...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.       

energiavitale

vivo consapevolmente ogni attimo

SONO GIULI

giuli1
Utente: giuli1
amo la vita e regalo un sorriso anche a chi mi porge spine amo sentirmi libera come un gabbiano e volare in alto sul mare in tempesta o in cielo tra i raggi del sole giuli110@hotmail.it


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sabato, 31 maggio 2008

...grazie per un anno di blog!!!

WELCOME-10.gif welcome picture by alghemia

 

                     


  
                 
Ho aperto a te
le porte del mio mondo.
Su un tappeto di sogni leggeri
come ali di piume sottili
ti ho vista immobile.
Spaventata, forse, non hai osato un passo ed io,
tra lacrime affilate
come schegge di ghiaccio,
non ho compreso la tua incertezza,
il tuo timore di infrangere quei sogni.
Così, tacendo la mia angoscia,
ti ho presa per mano e,
con un sorriso di bambino,
ti ho accarezzato il viso
riponendo quei sogni
nei cassetti della notte.
  
da un caro amico

postato da: giuli1 alle ore 14:57 | link | commenti (1)
categorie: poesia, riflessioni, auguri, dedica
giovedì, 29 maggio 2008

...Il mondo che vorrei!!!

Si può avere la sensazione che le cose siano arrivate ad un punto in cui è troppo tardi per fare qualcosa, che la vita percorsa sia così malridotta da non dare più la possibilità di tracciare una strada futura un pò diversa.
Ma c'è sempre un punto nella strada dove se ne può tracciare un'altra e cercare di seguirla.
Non esiste una persona viva che non possa iniziare qualcosa di nuovo.

* L.Ron.Hubbaud *


mercoledì, 28 maggio 2008

...“GEISHA” e "IKI"



Nella cultura occidentale non esiste nulla che assomigli alla figura della “Geisha”. Nel Giappone del 18° secolo si definiva con questa parola una persona (uomo o donna) capace di intrattenere il samurai e dotata di un particolare senso artistico.

Nel periodo EDO (1603-1868) si ritrovano invece donne come esperte intrattenitrici di musica e canto, donne che proponevano ballate “sfacciate”.

In pratica lavoravano presso le case da the esercitando una libera professione e per distinguersi dalle prostitute vestivano in modo molto poco appariscente, anche se quasi sempre per sopravvivere si prostituivano anch'esse, con la differenza che l’incontro con una Geisha non sempre portava (per libera scelta della Geisha stessa) al rapporto intimo, questa era la differenza con le normali prostitute.

Il concetto fondamentale era quindi quello dell’artista che si concedeva per salvaguardare la propria libertà. Figura un po’ romantica che si riconosce nello stile “IKI”, concettualmente difficile da descrivere, essendo un “gusto”, da assaporare col proprio “senso interno”.

L’IKI è la seduzione per la seduzione, tensione verso l’altro sesso, che porta a ridurre la distanza che ci separa senza eliminarla però completamente. Riflette lo spirito e l’energia che permeava gli uomini dell’era EDO, coraggiosi e nobili. E’ l’anima che si è liberata dall’attaccamento e si distacca dalle passioni.

Questa visione è stata senz’altro influenzata dalla cultura buddista, che predica rassegnazione di fronte al destino.

L’IKI è un fenomeno di coscienza della donna che si ritrova nell'espressione posturale un po’ protesa in avanti, lo sguardo di sottecchi, la voce profonda e sensuale, mai volgare, il trucco leggero e il modo di vestire a righe verticali, in cui è forte il richiamo alla dualità ed il richiamo ad una spiritualità di confronto tra le righe parallele che procedono senza mai incontrarsi.

Non è sicuramente IKI il motivo decorativo contorto, è IKI la linearità e la sobrietà.

In queste poche righe ritroviamo le forme oggettive in cui si esprime la manifestazione dell’essere dell’etnia giapponese, civiltà che qualcuno definisce “fragrante”.                                         
da http://www.nippon.it

 


martedì, 27 maggio 2008

...LE BAMBOLE GIAPPONESI

               

