...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.
vivo consapevolmente ogni attimo

L’amore è breve, dimenticare è lungo.
Pablo Neruda
Quando Parlerò Di Te - Renato Zero
Quando parlerò di te
Non avrò lacrime da offrire
l’autunno intorno e dentro me
e un gran silenzio da smaltire
In una notte che non so
cambiasti umore e vita mia
lei abbassò gli occhi e disse no
lì fini una magia
Tornare libero così
non era quello che volevo
e mentre parlerò di te
di quel rimpianto sarò schiavo
non è normale alla mia età
stringere una fotografia
Lasciarmi andare non dovrei
ti vorrei..ti vorrei
Dimmi di no dimmi di no quando verrò
lasciami là senza pietà se insisterò
avevo promesso che avrei dimenticato
che non sarei ritornato indietro mai
non ho quella volontà, peccato, anche l’orgoglio mi ha tradito
trovassi anche tu la pace..anima mia!
Dimmi di no dimmi di no dimmi di no
se mi darai la libertà io guarirò
non dovrò più mendicare, nessuna carezza da te
ti prego lasciami andare
non insistere, fallo per me
dimmi di no
Quando parlerò di te
sarà fiorita la mia serra
la primavera tornerà
niente più ostilità nè guerra
L’amore cresce a parte noi
percorrerà la strada sua
ma quando parlerò di te
la mia mente andrà via
Ti scorderò ti scorderò ti scorderò
davanti a Dio prometto che ti scorderò
dimmi che fine farà questa passione
saprò raccontarmi che non esisti più?
Un’imprudenza averti amato
non riavrò indietro ciò che ho dato
scusami se non ti perdonerò
ti scorderò ti scorderò ti scorderò
ci proverò!
Si può essere felici di fronte alla bellezza, alla verità, all’amore, ma anche all’incanto di una cascata luccicante che precipita sulle rocce. La vera felicità nasce in noi nella dimensione in cui sappiamo crearla con il nostro entusiasmo. La felicità non si compra, si vive.
da "Silenzio" di Romano Battaglia

Che tu abbia sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle!
George Jung
Rossy... guarda un pò le coreografie!!! ....remember?!?
![]()
Non arrivo a strapparmi dal ricordo quelle parvenze, quelle musiche, quei gesti che esprimevano, senza parole, un eccellente tipo di linguaggio muto.
Shakespeare "La Tempesta"
![]()
La costruzione di un amore - Ivano Fossati
La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane
La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare
La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole
ed io ci metto l'esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male
E ad ogni piano c'è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare
dietro una porta un po' d'amore
per quando non ci sarà tempo di fare l'amore
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia
E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo
e sono qui e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia
sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo
e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso
E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare
dopo si dice l'ho fatto per fare
ma era per non morire
si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero perché
La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane
la costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un altare di sabbia
in riva al mare
E intanto guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo
e sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia
sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l'orizzonte
ci fosse ancora cielo
e tutto ciò mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso
Sì.


