamente il problema di liberarsi dalle catene: sarà possibile godersi il mondo rimanendo comodamente incatenati! Al che verrebbe da domandare, con Baudrillard:
E’ meglio essere là dove non bisogna essere, ma dove c’è qualcosa da vedere (in qualsiasi posto, ma non davanti alla televisione), oppure essere là dove bisogna essere, ma dove non c’è niente da vedere (davanti allo schermo)? (p 74)

Insomma, l’uomo pazzo è tornato, ma questa volta non urla la morte di Dio, piuttosto sussurra con un ghigno sommesso la scomparsa definitiva dell’uomo, per effetto della scomparsa delle cose attraverso la simulazione. Si tratta di un vorticoso delirio della ragione che, di fronte al fatto –insopportabile – della fondamentale irrazionalità del mondo, nasconde, liquidandolo, il mondo per ricostruirlo in base ai criteri della simulazione, apogeo della razionalità: tanto che Baudrillard può arrivare, senza peraltro peccare di troppa fantasia, a immaginare un futuro nel quale si farà del reale «un’attrazione speciale, una messa in scena retrospettiva, una riserva naturale: “In diretta dalla realtà! Visitate questo strano mondo! Concedetevi il brivido del mondo reale!”» La ingens sylva di Vico sarà allora del tutto bruciata, l’uomo avrà definitivamente bruciato il suo corpo, ma cosa resterà, allora, dell’uomo? Sarà l’ora della civetta hegeliana.
«Ciò che è razionale, è reale; Ciò che è reale, è razionale».
Vero, verissimo! Ma è altrettanto vero che «il reale cresce, cresce, un giorno tutto sarà reale, e quando il reale sarà universale, sarà la morte».
A questo punto si tratterà di vedere se i fannulloni della piazza, che a suo tempo non udirono il grido dell’uomo pazzo, riusciranno adesso a capire il fievole sussurro ironico di Jean Baudrillard.

Diego Rossi

Eduardo De Filippo

 


lunedì, 15 giugno 2009

Per aria volano i suoi baci....

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I fiori primaverili si aprono
come la dolorosa passione
dell’amore inespresso.
Torna con il loro profumo
la memoria di mie passate canzoni.
Dal mio cuore, all’improvviso,
sono caduti i rami verdi del desiderio.
Il mio amore non è arrivato,
ma sento nel mio corpo le sue carezze,
attraverso i campi fragranti,
giunge la sua voce. Nella profondità
malinconica del cielo è il suo sguardo,
ma dove sono i suoi occhi?
Per aria volano i suoi baci,
ma dov’è la sua bocca?

da "Dono d’amore" di Rabindranath Tagore 

Fiore Di Maggio - Fabio Concato

Tu che sei nata dove c'è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l'hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è nato un fiore.
E ti ricordi c'era il paese in festa
tutti ubriachi di canzoni e di allegria
e pensavo che su quella sabbia
forse sei nata tu
o a casa di mio fratello non ricordo più.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai provato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Ma che bel sogno era maggio e c'era caldo
noi sulla spiaggia vuota ad aspettare
e tu che mi dicevi guarda su quel gabbiano
stammi vicino e tienimi la mano.
E ci hai visto su dal cielo
ci hai provato e piano sei venuta giù
un passaggio da un gabbiano
ti ha posata su uno scoglio ed eri tu.
Tu che sei nata dove c'è sempre il sole
sopra uno scoglio che ci si può tuffare
e quel sole ce l'hai dentro il cuore
sole di primavera
su quello scoglio in maggio è nato un fiore