...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

energiavitale

vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

giuli1
Utente: giuli1
amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it


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mercoledì, 31 dicembre 2008

Un brindisi a TUTTI!!!....con tutto il cuore...per un...

"MERAVIGLIOSO E SERENO FINE ANNO IN TUTTO IL MONDO!!!"

giuli_auguri2009

Tutti i vizi di tutte le età e di tutti i paesi del globo riuniti assieme, non eguaglieranno mai i peccati che provoca una sola campagna di guerra.

Voltaire

La guerra più terribile è quella che deriva dall'egoismo, e dall'odio naturale verso altrui, rivolto non più verso lo straniero, ma verso il concittadino, il compagno.

Giacomo Leopardi

NEL MONDO!!!


domenica, 28 dicembre 2008

La promessa...

Perchè non si è mai lontani abbastanza per non trovarsi.

Alessandro Baricco

Tutto ciò che vale merita di essere atteso (Anonimo)

L'ora più buia è sempre quella che precede il sorgere del sole. (P. Coelho)

Promettiamo in base alle nostre speranze e manteniamo le promesse in base ai nostri timori. (François de La Rochefoucauld)

Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte. (K. Gibran)

Si voltò e lentamente tornò sui suoi passi. Non c’era più vento, non c’ era più notte, non c’era più mare, per lei. Andava e sapeva dove andare. Questo era tutto. Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione. Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino. Camminava, ed era la cosa più bella che avesse mai fatto.

Alessandro Baricco, da “Oceanomare”

Se non ci sei un'ombra io diventerò
se non ci sei ti sentirò
come vorrei momenti che si sfogliano
tu sola con me sarai
persa in questa forza che ormai sia vicino

Nel cielo nel sole
ti offro questa vita e questo cuore
sincera la promessa resterà
qui ti aspetterà

Se non ci sei la luce delle stelle seguirò
dove ci sei un mare lì attraversero
c'è ogni movimento che
soffia quella tua fragilità sul mio destino

Nel cielo nel sole
ti porto questa vita e questo cuore
sincera la promessa resterà
e qui ti aspetterà

Non mi fermerò, per sempre cercherò
non respirerò
musica che ho un canto ti darò 
una melodia sei sei mia

Nel cielo nel sole
ho vinto finalmente un vero amore
insieme un sogno
sereni i nostri giorni in questo mondo
sincera la promessa resterà
per l'eternità

Il Divo


venerdì, 26 dicembre 2008

Always...Sempre e per sempre!!!

Sarei già andato lontano,
tanto lontano quanto è grande il mondo,
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio al tuo destino,
così che solo in te posso conoscermi.
E la poesia, i sogni, il desiderio,
tutto mi spinge a te, alla tua natura,
e dalla tua dipende la mia vita.

Johann Wolfgang Goethe

Sempre e per sempre 

Pioggia e sole cambiano la faccia alle persone
fanno il diavolo a quattro nel cuore
e passano e tornano e non la smettono mai.
Sempre e per sempre tu
ricordati dovunque sei, se mi cercherai.
Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai.
Ho visto gente andare, perdersi e tornare e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote.
E con le stesse scarpe camminare per diverse strade
o con diverse scarpe su una strada sola.
Tu non credere se qualcuno ti dirà,
che non sono più lo stesso ormai.
Pioggia e sole abbaiano e mordono,
ma lasciano, lasciano il tempo che trovano.
E il vero amore può nascondersi, confondersi,
ma non può perdersi mai.
Sempre e per sempre, dalla stessa parte, mi troverai.
Sempre e per sempre, dalla stessa parte, mi troverai.
 
 Francesco De Gregori

Tutto l'Universo obbedisce all'amore

Avara la vita in due fatta di lievi gesti,
e affetti di giornata, consistenti o no,
bisogna muoversi come ospiti pieni di premure,
con delicata attenzione per non disturbare,
ed è in certi sguardi che si vede l’infinito.
Stridono le auto come bisonti infuriati
le strade sono praterie, accanto a grattacieli assonati.
Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa.
Ed è in certi sguardi che si intravede l’infinito.
Tutto l’universo obbedisce all’amore,
come puoi tenere nascosto un amore,
ed è così che ci trattiene, nelle sue catene.
Tutto l’universo obbedisce all’amore,
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa,
ed è in certi sguardi che si nasconde l’infinito.
Tutto l’universo obbedisce all’amore,
come puoi tenere nascosto un amore,
ed è così che ci trattiene, nelle sue catene.
Tutto l’universo obbedisce all’amore…
..obbedisce all’amore..