La grande bontà
è simile all'acqua:
si adegua a tutto e giova a tutti
senza gareggiare con loro.
Dimora negli umili luoghi
che tutti disdegnano
ed è vicina al Tao.
LAO-TSE
Marciapiedi - Renato Zero
Marciapiedi stanchi
La pioggia spazzerà la polvere e i ricordi
Bagnati di città
Passi frettolosi d'un avido via vai
Chi trascina il tempo,
Clienti attesi
E la vita che
Passando sporca un pò le dita
Lungo i marciapiedi il vento porta via
L'ultima occasione
O la tua prima compagnia
Lì, bambino imparerai a camminare,
Scopri il sesso dietro un muro o sulle scale
È peccato o lo confondi,
Se sia giusto amare o no ti domandi
Lì, la vera scuola che poi ti segna
Sulla pelle quello che
Non s'insegna
La palestra della vita
Sta inventando i giorni tuoi! Una sfida!
Vecchi marciapiedi malati di realtà,
Poliziotti e preti tra fiori e oscenità
Occhi aperti su melma e cieli prima mai scoperti
Non scandalizzarti dei marciapiedi
Lì sta il mondo, che non sai, che non vedi
Marciapiedi screditati
Per vergogna o vanità dimenticati!
No, non ridere dei miei marciapiedi!
Lì ero un uomo, quello a cui tu non credi
Ma se cammini, se vai avanti
È perché i marciapiedi sono tanti
Tradire? A lui non conviene
Se devo dirla tutta, a conti fatti, mi sembra che a noi maschi non convenga proprio tradire. È un impegno troppo gravoso, dispendioso, stressante e logorante. Alla donna invece conviene. Infatti, grazie al tradimento, diventa più allegra, trova nuovi stimoli, si rivitalizza, perfino ringiovanisce. Io queste affermazioni posso farle per l'esperienza vissuta grazie ad una discreta carriera di traditore incallito. Facendo il confronto tra ciò che vivevo e quello che vivevano le mie partner coniugate, ho proprio notato questa enorme differenza nei risultati tra i due sessi: lui ci perde, lei ci guadagna.
A proposito ho elaborato un decalogo incrociato per provare le mie affermazioni.
Lui tradisce per necessità fisica, ha voglia e non può farne a meno, caccia per dimostrare a se stesso qualcosa, per vincere le proprie paure, è schiavo di un'azione che gli crea dipendenza.
Lei tradisce perché trascurata, per noia, per stimolo, per farla pagare a lui, per convenienza, per il piacere fine a se stesso.
Quando lui fa sesso ha il dovere di dimostrare di essere bravo, altrimenti cha amante maschio è?
Quando lei fa sesso può permettersi il lusso di controllare la tempistica delle azioni, la tempistica degli orgasmi, può addirittura fingere di godere.
Lui in qualità di amante maschio, deve fare dei regali alla propia amante femmina.
Lei in qualità di amante femmina, riceve reagli dal propio amante maschio.
Si va al motel o al ristorante? Lui paga.
Si va al motel o al ristorante? Lei non paga.
Lui deve stare attento a mille dettagli per non farsi pizzicare dalla moglie: il rossetto, il profumo, il capello sulla giacca, segni sul corpo, cambiamenti di look troppo repentini, inventare e poi ricordare nel tempo mille balle epr giustificare ritardi e assenze, pagare sempre i conti in contanti per non lasciare tracce, ecc.
Lei cambia look quando le pare, ha sempre le scuse plausibili da far bere al marito, ha meno particolari a cui badare per non farsi pizzicare.
Per lui fare tanto sesso è faticoso, più ne fa, più cala fisicamente e invecchia
Per lei fare tanto sesso è una goduria, più ne fa, più si carica psicologicamente, fisicamente e ringiovanisce
Quando lui tradisce vive sempre mille sensi di colpa. Lei è spietata, tradisce e se ne fotte del cornuto che sta a casa.
Maurizio Dovigi http://www.tradimenti.net/tradire.html
E. Munch_Separation_1896
Amore e Tradimento
Non si dà amore senza possibilità di tradimento così come non si dà tradimento se non all'interno di un rapporto d'amore. A tradire infatti non sono i nemici e tantomeno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all'amore come il giorno alla notte.
Nel suo saggio su Il tradimento che è possibile leggere in Puer Aeternus (Adelphi) James Hillman prende in esame le possibili reazioni al tradimento, indicando tra queste: quelle che bloccano la coscienza e quelle che la emancipano. Innanzitutto la "vendetta" che è una risposta emotiva che salda il conto ma non emancipa la coscienza, perché quando è immediata non ha altro significato se non quello di scaricare una tensione, mentre quando è procrastinata, quando attende l'occasione buona, restringe la coscienza in fantasie di astiosità e crudeltà impedendole di far qualsiasi altra esperienza. La vendetta rattrappisce l'anima.
Non diversamente opera il meccanismo della "negazione". Quando in un rapporto uno dei due subisce una delusione, la tentazione è quella di negare il valore dell'altro prima idealizzato. Non si è voluto vedere l'ombra dell'altro quando si era innamorati, ora dopo il tradimento, si ricaccia l'altro per intero nella sua ombra. Due eccessi, dove prima l'amore cieco e poi il cieco odio dicono quanto infantile e primitiva è la nostra anima.
Più pericoloso è il "cinismo" che non solo nega il valore dell'altro, ma fa dire che l'amore è sempre una fregatura, che i grandi amori sono per gli ingenui, cercando in questo modo di cicatrizzare la fiducia infranta. Con i cocci dell'idealismo si costruisce la filosofia del rude cinismo capace solo di offrire un ghigno a quella che un tempo era la propria stella.
Ma forse ancora più preoccupante del cinismo è il "tradimento di sé", per cui una confessione, una poesia, una lettera d'amore, un progetto fantastico, un segreto, un sogno, insomma i nostri valori emotivi più profondi diventano cose ridicole, da sbeffeggiare sguaiatamente per evitare di vergognarsi di averle un giorno provate. È una strana esperienza quella di trovarsi a tradire se stessi e a trattare le proprie esperienze emotive vissute nel tempo dell'amore come esperienze negative e spregevoli.
