...le cose si scoprono, si conoscono, solo grazie all'osservazione.
vivo consapevolmente ogni attimo
Paola Curagi

Prova d'amore
C'era una volta un re che aveva una figlia ammirata da tutti per la sua bellezza e bontà.
Molti venivano a offrirle gioielli, stoffe preziose, noci di kola, sperando d'averla come sposa. Ma la giovane non sapeva decidersi.
- A chi mi concederai? - chiese a suo padre.
- Non so - disse il padre - Lascio scegliere a te: sono sicuro che tu, giudiziosa come sei, farai la scelta migliore.
- Facciamo così - propose la giovane - Tu fai sapere che sono stata morsa da un serpente velenoso e sono morta. I membri della famiglia reale prenderanno il lutto. Suoneranno i tam-tam dei funerali e cominceranno le danze funebri. Vedremo cosa succederà.
Il re, sorpreso e un po' controvoglia, accettò.

La triste notizia si diffuse come un fulmine. Nei villaggi fu un gran parlare sottomesso, spari di fucile rintronavano in segno di dolore, mentre le donne anziane, alla porta della stanza mortuaria, sgranavano le loro tristi melopee. Ed ecco arrivare anche i pretendenti della principessa. Si presentarono al re e pretesero la restituzione dei beni donati.
- Giacché tua figlia è morta, rendimi i miei gioielli, le stoffe preziose, le noci di kola.
Il re accontentò tutti, nauseato da un simile comportamento. Capì allora quanto sua figlia fosse prudente.

Per ultimo si presentò un giovanotto, povero, come appariva dagli abiti dimessi che indossava.
Con le lacrime agli occhi egli disse:
-O re, ho sentito la dolorosa notizia e non so come rassegnarmi. Porto queste stoffe per colei che tanto amavo segretamente. Non mi ritenevo degno di lei. Desidero che anche nella tomba lei sia sempre la più bella di tutte. Metti accanto a lei anche queste noci di kola perché le diano forza nel grande viaggio.-
Il re fu commosso fino al profondo del cuore. Si presentò alla folla, fece tacere ogni clamore e annunciò a gran voce:
- Vi do una grande notizia: mia figlia non è morta. Ha voluto mettere alla prova l'amore dei suoi pretendenti. Ora so chi ama davvero e profondamente mia figlia. E' questo giovane! E' povero ma sincero.-

Dopo qualche tempo si celebrarono le nozze con la più bella festa mai vista a memoria d'uomo.
I vecchi pretendenti non c'erano e non si fecero più vedere
Ciao giuli1
Brunilde: da Walkiria a donna
La storia di Brunilde è l’esatto contrario del tema gioioso della resurrezione. Brunilde, infatti, da Walchiria diventa donna, da dea dotata di vita eterna viene precipitata nel mondo degli uomini: cosi vuole Wotan (o Ovidio che dir si voglia) il padre che pure l’ama di amore intenso, costretto a punirla per la sua disobbedienza. Eppure Brunilde ha disobbedito a Wotan per amore, spinta ad agire da una motivazione di alto spessore affettivo: la compassione per Sigmund e per il grande bene di questi verso Siglinda che porta in grembo un figlio, il futuro Sigfrido. Brunilde prova “qualcosa di strano, di nuovo, ma di grande e sacro” che la spinge alla pietà. Wotan è disperato, poichè la sua Brunilde, la figlia adorata non ha rispettato i suoi ordini e si sente costretto a punirla: Brunilde non sarà più una Walchiria dotata di immortalità e potere ma una semplice donna costretta a ubbidire al marito e a patire le sofferenze del vivere, tra cui la morte, lei che tante volte ha accompagnato i guerrieri nella Whallah. Brunilde scongiura Wotan di risparmiarla; egli, disperato, l’accarezza dolce con la consapevolezza di farlo per l’ultima volta: immersa in un sonno profondo, dentro ad un cerchio di fuoco, la fanciulla si risveglierà un giorno donna, pronta cioè all’amore di un essere umano. Un solo dono Wotan le concede, di essere amata dall’eroe più forte della Terra.Il risveglio
Sigfrido si guardò intorno, curioso. Ed ecco che, ai piedi di un abete, scorse un cavallo bianco, prostrato nel sonno. Più lontano, qualcosa luccicava ai raggi sottili che scendevano tra i rami.
Si avvicinò, e credette di vedere la figura di un guerriero coricato, con l’elmo calato sul viso e il corpo coperto da un grandissimo scudo. Sollevò lo scudo; il corpo era coperto da una corazza lucente, d’acciaio. Alzò la visiera: apparve il giovane viso di una donna addormentata. Sganciò l’elmo, e un’onda di biondi capelli inanellati si riversò ai lati del viso. Cercò ancora di slacciare la corazza, e siccome non vi riusciva, con la spada delicatamente ne recise le cinghie; la corazza si aperse, e davanti ai suoi occhi apparve Brunilde, raccolta nel suo bianco abito femminile.
Sigfrido balzò in piedi, quasi spaventato.
-Com’è bella! Com’è bella! Ma ora cosa faccio? Come svegliarla? Aprirà gli occhi?