Franco Battiato - Carmen Consoli


mercoledì, 24 dicembre 2008

Auguri per un sereno Natale a TUTTI!!!...

giuli_stella auguri 2008

Natale, un Giorno

Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo è un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.

Hirokazu Ogura


martedì, 23 dicembre 2008

Un lungo addio...

The Singing Butler (Misura Grande)

"The singing butler" di Jack Vettriano

Solo il formicolio che partendo dal mio piede sinistro si inerpica fastidiosamente lungo tutta la coscia, mi riporta di botto al presente.
Mi accorgo così di essere rimasto per più di un'ora in contemplazione, non senza una sorta di piacevole turbamento, di un quadro che tra tanti altri ha catturato completamente la mia attenzione.
La scena raffigurata è molto semplice, ancorché singolare.
Su uno sfondo di nubi grigie e pesanti, bucherellate qua e là da sprazzi di cielo azzurro (un temporale in arrivo? Una tempesta or ora passata?) una coppia di aristocratici ballerini sta muovendo leggeri passi di danza sulla sabbia bagnata di una spiaggia deserta (chissà perché mi dà l'idea di essere un tango, quello fissato nel dipinto, anche se c'è più distacco che passione nel volto dell'uomo).
I due non sono soli; alle loro spalle due domestici, impacciati dal vento che muove i loro ombrelli come instabili vele, cercano di riparare (compito arduo il loro!) le figure rapite da una musica che sembra esistere solo nella loro mente, dalle gocce di pioggia che presto (o che ancora per poco) cadranno.

Le ombre dei quattro soggetti si scompongono in un gioco di colori creato dall'acquitrino sabbioso ai loro piedi. La prima cosa che balza all'occhio è il totale contrasto dei colori caldi della sabbia col buio del cielo, il tutto diviso dalla perfetta, sottile striscia blu scuro del mare.
Detta così, il quadro di cui sto parlando potrebbe sembrare, al di là del semplice giudizio estetico che è sempre e comunque soggettivo, uno dei tanti.
Allora cos'è che ha catturato la mia attenzione obbligandomi a rimanere immobile come uno stoccafisso, per rimirare rapito quella scena?

Ci sono! La curiosità un po' da voyeur per quella strana situazione. Quale oscura forza ha portato i due ballerini su quella spiaggia bagnata? Perché rischiare di prendere un acquazzone per un semplice ballo?
Una banalissima passione per la danza? Alquanto improbabile.
Sembra che dal dipinto scaturisca una potenza misteriosa, quasi un destino ineluttabile che impone ai due personaggi di trovarsi lì, in quel posto, e proprio in quell'istante.
E allora?
Forse i due si sono incontrati dopo tanto tempo e travolti dal vortice della passione per un amore ritrovato hanno deciso di festeggiare come sappiamo.
La cosa non mi convince. La presenza dei domestici sembrerebbe contraddire questa ipotesi.
Un convegno amoroso, soprattutto se frutto di una passione riesplosa dopo aver a lungo covato sotto la cenere della lontananza, non vuole testimoni. Il ritrovarsi di due amanti è cosa di un'intimità irrinunciabile.

Ripeto. E allora? Forse ci sono.
La passione tra i due c'è stata, è innegabile. La donna, ritratta di spalle nel suo vestito rosso lungo, non è di quelle che passano inosservate, per lei un uomo può anche decidere (ma il termine è improprio in quanto questa non è mai una scelta presa coscientemente) di perdersi.
Lui, nel suo elegante abito nero la guida sicuro, con la testa occupata da un groviglio di sentimenti contrastanti, e comunque coi suoi pensieri già proiettati verso una nuova storia.
Un amore agli sgoccioli. Un ballo, lungo, d'addio.
E la presenza dei domestici?
Che importa? Quando non c'è più nulla da salvare, nella disperazione di un ultimo saluto, nello spegnersi di una passione si è sempre e comunque soli, anche se dovessero esserci migliaia di persone intorno.
In quel definitivo abbraccio, tutto il resto si annulla. Scompaiono le altre due figure, scompare la pioggia col suo cielo plumbeo, scompare la sabbia e anche il mare.