Ma con la vendetta, la negazione, il cinismo, il tradimento di sé non siamo ancora all'ultimo stadio quando, per proteggerci dall'eventualità di essere nuovamente traditi optiamo per la "scelta paranoide" che, per instaurare un rapporto esente dalla possibilità del tradimento, mette in atto quelle liturgie come le dichiarazioni di fedeltà eterna, le prove di devozione, i giuramenti di mantenere il segreto. Sono questi atteggiamenti che attengono non alla sfera dell'amore, ma alla sfera del potere. Quando infatti un marito, un amante, un discepolo o un amico si sforzano di soddisfare i requisiti di un rapporto paranoide, dando assicurazioni di fedeltà per cancellare la possibilità del tradimento, è garantito che si sta allontanando dall'amore, perché amore e tradimento attingono alla stessa fonte.
Se evitiamo di cadere nei pericoli fin qui descritti e quindi di rimanervi in essi sterilmente fissati, allora l'esperienza del tradimento può rivelare il suo aspetto più creativo ed evolutivo della coscienza che, per Hillman, come del resto per la tradizione cristiana, trova la sua espressione nel "perdono" che, riconoscendo il tradimento e passando oltre, toglie all'amore il suo aspetto più infantile che è l'ingenuità e l'incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra.
Ma si può davvero perdonare, se è vero che l'io si mantiene vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio, al suo senso dell'onore? Anche quando vorremmo sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo perché il perdono non viene dall'io. E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del "reciproco riconoscimento".
Siccome i due sono ancora legati in un rapporto nei nuovi ruoli di traditore e di tradito, i due possono soccorrersi solo se il traditore non attenua la crudeltà del tradimento e, riconoscendolo senza ammorbidirlo con false giustificazioni, consente all'altro di trovare da sé la spiegazione, e così di passare dalla beata innocenza della fiducia originaria, dove mai neanche lontanamente si profilava il male, a quella coscienza adulta che sa che, ogni volta che siamo in relazione con l'altro, mettiamo in atto anche il nostro desiderio di non annullarci nell'altro.
Vogliamo essere con l'altro, ma nello stesso tempo, per salvare la nostra individualità, vogliamo non esserci completamente. Di qui quell'esserci e non-esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa. Perché l'amore è una "relazione", non una "fusione". Se infatti non esistessimo come individualità autonome, non solo non potremmo incontrare l'altro e metterci in relazione, ma non avremmo neppure nulla da raccontare all'altro fuso simbioticamente con noi.
Come dice Gabriella Turnaturi nel suo bel libro Tradimenti quando lei o lui iniziano un viaggio fuori dal "noi", e che prescinde dal "noi", solo per le attese sociali, solo per i precetti religiosi, tradiscono, in realtà salvano la loro individualità dall´abbraccio mortale del "noi" che non emancipa, non consente né crescite né arricchimenti, e neppure parole da scambiare che non siano già dette o già sapute prima che siano pronunciate. Amore è un gioco di forze dove si decide a quale dio offrire la propria vita: al dio della felicità che sempre accompagna la realizzazione di sé, o al dio della sicurezza che molto spesso si affianca alla negazione di sé.
Nel viaggio che si intraprende fuori dal "noi" e che prescinde dal "noi", è il "noi" che si tradisce, mai il "tu". Quel che si imputa al traditore è di essere diventato diverso e di muoversi non più in sintonia, ma da solo. Soltanto se si accetta il cambiamento dell´altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione, il tradimento non è più percepito come tradimento. Ma ridefinirsi è difficile così come accettare il cambiamento. Per questo le vie più battute sono quelle della fedeltà, o in alternativa quelle del risentimento e della vendetta.
Se queste considerazioni hanno una loro plausibilità occorre riscattare, almeno in parte, i traditori dall'infamia di cui solitamente sono ricoperti, perché in ogni tradimento c'è un lampeggiare di verità e autenticità che chi è tradito non vuol mai vedere.
Tradire un amore, tradire un amico, tradire un'idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa svincolarsi da un'appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventar noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: "Non sono come tu mi vuoi".
C'è infatti in ogni amore, da quello dei genitori a quello dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all´interno di quel recinto che è l'amore che non dobbiamo tradire. Ma in ogni amore che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c'è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra.
Eppure senza profilo d'ombra, quella che puerilmente chiamiamo amore, c'è l'incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero addio. E in ogni addio c´è lo stigma del tradimento e insieme dell´emancipazione. C´è il lato oscuro dell'amore che però è anche ciò che gli conferisce il suo significato e che lo rende possibile.
Amore e tradimento devono infatti l'un l'altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l'un l'altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per amore. Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita.
Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non esser più amato dall'altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo dell'amore, la sua identità era solo un dono dell'altro. Tradendolo, l'altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi.
Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un'area protetta, dove il camuffamento dei nomi fa chiamare amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.
da: “la Repubblica” _ Umberto Galimberti "Le nostre anime così infantili e primitive"
Abbracciami!!!!!