serpente o il cammello, le onde del mare, la forma della luna o del cerchio-uovo primordiale, movimenti che ricordano il parto o l’atto sessuale. Nella danza della fertilità (praticata da giovani donne che ballavano in onore della Dea Madre per affrontare i dolori e i segreti della maternità) ritroviamo i particolari movimenti dei fianchi che contraddistinguono la danza del ventre e lo shimmy o rasha, la particolare vibrazione del bacino. Successivamente con l’affermarsi delle culture patriarcali si distinse in danza laica, organizzata nelle celebrazioni a carattere sociale come nozze, banchetti ed anche feste dedicate al ricordo dei morti generalmente in onore di alcuni Dei; danza popolare o civile, che si celebrava generalmente nei palazzi o nelle case ed era eseguita da gruppi di ballerini di ambo i sessi che erano alle dipendenze dei Signori degli Alcazar (palazzi fortificati). Pur essendo stata praticata a livello popolare, la danza del ventre ebbe varianti raffinate nei secoli X e XI e durante il periodo ottomano, fino all’800. Dopo tale data subì un lento declino, che la condusse, in seguito a influenze occidentali, a forme di danza impoverite e distorte. È probabile che lo sfaldamento delle comunità rurali abbia contribuito direttamente a questa fase involutiva.Nel MedioEvo donne di “straordinaria bellezza” venivano acquistate al mercato degli schiavi o venivano rapite come bottino di guerra. Tra le schiave (Indo, Turche, Etiopi, Armene, etc.) che venivano portate nei palazzi di uomini potenti (Califfi, Sultani e ricchi mercanti) alcune si dedicavano al canto ed al ballo ed altre, le meno fortunate, ai lavori domestici. Il padrone dell’harem le affidava ad esperti maestri che loro insegnavano a cantare, a ballare, a recitare poesie, a suonare strumenti musicali ed anche a conoscere la medicina, l’astronomia ed altre scienze indispensabili in quel periodo.
Le schiave-ballerine più esperte godevano di maggiore libertà, ed erano ammesse a competere con musicisti e poeti nelle grandi feste organizzate nei palazzi che duravano anche tutta la notte. Si racconta che intrattenevano gli ospiti ballando e cantando e, a volte, prendevano le spade dei guardiani, se le sistemavano sopra la testa e continuavano a danzare al suono degli zagat. In altre occasioni ballavano con un vaso sulla testa, come è mostrato da disegni di pittori orientali. Durante queste feste alle altre donne del palazzo non era permesso assistere agli spettacoli. Potevano solo sbirciare da dietro le persiane chiuse attraverso piccole aperture del pannello di legno intagliato. Quando le schiave finivano lo spettacolo per gli uomini si recavano nella zona delle donne-mogli, l' Harem, di solito situato nei piani superiori del palazzo dove agli uomini non era permesso entrare, harem significa infatti “proibito” ed erano gli appartamenti riservati alle donne. All'interno di esso venivano condivise le gioie della danza con le altre donne. L’influenza delle schiave si rinforzò poco a poco grazie alle loro capacità intellettuali e professionali. Molte di loro riuscirono ad impadronirsi di mente e sensi dei loro padroni tramite un intenso scambio verbale, in cui veniva usato corpo e cervello. Per poter progredire nella scala sociale le schiave si resero competitive nelle arti e nelle scienze ed ebbero un ruolo decisivo nel mantenimento e, allo stesso tempo, nell’evoluzione della danza del ventre: aggiunsero quegli elementi che caratterizzavano le loro diverse culture.
La tradizione La danza del ventre al giorno d'oggi è una forma di intrattenimento, ma i benefici che apporta sono sempre gli stessi, a patto di impararne bene i movimenti. Ventre e fianchi sono i più allenati nella danza: parti del corpo esaltate dalla cultura orientale per il loro potere generativo e sensuale. Infatti, i movimenti richiamano quelli della fecondazione e del parto e hanno un effetto salutare su tutto l'apparato genitale femminile. Ma il ritmico roteare dei fianchi, l'oscillazione dell'addome e la torsione del tronco hanno anche altri effetti benefici: rilassano il bacino e i suoi organi interni migliorandone la circolazione e irrobustiscono la muscolatura dorsale mantenendola elastica, tanto da venire raccomandati per il trattamento di dolori lombari, scoliosi, lordosi e cifosi. Inoltre i fianchi si assottigliano, le gambe si rinforzano e il modo di muoversi acquisisce sicurezza. Non esiste una coreografia precisa, perciò la danzatrice è libera di improvvisare a seconda dei sentimenti che prova. Dolcezza, rabbia, gioia o malinconia vengono così espressi con i movimenti più chiaramente di quanto non si fa a parole. E' un ottimo esercizio sia per ottenere un buon equilibrio neuro-muscolare che per ricominciare a prendere coscienza del proprio corpo nonché della propria femminilità.