Solo un ultimo, disperato tango.

Poco distante l'artista è in piedi, a rimirare soddisfatto un suo dipinto che altri non è che un'esplosione di giallo, giustamente orgoglioso del suo lavoro.
Sono tentato di avvicinarlo e chiedere spiegazioni in merito al quadro a cui io, del tutto arbitrariamente ho deciso di affibbiare il titolo "Un lungo addio".
Mi verrebbe da domandargli: «E allora, Maestro, lei che è l'autore dell'opera, ha voglia di raccontarmi la storia dei due ballerini sulla spiaggia, visto che tutto è comunque nato e si è svolto nella sua testa?»

Ma mi trattengo dal farlo. Frenato dalla discrezione che la situazione richiede, mi fermo giusto in tempo. Mi sembrerebbe di togliere qualcosa ai due ballerini, di diventare il terzo incomodo in aggiunta ai due domestici, e non ho alcuna intenzione di mettere in atto una tale indelicatezza.
E poi... un mistero svelato perde tutto il proprio fascino.
Meglio lasciare i due amanti soli, persi nel silenzio di una musica che suona solo per loro, abbandonati al loro ultimo, disperato tango.

racconto inedito di Giuseppe Ciarallo


lunedì, 22 dicembre 2008

Le Ciel Dans Une Chambre!

 Quand tu es près de moi,
Cette chambre n'a plus de parois,
Mais des arbres oui, des arbres infinis,
Et quand tu es tellement près de moi,
C'est comme si ce plafond-là,
Il n'existait plus, je vois le ciel penché sur nous... qui restons ainsi,
Abandonnés tout comme si,
Il n'y avait plus rien, non plus rien d'autre au monde,
J'entends l'harmonica... mais on dirait un orgue,
Qui chante pour toi et pour moi,
Là-haut dans le ciel infini,
Et pour toi, et pour moi
Quando sei qui con me
Questa stanza non ha piu pareti
Ma alberi, alberi infiniti
E quando tu sei vicino a me
Questo soffitto, viola, no
Non esiste più, e vedo il cielo sopra a noi
Che restiamo quì, abbandonati come se
Non ci fosse più niente più niente al mondo,
Suona l'armonica, mi sembra un organo
Che canta per te e per me
Su nell'immensità del cielo
E per te e per me.
mmmhhhhhhhh
Et pour toi, et pour moi.
mmmhhhhhhhh

Carla Bruni


domenica, 21 dicembre 2008

Il mare d'inverno...

Il cielo è basso

Il cielo è basso, le nuvole a mezz'aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l'ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.

E. Dickinson

Il mare d'inverno e' solo un film in bianco e nero visto alla TV
e verso l'interno qualche nuvola dal cielo che si butta giu'
sabbia bagnata, una lettera che il vento sta portando via
punti invisibili rincorsi dai cani
stanche parabole di vecchi gabbiani
ed io che rimango qui solo a cercare un caffe'.
Il mare d'inverno e'un concetto che il pensiero non considera
e' poco moderno, e' qualcosa che nessuno mai desidera
alberghi chiusi, manifesti gia' sbiaditi di pubblicita'
macchine tracciano solchi su strade
dove d'estate la pioggia non cade
e io che non riesco nemmeno a parlare con te.
Mare, mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via
mare, mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia
mare, mare, non ti posso guardare cosi' perche'
questo vento agita anche me,
questo vento agita anche me.
Passera' il freddo, e la spiaggia lentamente si colorera'
la radio e i giornali, e una musica banale si diffondera'
nuove avventure, discoteche illuminate piene di bugie
ma verso sera uno strano concerto
e un ombrellone che rimane aperto
mi tuffo perplesso in momenti vissuti di gia'.
Mare, mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via
mare, mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia
mare, mare, non ti posso guardare cosi' perche'
questo vento agita anche me,
questo vento agita anche me.