In un solo giorno si può rinascere.
![]()
A volte ci sembra di essere su una barca che naviga senza sapere verso quale porto si dirige.

Fotografia di Giorgio Broz
La poesia è la forza invisibile che ci permette ancora di meravigliarci e di provare stupore per la bellezza del mondo.

"É proprio vero" aggiunse Luigi "questo concetto l'ho espresso più volte e sono convinto che spesso siamo prigionieri in una gabbia con lo sportello aperto, ma non ce ne rendiamo conto e rimaniamo al chiuso della nostra malinconia. La felicità è il nostro fine. La cerchiamo nell'amore, nel lavoro, nella famiglia. Il suo raggiungimento è il crocevia di tutti i desideri e le ambizioni umane. La sua conquista incomincia dal bambino seduto sul cavallino della giostra, dal pilota che vola a velocità supersoniche, dal contadino che ara il campo per la semina, dai governatori della terra che sorvegliano le vicende del mondo. Sono tutti in egual misura alla ricerca della felicità."
da: Incanto di Romano Battaglia
ABBRACCIAMI
Julio Iglesias - R. Ferro G. Belfiore
Abbracciami
C'è poco da capire, solo abbracciami.
Un'ora può valere molto se ci da felicità.
Abbracciami
Le cose belle quelle che ti piacciono,
se non le aspetti poi le trovi lì.
Abbracciami! Abbracciami
e lascia che il tuo corpo voli libero.
Mi sembra di conoscerti da un secolo.
Il resto conta poco o forse no.
Abbracciami
e getta al mare e al vento l'inquietudine!
Parlare dopo tanta solitudine.
Io le parole giuste non le so.
Abbracciami!
C'è poco da capire, solo abbracciami.
La voglia che mi prende e mi sale su
me la dai tu.
Abbracciami!
La notte di segreti non ne avrà.
Il sole alto ormai sulla città.
Abbracciami! Abbracciami
e lascia che il tuo corpo voli libero.
Mi sembra di conoscerti da un secolo.
Il resto conta poco o forse no.
Abbracciami
e getta al mare e al vento l'inquietudine!
Parlare dopo tanta solitudine.
Io le parole giuste non le so!

Crochi nella neve - foto di un autore polacco
Il croco nella cultura classica era simbolo di amore sensuale e di passione tanto che con questo fiore si preparavano filtri d’amore, ma dall’epoca vittoriana è simbolo anche di giovinezza spensierata, che dura poco, proprio quanto la vita di un croco. Il croco appartiene alla famiglia delle iridaceae, i suoi colori variano dal bianco, al giallo, al lilla, al viola purpureo. Molto bello è il “crocus sativus” da cui si ricava lo zafferano. Il suo nome deriva dal greco kroke che significa filamento, proprio per evidenziare i lunghi stimmi che caratterizzano il fiore. Dagli stimmi si ricava lo zafferano, una spezia preziosa che oggi è utilizzata soprattutto nell’arte culinaria. Nell’antichità questa spezia era usata come colorante di tessuti e come cosmetico.
http://www.vulcanochimico.ilcannocchiale.it
Primavera vicina
Più morbida, più lieve
l'aiuola, ecco, s'inturgida;
candide come neve,
ondeggian le campanule,
un vivo ardor di fuoco
va dispiegando il croco;
il suol di sangue stilla,
lo smeraldo sfavilla.
Le primule si gonfiano
con borioso piglio;
mentre l'astuta mammola
s'asconde ad ogni ciglio,
un alito possente
scuote la vita intera.
É viva, è qui presente
ormai la primavera
Johann Wolfgang Goethe

Farfalla
La farfalla è leggera
come un fiore cadente.
L'uccellino in gabbia
segue con occhio triste,
invidioso
la libera farfalla.
La schiuma
è il fiore dell'onda.
Scompare.
La farfalla non si può posare.
Sembra che petali
di fiori caduti
risalgano in volo sui rami.
O no! Sono ali
di farfalle
volteggianti attorno ai rami.
La farfalla
ora dorme sul filo dell'erba.
La brezza la culla.
Ed essa
sogna ancora di volare.
Dal Giapponese