La danza con il bastone La danza con il bastone in arabo "raks el assaya", è uno stile originario dell'alto Egitto, ispirato ad un ballo tradizionale degli uomini egiziani che in passato utilizzavano il bastone per camminare e per difendersi. La delicatezza e la femminilità sono i principali fattori che differenziano lo stile eseguito dalle donne con quello eseguito dagli uomini. La danzatrice dimostra tutta la sua abilità nel muovere il bastone orizzontalmente, verticalmente e trasversalmente, sempre in armonia con i movimenti del corpo. Per interpretare la danza con il bastone si utilizza un ritmo che si chiama saidi e come il baladi viene eseguito con la "galabeya" e con la fascia sui fianchi. Attualmente questa danza è un elemento caratteristico del folclore egiziano, dà grande entusiasmo ed allegria a chi la esegue.
La danza con la spada In arabo "raks al sayf", è una danza molto particolare, in cui la danzatrice deve eseguire una serie di movimenti delicati e sinuosi tenendo la spada in equilibrio sulla propria testa. Richiede una grande abilità e concentrazione.
La danza con il candelabro In arabo "raks el shamadan" proviene dall' antico rito del matrimonio egiziano, in cui la danzatrice precede il corteo nuziale con un candelabro acceso sopra la testa per proteggere e illuminare il cammino dei futuri sposi. Viene eseguita su un ritmo lento, anche questo stile richiede una grande abilità. È uno spettacolo magnifico che si può ammirare anche nei vari locali arabi.
La danza con i cimbali I sagat sono uno degli innumerevoli strumenti arabi, e uno dei più antichi, nasce in Egitto circa tremila anni fa; sono 4 piattini di metallo che si mettono sul pollice e sul dito medio di entrambe le mani. È necessario che la danzatrice conosca i vari ritmi della musica araba per poter ballare e suonare a tempo di musica, viene utilizzato sui seguenti ritmi: saidi, maqsoum, samai, fallahi, Karachi, malfouf e zar.
L'abbigliamento è composto da un abito lungo molto lavorato che si chiama "galabeya", da una fascia di monetine o perline sui fianchi per accentuarne i movimenti e da un foulard o un velo come copricapo.

Ovunque Proteggi
Non dormo, ho gli occhi aperti per te.
Guardo fuori e guardo intorno.
Com'è gonfia la strada
di polvere e vento nel viale del ritorno...
Quando arrivi, quando verrai per me
guarda l'angolo del cielo
dov'è scritto il tuo nome,
è scritto nel ferro
nel cerchio di un anello...
E ancora mi innamora
e mi fa sospirare così.
Adesso e per quando tornerà l'incanto.
E se mi trovi stanco,
e se mi trovi spento,
sei meglio già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me.
I vecchi già lo sanno il perché,
e anche gli alberghi tristi,
che il troppo è per poco e non basta ancora
ed è una volta sola.
E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l'incanto.
L'incanto di te...
di te vicino a me.
Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore,
freddo nel sole
e non bastan le parole.
Mi spiace se ho peccato,
mi spiace se ho sbagliato.
Se non ci sono stato,
se non sono tornato.
Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore,
adesso e per quando tornerà il tempo...
Il tempo per partire,
il tempo di restare,
il tempo di lasciare,
il tempo di abbracciare.
In ricchezza e in fortuna,
in pena e in povertà,
nella gioia e nel clamore,
nel lutto e nel dolore,
nel freddo e nel sole,
nel sonno e nell'amore.
Ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore.
Ovunque proteggi, proteggimi nel male.
Ovunque proteggi la grazie del tuo cuore.