Enrico Ruggeri


sabato, 20 dicembre 2008

Io non so più cosa fare!

Dolce è l'alba che illumina gli amanti.

William Shakespeare

Io me ne stavo tranquillo facendo finta di dormire
lei s'avvicina piano facendo finta di sognare
e poi mi tocca una mano dolcemente piano, piano.
Io non mi muovo sto fermo, la lascio continuare
lo so benissimo ma voglio vedere dove vuole arrivare.
Lei s'avvicina ancora un pò,
mi sfiora con le labbra o cosa non lo so.

Io non so più cosa fare
a questo punto mi dovrei svegliare
forse dovrei saltarle addosso
come fossi un animale
e dovrei essere molto virile
e continuare, magari per più di due ore
....eeeh troppo.

Naturalmente lei insiste
mi vuole proprio fare,
magari è femminista
e non vuole certo farsi violentare,
ma vuole gestire!
Allora come devo fare,
dove la bacio, come la devo toccare, ah?..

Però, però, però
che strano com'è dolce
quel modo di toccare
sembra quasi una bambina
che non sa più come fare
per farmi capire,
che non devo dormire
vuole fare l'amore....
ooh, anch'io...anch'io, anch'io...eeh

Anch'io vorrei, Dio se vorrei
Dio se vorrei lasciarmi andare!
Vorrei toccarla, baciarla
come mi viene in modo naturale
o forse è meglio lasciare stare
non posso rischiare
forse è meglio che mi rimetta a dormire.

Vasco Rossi


mercoledì, 17 dicembre 2008

La poesia Haiku

Questa piccolissima, ma estremamente profonda poesia, si compone di soli tre versi con una metrica semplice e tassativa:
5 sillabe
7 sillabe
5 sillabe

Si può definire lo haiku un attimo di vita che diventa verso, una tessera di mosaico in cui il poeta suggerisce immagini, sensazioni ed emozioni in gran parte a carico della natura e dei suoi aspetti variegati.
L’origine storica dello haiku risale al dodicesimo secolo quando divenne popolare lo haikai (successivamente detto Tanka componimento poetico di trentun sillabe; si scrivevano poesie Tanka già nel IV secolo), un poema in versi di varia ispirazione composti da un gruppo di poeti che si riunivano in un ambiente tradizionale con pavimento di “tatami”, con porte di legno scorrevoli; e la loro nudità ben si confaceva allo spirito di queste riunioni.
Il poeta “maestro”, o chi veniva designato come
iniziatore, cominciava collo scrivere un verso detto hokku, in tre righe di 5-7-5 sillabe, che rimaneva comunque il più importante e indipendente in quanto “tema”. Indi un secondo poeta aggiungeva in seconda successione un verso composto, questa volta di 7-7 sillabe, e si continuava così con alternata e simmetrica regolarità fino alla fine del poema. Il primo sommo autore di haiku (haijin) fu Matsuo Basho, compositore e autore di hokku artistici, di poesia atta a esprimere, pur nella sua peculiare brevità, sentimenti delicati e profondi. Egli viaggiò a lungo in Giappone alla ricerca di un’autentica conoscenza e comprensione della natura; il diario che ha lasciato è in originale forma di haiku.
Un hokku, chiamato haiku solo più tardi da Shiki, deve conformarsi a due condizioni fondamentali: una quantità sillabica di diciassette, secondo un ritmo di 5-7-5, e la presenza di un kigo, termine il cui ruolo fondamentale era ed è fare preciso riferimento a una delle quattro stagioni.
Il consiglio di Basho è di “seguire la natura”, non certo intesa in modo antropomorfico, ma piuttosto vivente, secondo il pensiero buddista e il concetto della metempsicosi. L’animistica credenza che anche la pietra abbia il proprio spiritello (kami) e
cresca da piccola (sazareishi) a grande (iwabo) entrò essa pure nel mondo dello haiku. Allo stesso modo continuò a vivere il concetto estetico della bellezza espresso nei testi antichi, come il Kojiki (712) e il Manyoshu dell’ottavo secolo, per cui non è bella solo la cosa perfetta, ma anche quella con qualche difetto. La luna, stupenda al plenilunio, è da ammirare anche nella fase calante o crescente.
L’arte, e dunque anche lo haiku quale espressione letteraria, deve saper cogliere nell’essenza il fascino raccolto di un evento minimo, semplice, naturale; saperne apprezzare la quiete, la non appariscenza, la modestia o la sottile, delicata tristezza, come indicano i noti termini di wabi e sabi.
Dopo Basho, altri personaggi di primissimo piano calcarono la scena, come il pittore e poeta Yosa Buson e Koyabashi Issa, e nel 1896 un giovane critico, Masaoka Ishi, propugnò un rinnovamento profondo, dichiarandosi pronto a rispettare non il poeta, ma la singola opera, che per essere autentica arte doveva essere realistica. Con lui inizia l’epoca dello haiku moderno e contemporaneo, fedele alle regole tradizionali o alla ricerca di nuove vie, non ultima quella del verso libero.