Nell’antica Roma il 17 marzo si celebravano le Liberalia, feste in onore delle divinità del vino e del grano. Per omaggiare Bacco e Sileno, precettore e compagno di gozzoviglie del dio, il vino scorreva a fiumi e per ingraziarsi le divinità del grano si friggevano frittelle di frumento.
A San Giuseppe, che si festeggia solo due giorni dopo, la fanno da protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: le zeppole di San Giuseppe.
Nella sua versione attuale, la zeppola di San Giuseppe nasce come dolce conventuale; secondo alcuni nel convento di San Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. Ma c’è anche chi ne attribuisce l’invenzione alle monache della Croce di Lucca o a quelle dello Splendore.
La prima zeppola di San Giuseppe che sia stata messa su carta risale comunque al 1837 ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.
Il 19 marzo si è sempre festeggiato inoltre la fine dell’inverno, la primavera è ormai nell’aria; durante i cosiddetti “riti di purificazione agraria” vengono accesi in molti paesi del meridione dei grandi falò e preparate grosse quantità di frittelle.
Un tempo a San Giuseppe, patrono dei falegnami, si festeggiava la loro festa e venivano messi in vendita tutti i tipi di giocattoli di legno. Tutti i bambini ne riceveva in dono dai genitori qualcuno.
Oggi invece, dal 1968, da quando cioè il giorno di San Giuseppe è stato decretato festa del Papà, il 19 marzo sono i figli a fare regali ai padri.
A TUTTI I PAPA'


La zeppola di San Giuseppe non è una zeppola come le altre. É forse la più conosciuta ma anche l'ultima arrivata. Prima c'erano altri tre tipi di zeppole: la classica “zeppola”, uno dei dolci più antichi che si conoscono, la zeppola "graffa" e la zeppola "pastacrisiuta".

La zeppola classica è la più antica, a forma di ciambella fritta e spolverata con zucchero e/o cannella. Prima dell’avvento dello zucchero, al suo posto si usava il miele.
La graffa si differenzia per il tipo di impasto che prevede anche le patate per una maggiore morbidezza. Deve il suo nome al Krapfen, dolce austriaco di forma tonda ma non a ciambella e diversamente dalla graffa è ripieno di crema. Il nome del Krapfen deriva da Veronica Krapf, fornaia austriaca che l'ha inventato.

La zeppola di San Giuseppe è più recente e di tutt’altra pasta, quella degli choux (a Napoli “sciù”), detti anche bignè e che vengono cotti al forno.
Per motivi dietetici, oggi anche la zeppola di San Giuseppe viene offerta nella variante al forno ma quella vera rimane la fritta.
Nel settecento, il 19 marzo i friggitori, in omaggio a San Giuseppe, loro santo patrono oltre che dei falegnami, allestivano dei banchetti davanti alle loro botteghe, per friggere e servire le zeppole direttamente in strada, in tempo reale.

Nell’imminenza del Santo, la zeppola di San Giuseppe a Napoli la si trova ovunque. Ma è ormai facile trovarla quasi tutto l’anno, specialmente nel formato “mignon”, al quale tanti napoletani sono stati costretti ad assoggettarsi, in nome di un pragmatico e salutistico “di meno, ma per più tempo”. Col tempo allo zucchero e cannella si è sostituito solo lo zucchero a velo, e aggiunta la crema pasticcera e amarena come guarnizione.
have a nice day!!!!!
Quando le tue mani vengono,
amore, verso le mie,
cosa mi recano volando?
Perché si son fermate
sulla mia bocca, d'improvviso,
perché le riconosco
come se allora, anzi,
le avessi toccate,
come se prima d'essere
avessero percorso
la mia fronte, il mio fianco?
La loro morbidezza veniva
volando sopra il tempo,
sopra il mare, sopra il fumo
sopra la primavera,
e quando tu posasti
le tue mani sul mio petto,
riconobbi quelle ali
di colomba dorata,
riconobbi quella creta
e quel colore di frumento.
Gli anni della mia vita
camminai cercandole.
Salii le scale,
attraversai le scogliere,
mi portarono i treni,
le acque mi condussero,
e nella pelle dell'uva
mi sembrò di toccarti.
Il legno d'improvviso
mi recò il tuo contatto,
la mandorla m'annunciava
la tua morbidezza concreta,
finché si chiusero
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
terminarono il loro viaggio.
Pablo Neruda