Quello delle bambole è un argomento molto affascinante, che evoca qualcosa di legato all’infanzia, ai nostri giochi da bambini, non sempre riservati solo alle “femmine”. Sin dai tempi antichi le bambole furono create per vari scopi, come incarnazioni di divinità, giocattoli, oggetti da esposizione quando addirittura non venivano identificate come oggetti dotati di poteri magici.
In nessun altro paese al mondo come in Giappone si ritrova però una così ampia varietà di bambole, in un panorama di tradizioni che non ha eguali come tecniche di costruzione ad esempio.
L’origine delle bambole giapponesi risale ad un'epoca assai remota, al periodo Jomon, circa 3000 anni prima di Cristo; solo nel periodo EDO però si assistette ad un notevole impulso nella fabbricazione, spaziando in un'ampia varietà di forme e scopi diversi. Si può dire che le bambole incarnino tradizioni forse ancora vive e radicate nella cultura giapponese, lo spirito degli antenati. Il 3 marzo si celebrava persino la festa delle bambole e in passato diventava un punto focale della festa familiare l’esposizione delle proprie bambole. Il 5 maggio “giorno dei bambini” si festeggiavano i figli maschi, con un'esposizione di guerrieri abbigliati nelle colorate armature del periodo medievale, con accanto minuscoli equipaggiamenti “marziali”. Ecco, quindi, che le bambole iniziarono a venire fabbricate per il semplice gusto di esporle, determinando così il perfezionamento dei materiali e delle tecniche costruttive. In ogni zona del paese iniziò lo sviluppo di una “cultura” della bambola, presente ancora oggi in settori artigianali. Le bambole giapponesi erano di legno, stoffa, carta od argilla e venivano fabbricate con svariate tecniche che ne facevano alla fine non semplici giochi ma vere e proprie opere d’arte. Le bambole Gosho o di palazzo hanno una base in legno e diversi strati di polvere di conchiglie, poi levigate, quindi hanno sopracciglia, bocca ed occhi finemente dipinti. Le bambole Kimekomi sono intagliate nel legno, su cui vengono incollati i kimono di seta. Le bambole in costume venivano costruite in fasi successive: prima un artigiano faceva la testa, poi uno specialista di costumi pensava a vestirle mentre una terza persona fabbricava gli arti ed il resto, infine si procedeva all’assemblaggio finale. Le bambole Kokeshi erano invece un prodotto dell’arte della tornitura giapponese, erano tipiche del Giappone settentrionale, di legno e senza arti. Oggi sono considerate espressione di arte popolare, ma in origine erano giocattoli per bambini che si tramandavano di generazione in generazione, essendo praticamente indistruttibili. Sicuramente il loro fascino era questo tramandarsi che non ha eguali nelle bambole moderne.

da www.nippon.it

                       

                                              


domenica, 25 maggio 2008

La solitudine è....

La solitudine è per lo spirito, ciò che il cibo è per il corpo.

Seneca

giuli_Japanese_Anemones

ricordando Fred Buscaglione


...VORREI !!!

giuli_Rose_noi 

Vorrei stare di fronte a te
e allacciare le mie dita alle tue
palmo contro palmo
occhi negli occhi
respiro nel respiro.

Vorrei sentire nelle braccia
scorrere la vita che è in te
fonderla con la mia.

Vorrei che le nostre mani
siano le radici che trattengono
i nostri desideri
per ingabbiare i sogni
e trasformarli in realtà.

Vorrei che la distanza
tra i nostri volti
si annullasse lentamente.

Vorrei appoggiare le mie labbra
alle tue
e chiudere gli occhi
e restare così
uniti
sotto il cielo della tua isola
che è il mondo che ci circonda.

paolo carbonaio

da Luigi


postato da: giuli1 alle ore 09:58 | link | commenti
categorie: poesia, amore, dedica
sabato, 24 maggio 2008

...Morir d'amore.

giuli_bouquet_rose
 
 
Per te vorrei
il coraggio d' un amante
l'ardire inquieto d'uno spasimante
i palpiti di un cuore innamorato
per sussurrarti
t'amo.
 
E ti offrirei
i colori d'un tramonto
la luce inargentata
della luna
un cielo immerso
nel silente oblìo 
bouquet di stelle
e tutto l'amor mio.
 
Col coraggio d'un amante
con un cuore innamorato
potrei dirti mia regina
mia sovrana mio tormento
mia dolcissima bambina
 
io ti voglio io ti bramo
ti desidero ti adoro
io ti amo si ti amo
 
Da te vorrei
il sorriso che hai negli occhi
le labbra per rubarti
mille baci
e ancora baci per rubare
al cuore
promesse e pegni
e lacrime d'amore.
 
Ma non posso
no non posso
Non conosco
né l'oblìo
né l'ardire d'un amante
 
non so amare né sognare
perchè in petto
non ho un cuore
non ho un cuore
per gioire
non ho un cuore
per soffrire
 
non ho un cuore
per morire
e vorrei morir d'amore
si d'amor
solo per te.
 
da un caro amico

postato da: giuli1 alle ore 10:31 | link | commenti (3)
categorie: varie, poesia, amore, pensiero, dedica
venerdì, 23 maggio 2008

...Il mio canto libero sei tu

In un mondo che
non ci vuole più
il mio canto libero sei tu
E l'immensità
si apre intorno a noi
al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
nasce in mezzo al pianto
e s'innalza altissimo e va
e vola sulle accuse della gente
a tutti i suoi retaggi indifferente
sorretto da un anelito d'amore
di vero amore
In un mondo che - Pietre un giorno case
prigioniero è - ricoperte dalle rose selvatiche
respiriamo liberi io e te - rivivono ci chiamano
E la verità - Boschi abbandonati
si offre nuda a noi e - perciò sopravvissuti vergini
e limpida è l'immagine - si aprono
ormai - ci abbracciano
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime
in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore
E riscopro te
dolce compagna che
non sai domandare ma sai
che ovunque andrai
al fianco tuo mi avrai
se tu lo vuoi
Pietre un giorno case
ricoperte dalle rose selvatiche
rivivono
ci chiamano
Boschi abbandonati
e perciò sopravvissuti vergini
si aprono
ci abbracciano
In un mondo che
prigioniero è
respiriamo liberi
io e te
E la verità
si offre nuda a noi
e limpida è l'immagine
ormai
Nuove sensazioni
giovani emozioni
si esprimono purissime
in noi
La veste dei fantasmi del passato
cadendo lascia il quadro immacolato
e s'alza un vento tiepido d'amore
di vero amore
e riscopro te


giovedì, 22 maggio 2008

...Trataka...ascoltare con gli occhi.