Nella letteratura giapponese, gli haiku rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell'essenza più profonda della cultura nipponica. La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione dell'inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la verità. C'è molta cultura Zen alla base della poesia haiku, il cui intento è quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, ovvero alla sua nudità.
Nessuna manifestazione del reale, neppure la più semplice, è indegna di essere trattata dai maestri di haiku: in ogni cosa è l'energia vitale a svelarsi alla mente, se questa è scevra da schemi e pregiudizi, dalle proprie abitudini e dai limiti del razionale. E poiché l'energia vitale è movimento, anche lo haiku, seppure nella sua semplicità, dovrà permettere a questo movimento di esprimersi, attraverso le sillabe, e di esprimere a sua volta la comunione, l'esigenza dell'uomo di essere tuttuno con la natura.
Anche se veicolo di questa comunione, lo haiku, però, non diventa mai semplice descrizione realistica, ma va sempre interpretato come testimonianza di una visione che va appunto oltre gli schemi di cui sopra.
Esistono almeno due modi di scrivere haiku che danno vita a due stili diversi.
Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi.
Il secondo stile produce haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un'opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduca un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l'argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).
Basho, dopo aver letto una composizione del discepolo Kikaku, gli disse: "Hai la debolezza di voler stupire. Cerchi versi splendidi per cose lontane; dovresti trovarli per cose che ti sono vicine".
Nelle poesie di Basho l'intera natura è chiamata ad esprimersi: l'acqua, le rocce, i fiori, il sole, le nuvole e le stelle, gli animali, le piante, il mare e il vento e insieme a tutto ciò, il dolore e la gioia dell'uomo. Tutto è Kami, divinità, e al cospetto del divino il poeta si colloca, anima e corpo in un'unità inscindibile, nella condizione estatica della contemplazione.
La prima antologia di poesia giapponese intitolata "Manyoshu" risale all' VIII secolo; comprende 20 volumi con 4.500 poesie in diverso stile.
In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone si diletta a scrivere haiku. Ci sono attivissimi gruppi di poeti (chiamati Haijin) che si riuniscono per parlare di haiku. Tutte le maggiori riviste e quotidiani giapponesi hanno una rubrica dedicata agli haiku.

da web

Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.
Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.

Franco Battiato


martedì, 16 dicembre 2008

In attesa del..."NATALE!!!"