Due Parole
Questa notte all’orecchio m’hai detto due parole.
Due parole stanche
d’esser dette. Parole
così vecchie da esser nuove.
Parole così dolci che la luna che andava
trapelando dai rami
mi si fermò alla bocca. Così dolci parole
che una formica passa sul mio collo e non oso
muovermi per cacciarla.
Così dolci parole
che, senza voler, dico: "Com’è bella la vita!"
Così dolci e miti
che il mio corpo è asperso di oli profumati.
Così dolci e belle
che, nervose, le dita
si levano al cielo sforbiciando.
Oh, le dita vorrebbero
recidere stelle
ciao giuli

PAROLE PAROLE
Cara, cosa mi succede stasera, ti guardo ed è come la prima volta
Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei
Non vorrei parlare
Cosa sei
Ma tu sei la frase d’amore cominciata e mai finita
Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai
Tu sei il mio ieri, il mio oggi
Proprio mai
È il mio sempre, inquietudine
Adesso ormai ci puoi provare/ chiamami tormento dai, hai visto mai
Tu sei come il vento che porta i violini e le rose
Caramelle non ne voglio più
Certe volte non ti capisco
Le rose e violini/ questa sera raccontali a un’altra,
violini e rose li posso sentire/ quando la cosa mi va se mi va,
quando è il momento/ e dopo si vedrà
Una parola ancora
Parole, parole, parole
Ascoltami
Parole, parole, parole
Ti prego
Parole, parole, parole
Io ti giuro
Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi
Ecco il mio destino, parlarti, parlarti come la prima volta
Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei,
No, non dire nulla, c’è la notte che parla
Cosa sei
La romantica notte
Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai
Tu sei il mio sogno proibito
Proprio mai
È vero, speranza
Nessuno più ti può fermare/ chiamami passione dai, hai visto mai
Si spegne nei tuoi occhi la luna e si accendono i grilli
Caramelle non ne voglio più
Se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti
La luna ed i grilli/ normalmente mi tengono sveglia/
mentre io voglio dormire e sognare/ l’uomo che a volte c’è in te quando c’è/
che parla meno/ ma può piacere a me
Una parola ancora
Parole, parole, parole
Ascoltami
Parole, parole, parole
Ti prego
Parole, parole, parole
Io ti giuro
Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi
Che cosa sei
Parole, parole, parole
Che cosa sei
Parole, parole, parole
Che cosa sei
Parole, parole, parole
Che cosa sei
Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi
Chiosso - Del Re - Ferrio
(1971)

“Odora, tocca, senti la brezza e i raggi del Sole. Osserva la Luna. E diventa un semplice specchio d’acqua silente che osserva, allora la Luna sarà riflessa in te con un’incredibile bellezza. Muoviti nella vita osservando continuamente… Se ti renderai conto che ti sei dimenticato di osservare, non rammaricartene, non dispiacertene… per milioni di vite non hai mai provato ad osservare… per milioni di vite non sei mai stato consapevole.”
Osho ha dedicato la vita allo studio dell’uomo e della sua struttura di condizionamenti e identificazioni. Suo obiettivo principale è stato il risveglio della consapevolezza, in grado di aprire alla vita l’uomo contemporaneo.
Di se stesso egli ha detto:
“Non sono affatto interessato a convertire qualcuno a una mia ideologia, non ne ho alcuna. Inoltre, io credo che lo sforzo stesso di convertire qualcuno sia una violenza, sia un interferire nell’individualità altrui, nella sua unicità, nella sua libertà”.
(da Consapevolezza…Osho)

DANZA PROIBITA
Ti muovi
davanti a questo tempio
raccogliendo tutto il desiderio
che sale ai tuoi fianchi,
scioglie le tue montagne
e t'abbandoni alla terra
che t'ha offerto la vita.
Sposti i tuoi lineamenti
e gli occhi smarriscono
il tempo necessario
per fermare un secondo
della tua immagine,
un istante del tuo corpo
sinuoso e vibrante
sensibile e beffardo
e t'agiti al cielo e al vento
danzando paurosamente
nella mia mente.
Salgo fino a te
raggiungo il tuo corpo
e questa danza ora diventa
e tu non sei
che la mia anima
e i tuoi sensi
la mia vertigine
e nelle tue labbra
la mia volontà di vivere.
Renato Milleri (Remil)