 
La parola Trataka in sanscrito  significa “fissare stabilmente una cosa”. È una tecnica di meditazone, purificazione e di ascolto attraverso gli occhi, praticata nello yoga ed anche nel reiki. Si esegue per convogliare prima lo sguardo e poi la mente su un punto preciso, escludendo tutto il resto. La pratica comporta un’attenzione costante su un punto prescelto con lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti, facendo attenzione a non  battere le ciglia. Questa potente tecnica,  se praticata regolarmente,  sviluppa il potere di concentrazione, migliora la memoria, permette di ottenere equilibrio, stabilità e quel tipo di consapevolezza di sé che nasce dall’assenza di pensieri, di immagini e di  tutto ciò che normalmente affolla la  mente. Inoltre corregge i difetti della vista, allevia l'insonnia, elimina i problemi ed i pensieri repressi. Grazie a questo metodo, si genera un flusso continuo di energia che, nel tempo, diventa alimento e ristoro per le attività mentali. L’oggetto dello sguardo può essere sia esterno al proprio corpo (si parla di Bahir Trataka) sia interno (Antar Trataka). La concentrazione “intermedia” si ottiene tramite la persistenza visiva di un’immagine. Si tratta di fissare, senza battere le palpebre, una candela collocata all'altezza del viso e ad una distanza conveniente, fino a che la coscienza sarà totalmente concentrata sulla fiamma della candela e non si avrà più la consapevolezza del corpo fisico. Se la mente inizia a vagare, la si riporta dolcemente sulla pratica. Alla fine della meditazione si ripete internamente questo pensiero: “Al centro del mio essere brilla una luce che guarisce”. Si può anche fissare un punto o un’immagine, invece della candela.
Questa tecnica è utile anche per l'esercizio al controllo metodico del passaggio tra lo stato di veglia e quello di sonno, imparando a cogliere il vuoto che esiste nel passaggio. Negli intervalli che spesso passano inosservati tra due periodi di una sequenza, tra due pensieri, tra due respiri, tra due attimi, lì dove esiste sempre una pausa o un silenzio brilla la coscienza indifferenziata. 
Si tratta, comunque, sempre "di un viaggio verso l’interno", di un tempo di unione all’oggetto e di un ritorno all’esterno.
L'abitudine a guardare fissamente il fuoco risale a tempi antichissimi. 
I guaritori ed i sensitivi, in particolare, hanno spesso utilizzato questo metodo per avere accesso al regno della psiche.

martedì, 20 maggio 2008

...Averti addosso!!!

Se non so dire cosa sento dentro
come un cieco, come un sordo
se non so fare quel che si deve fare
come una scimmia, come un gatto
se non so amare, come si deve amare
come un bambino, come un cretino
se non so dare come una tasca vuota
come un problema ormai risolto

Averti addosso sì, come una camicia
come un cappotto, come una tasca piena
come un bottone, come una foglia morta
come un rimpianto
averti addosso, come le mie mani
come un colore, come la mia voce
la mia stanchezza, come una gioia nuova
come un regalo

e se il mio cuore vuole essere una bocca
che ti cerca e che t’inghiotte
così, così mi porto dentro la tua vita
questa canzone mai finita

averti addosso sì, come una camicia
come un cappotto, come una tasca piena
come un bottone, come una foglia morta
come un rimpianto
averti addosso, come le mie mani
come un colore, come la mia voce
la mia stanchezza, come una gioia nuova
come un regalo

Averti addosso come la mia estate di San Martino
come una ruga nuova, come un sorriso
come un indizio falso, come una colpa
averti addosso come un giorno di sole a metà di maggio
che scalda la tua pelle, ti scioglie il cuore
e ti da la forza di ricominciare
averti addosso, averti insieme
e stare insieme, volerti bene

averti addosso, averti insieme
restare insieme, volerti bene...

di Gino Paoli


domenica, 18 maggio 2008

...riflessioni della domenica sera!

"Scava dentro di te; lì c'è la fonte del bene, e può zampillare inesauribile, se continuerai a scavare."  Marco Aurelio 

"L'illuminazione non è una ricerca; è una comprensione. Non è il risultato! È la natura stessa della vita. La vita, così com'è è illuminata. Non c'è bisogno di aggiungerci nulla, né di migliorarla. La vita è già perfetta." Osho, Tao, I tre tesori, vol III