LE ORIGINI DEL NATALE

Il 21 dicembre è una data speciale, sul calendario. Avviene, infatti, il Solstizio di Inverno… cioè la notte più lunga ed il giorno più breve dell’anno. Dal 22 dicembre, minuto dietro minuto, le ore di luce aumentano, fino all’apoteosi del Solstizio di Estate, il 22 giugno; in quella data si avrà il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno.
Nei primordi della storia i popoli vivevano di caccia, pastorizia ed agricoltura: attività, tutte, che costringevano a lunghissimi periodi all’aria aperta. Per ripararsi dal freddo e dalla pioggia della cattiva stagione ci si rintanava in grotte od in capanne; con il freddo anche il cibo scarseggiava. L’inverno era insomma sempre, per umani ed animali, un durissimo calvario di gelo e fame.
Proprio perché simboleggiava l’inizio dell’agonia dell’inverno, sin dai tempi più remoti quella del 21 dicembre è stata quindi vissuta come la notte più magica dell’anno. E considerandola magica, quasi tutte le popolazioni antiche la trascorrevano tra grandi feste e sacrifici di ringraziamento agli dei; si accendevano anche enormi falò nei campi, usanza che dura ancora oggi in parecchie nazioni, Italia compresa… Il 25 dicembre poi, in molte parti del mondo si celebrava la nascita di un dio... Già 3.600 anni fa veniva festeggiata in Persia la nascita di Mitra, figlio del Sole e Sole egli stesso. In Egitto si ricordava la nascita di Osiride e di suo figlio Oro. In Babilonia si festeggiava il dio Tammuz, unico figlio della dea Istar rappresentata con il bimbo in braccio e con una aureola di dodici stelle attorno alla testa: l’icona della madre con il figlio neonato risale alla notte dei tempi ed ha sempre simboleggiato la Madre Terra che produce i suoi frutti. In Messico si festeggiava la nascita del dio Quetzalcoatl e nello Yucatan quella del dio Bacab. Anche il dio azteco Huitzilopoctli vede la luce il 25 dicembre, mentre gli scandinavi festeggiavano la nascita del dio Freyr. In Grecia nasce Bacco ed in Siria Adone.
L’elenco potrebbe continuare, ma fermiamoci qui, dopo aver sottolineato che quelli citati sono tutte divinità legate alla simbologia del Sole.
Ma perché nascite sacre il 25 e non il 21? Da una concezione che risale a tempi lontanissimi, nei giorni dal 22 al 24 dicembre sembra che il Sole, nel suo moto apparente, si fermi (Solstitium significa “Sole fermo”): è quindi il momento del massimo declino dell’Astro. Il 24 il Sole sembra riprendere il cammino, ogni giorno un po’ più verso l’alto fino al Solstizio di Estate…
Una data, quella del Solstizio di inverno, non solo astronomica ma anche esoterica. Su questo piano si dice infatti che nel momento in cui il Sole raggiunge il suo minimo di influssi sulla Terra (e si intorpidiscono quindi al massimo le forze fisiche), un Raggio Verde parta dal più profondo dell’Universo ed attraversi per un istante la Terra stessa. E’ il Raggio del Puro Spirito, del maggior contatto del Materiale con le Forze Superiori.
Per tornare alla Storia ed a tempi a noi più vicini, nell’antica Roma per salutare il Solstizio di Inverno venivano celebrati i Saturnali, in onore di Saturno, protettore dell’agricoltura; i festeggiamenti duravano dal 17 al 24 dicembre ed in tale periodo si chiudevano le scuole ed i tribunali; ci si scambiava visite e doni, sparivano le classi sociali. Per tutto l’anno era proibito, nella città, il gioco d’azzardo; ma poiché era strettamente legato a Saturno, durante i Saturnali esso veniva tollerato. Era quindi quasi d’obbligo, in tale periodo, giocare anche a soldi… immaginavate quali lontane radici si nascondono sotto un innocente giro di tombola? Il giorno 24 si concludeva con un grande banchetto illuminato da lumini e candele, con brindisi e scambio di auguri. Il giorno 25 era dedicato al Sole Invicto: il Sole, cioè, che sembra sul punto di essere inghiottito dalle tenebre ma invece risorge e torna a brillare, a scaldare, a riportare la Vita sulla Terra.

Con l’espandersi dell’Impero verso Oriente, soldati e mercanti vennero a conoscenza del culto del dio Mitra, che pian piano venne introdotto a Roma. Esso fece talmente presa sulla popolazione, che nel 274 d.C. l’Imperatore Aureliano lo ufficializzò. E poiché anche Mitra, come già accennato, simboleggiava il Sole, la sua festa fu sovrapposta a quella del Sole Invicto; il 25 dicembre, come già avveniva in Persia.
Mitra ha sorprendenti analogie con la figura del Cristo. Nasce in una grotta e gli viene affidato dal Padre Sole il compito di contrastare Ahriman, spirito maligno che vuole distruggere il mondo. Mitra, quando la sua missione salvifica é compiuta, partecipa con i suoi adepti ad un banchetto; dopo aver consumato il pasto come atto sacrificale, il dio sale al cielo su un Carro di Luce, per riunirsi al Padre Sole. Separati nettamente grazie all’intervento di Mitra il Bene dal Male, la vita sulla Terra sarebbe andata avanti sino al Grande Anno, periodo dell’Apocalisse. Mitra sarebbe allora tornato sulla terra per separare i giusti dai peccatori: ai primi avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità, resuscitando anche i loro corpi fisici; i secondi sarebbero stati distrutti dal fuoco. Il culto di Mitra contemplava anche il battesimo.
E veniamo al nostro Natale. Al di là dei Vangeli, o meglio del Vangelo (è solo quello di Luca che narra la Nascita), esistono pochissime notizie storiche del passaggio di Gesù sulla terra, in particolar modo della sua nascita e dei suoi primi 30 anni… Luca dice che era in atto un censimento nelle Province romane e che in una di queste province (la Palestina) regnava Erode. Era caldo, perché i pastori erano, con le greggi, in montagna…Una Grande Stella brillava nel cielo… Sulla base del censimento di Erode e della Grande Stella (interpretata dagli astronomi come una congiunzione particolarmente luminosa di Giove con Saturno), gli storici fanno risalire questa nascita a sette-otto anni prima di quanto ufficialmente si dica.
Il punto non è però qui l’anno, ma il giorno ed il suo significato altamente simbolico. Cristo, in qualsiasi giorno sia avvenuta la sua nascita, è sceso sulla terra, si è fatto Uomo, per salvare gli uomini dalla condanna del Peccato Originale; e anche per portare la Luce della Verità in un mondo offuscato dalle tenebre del paganesimo… Quale giorno più adatto quindi, per ricordare la sua venuta sulla terra, di quello del 25 dicembre, per tutte le motivazioni simboliche suddette?
Questo fece infatti la Chiesa, nel 353 d.C., primo anno in cui il culto di Mitra venne sostituito con quello di Cristo. Proprio per le sorprendenti analogie tra le due storie, si insinua che il Cristianesimo altro non è stato che un cambio di nome di divinità… Ma i Discorsi della Montagna, le parabole, l’Uguaglianza tra gli uomini, la Tolleranza, il Perdono, la Carità, il riconoscimento di una dignità alle donne in un mondo ancora ferocemente misogino, non appartengono al culto di Mitra…
Forse non c’è stata sovrapposizione di nomi quindi, ma è più probabile che, proprio perché Mitra era entrato profondamente nell’animo del popolo, e perché di Gesù giovane mancavano notizie, le due figure si siano un pò fuse. Tanto era radicato Mitra tra le genti dell’Impero romano, che la Chiesa cattolica impiegò secoli per cancellarne del tutto il ricordo… E forse c’è riuscita soltanto tollerando che parte della storia mitraica si inglobasse in quella di Gesù…nella forma, non certo nella sostanza.

Questo è bene sottolinearlo; il Natale non è insomma la semplice sovrapposizione di una festa cattolica su credenze, miti e riti pagani (come alcuni vogliono far credere), ma un insieme di profondi simbolismi spirituali che, emergendo nell’inconscio collettivo dalla profondità della storia, si intrecciano nella coscienza e si perpetuano di generazione in generazione nei millenni; sogni e speranze, aspirazione al Trascendente rimangono immutate nel cuore degli uomini, qualsiasi siano i nomi con i quali, di volta in volta, vengono chiamati.

Gabriella Leopizzi

Nat King Cole 'The Christmas Song'


lunedì, 15 dicembre 2008

Someday my prince will come...

http://www.youtube.com/watch?v=6oQDegGBqzA

Com'è soave l'amore quand'è sincero da entrambe le parti, è un airone bianco sulla neve: l'occhio non lo separa.

Anonimo giapponese 

Ed io che intesi quel che non dicevi, m'innamorai di te perché tacevi.

Guerrini

Senza fine le onde del mare di Ago salgono e scendono la riva rocciosa. Senza fine il mio amore.

Poeta giapponese ignoto

 


 

GRAZIE AMORE MIO!!!